Lui lei Lui

Lui lei Lui

 “ Una sceneggiatura in Rosa … molto Rosa .. ”

LEI

l u i                           l u i

di

Roberta Ramacciotti

 

Tutte le persone, i nomi, i fatti, le cose e gli oggetti, descritti in questo romanzo, sono pure creazioni della mia fantasia

    

Dedicato:

a mia figlia per donarle il racconto di una donna …

un volto tra la folla,

a mio marito che teneramente amo,

a mia madre che mi ha “ permesso ” di essere quello che sono …..

                                   grazie

Una poesia, rare e preziose parole raccolte in poche righe: una canzone, piccole note appuntate su di un pentagramma che nei pensieri occupano lo spazio immenso del cielo, del mare, la grandezza delle montagne, la purezza della neve, il respiro infinito della vita ….

 

 

Roberta Ramacciotti

 

 

 

 

 

 

Flash

 

Cincinnato – Agosto 2009 – Cena

 Mentre attraverso il salone con i vassoi in mano, osservo, da dietro i vetri del finestrone, Marco in giardino che chiacchiera e sorride con i miei invitati, non mi può scorgere, perché dentro sono al buio.

E’ come vedere un video che ti piace!

Poi guardo i fiori in vaso che ho posato sul tavolino basso, sorrido, perché sono un suo dono.

Mi chiedo: cosa avrà pensato mentre li sceglieva? Mi avrà associato al loro odore, ai loro colori?

Allora vado ai ricordi dell’anno appena trascorso … al nostro primo incontro a Cortona, durante una mia settimana di ferie …

Capitolo 1

Cortona – Week-end Ottobre 2008

C’è sempre un lui che ….

… Alle ore X, di “ un giorno qualsiasi ” di una fredda e limpida giornata di novembre, nell’antichissima città Etrusca di Cortona, il sole stava regalando un bel tramonto rosso fuoco. Una magica luce rosata galleggiava fra le persone e le cose rendendo quasi irreale ed unico quel luogo.

Stavo prendendo un aperitivo nel loggiato del Teatro Signorelli insieme ad un gruppo di conoscenti, tutte persone piacevoli con cui condividevo spesso conversazioni gradevoli e rigeneranti.

Ero stanca per il tanto lavoro svolto nella settimana passata a Roma, ma in quel momento ero finalmente rilassata e vogliosa di godermi alcuni giorni di ferie.

Respiravo un’aria diversa dalla città, questa era fredda e più profumata di pane, di terra, di carne, di acqua e di stalle. In Toscana dicono:” i puzzi!”

Dalla posizione dove ero seduta potevo ammirare la bella parete di Palazzo Casali decorata con gli stemmi consumati in pietra serena degli antichi Comandanti di Cortona. Era ferma nel tempo. Con gli occhi percorrevo i contorni delle loro forme e mi divertiva riconoscere i caratteri araldici ancora in parte presenti: le conchiglie, le torri, le palle, le croci …

Storie vissute di condottieri duri ed impavidi, di glorie e sconfitte, di alleanze e tradimenti.

***

Intanto in un altro punto della città, dopo aver faticosamente parcheggiato la sua vecchia Jaguar verde bosco, Marco si stava dirigendo a piedi verso il centro del paese.

Era arrivato da meno di un’ora da Firenze, per trascorrere il week-end nella sua residenza del Torreone.

Le donne che lo incrociavano nei vicoli rimanevano inevitabilmente attratte dalla sua presenza. Era decisamente un bell’uomo.

Lui ne era consapevole, ma questo potere non gli aveva mai dato alla testa.

Non era vanitoso, era di animo gentile e rispondeva agli “ammiccamenti” delle signore con simpatici sorrisi, tali da provocare, nelle “ ben capitate ”, deliri fantasiosi!

In quel momento era stanco, si sarebbe buttato sull’amaca del giardino di casa ad aspettare un cenno della sua governante per cenare, ma il giorno prima aveva sentito un amico che non vedeva da tempo, con il quale organizzava le battute al cinghiale, un vero appello primitivo per gli uomini della regione toscana, così non aveva resistito al suo richiamo!

Avrebbero programmato un’uscita per il giorno seguente per catturare un esemplare di un quintale avvistato nelle zone del Camposanto, che stava razziando orti e vigneti.

Così, passo dopo passo, si ritrovò al solito tavolo per salutare gli amici e, per lui, era come essere già a casa!

***

Io, nello stesso luogo, mi gustavo il fascino del posto.

D’un tratto mi veniva presentato un uomo e le mie fredde dita venivano circondate da una forte e calda mano. Una sensazione piacevole stava invadendo la mia persona.

Alzai lo sguardo e quell’istintivo gesto mi restituì il più bello dei sorrisi.

<< Piacere: Marco Medici >>

Ebbi subito la sensazione che il contatto delle nostre mani ci restituiva un qualcosa di particolarmente intimo che non sono riuscita subito a decifrare, erano come fatte della stessa pelle e non avvertivo più i confini dell’una con l’altra.

sarà mai questa la fusione?”.

<< Piacere, Valentina Valli >>

Lui aveva uno sguardo scanzonato, di quelli che gli attori dei fotoromanzi provano per ore dinanzi allo specchio. Era irresistibile!

ma che bello, ma chi era, perché non lo avevo mai incontrato?”.

Mi è sempre risultato piacevole conoscere persone nuove e di solito sono sempre stata pronta ad accogliere con un sorriso gli sconosciuti, ma in quel momento, dovevo avere sicuramente un’espressione di curiosa sorpresa e, mentre i nostri sguardi s’incrociavano, riconobbi in me il classico colpo di fulmine!

Nel frattempo Duccio, un amico comune, si alzò e liberò la sedia accanto alla mia.

Intanto mi esaminavo dalla testa ai piedi:

“ la gonna mi lasciava le ginocchia scoperte al punto giusto? o era eccessivamente corta? forse ero troppo spettinata? Il fondotinta a quest’ora doveva essersi consumato, temevo che si notassero troppo le mie orrende macchie sul viso, magari avevo addirittura un colore mortaccino!”

Così dopo questi deliranti esami, riposavo nuovamente lo sguardo su di lui: il colore delle sue iridi erano miele dorato ed in quel momento erano cangianti, dovevano essere di quelle che cambiavano a seconda dell’umore e che riflettevano il colore del cielo. Naso dritto e bocca carnosa al punto giusto. Gli occhi di Marco erano circondati da bellissime e rassicuranti rughette, che chissà perché a loro donano e ne aumentano il fascino mentre a noi donne inesorabilmente invecchiano. Tutto in lui risultava in armonia.

Mi accorsi di avere il suo sguardo su di me ed ebbi un moto di panico, quasi un senso di soffocamento!

Mi sentivo come avvolta in un abbraccio immaginario e sentivo un brivido d’eccitazione.

Ero così felice!

Come si possono fondere in un attimo una miriade di cause e di effetti e procurare una sensazione di pura gioia?!

Per qualche motivo, che non sapevo ancora riconoscere, avvertivo che la Valentina di qualche secondo prima non c’era più, era come passata in una nuova esistenza.

Marco mi sorrideva e dalla sua espressione, intanto mi illudevo che il suo sguardo fosse di completa ammirazione nei miei confronti.

***

Marco osservava la donna che gli era stata presentata da Duccio.

Era un Puffo di donna tutta pepe, con delle grosse tette.

Doveva essere un tipo sportivo perché possedeva delle belle gambe, aveva un portamento eretto, ma quello che lo colpiva di più in lei, era il suo genuino impaccio. Era arrossita come un’adolescente nel momento delle presentazioni.

Gli sembrava impossibile che potesse accadere “al giorno d’oggi” ed alla sua età.

Pensava quanto fosse sempre più difficile incontrare uno sguardo diretto, un sorriso spontaneo, ed avvertire direttamente dalle sue mani, il piccolo fremito, di una timidezza abilmente tenuta nascosta.

Il sorriso di Valentina gli restituì un soffio d’aria fresca.

Era da sempre abituato ad accettare i complimenti dalle donne alle quali veniva presentato, anche i più silenziosi ed inconsapevoli. Era un bravo medico con una forte predisposizione per la psichiatria, anche se poi, aveva deciso per la chirurgia.

Per fortuna aveva raggiunto l’età della saggezza che gli evitava di assumere il classico atteggiamento compiaciuto del “Gallo nel Pollaio”.

Intanto le chiacchiere si moltiplicavano fra il gruppo di amici e la Titti aveva preso da tutti le ordinazioni.

Era seduto proprio accanto alla nuova signora, non ricordava più che nome avesse, sarebbe stato attento a come gli altri l’avrebbero chiamata, comprendeva che ci sarebbe rimasta male se le avesse chiesto nuovamente il suo nome.

Non si spiegava da dove gli venissero quelle certezze e non pensava che fosse permalosa, ma la limpidezza che donava alle persone che le stavano accanto, meritava un sensibile ascolto.

Intanto era giunta la Titti con i suoi aperitivi che serviva con tanta grazia, crostoni toscani da lei espressamente preparati.

Si ritrovarono tutti sorridenti intorno al tavolo, avevano l’acquolina in bocca e qualcuno esclamò:

<< brindiamo, al week-end appena iniziato! >>

***

Nel frattempo, con far disinvolto, intrecciavo leggere conversazioni nascondendo l’inaspettato turbamento.

Dovetti rammentare solo in seguito, della capacità di Marco di intuire la situazione: pendevo letteralmente dalle sue labbra, ma, a mie spese, lo imparai quando fu troppo tardi!

Mentre intorno a me proseguiva il carosello di parole, sospiri, bocche, mani, odori e sapori, io galleggiavo in quella strana sensazione che si avverte quando ti sembra di rivivere un momento vissuto inconsciamente ma che in realtà forse non hai mai vissuto, o come quando arrivi in un luogo che riconosci ma, per certo, sai di non esserci mai stata.

Pensai che forse, in un’altra vita, fossimo già vissuti come marito e moglie!

Nei più segreti meandri della mia mente la fantasia viaggiava oramai senza freni inibitori.

Avevo di fronte un uomo decisamente affascinante.

Era sexy, tremendamente sexy, dannatamente sexy, da lui ci avresti potuto “tirar fuori” altri 3 uomini lo stesso “niente male!”

Infatti, data la regione in cui era nato, assimilavo la sua bellezza a quella scultorea del Davide di Michelangelo.

Dopo pochi istanti, avevo già desiderio di sentire sulla mia pelle quelle mani dalle lunghe dita da pianista donarmi carezze …. tante dolci tenerezze … invece le mie erano come impossessate da una scandalosa voglia di posarsi sui suoi glutei per sentirne la compattezza.

Osservavo la sua bocca morbida che contrastava con la ricrescita di una barba alla Mickey Rourke e già avvertivo il desiderio di sentirla strusciarsi sui miei capezzoli …

ma … “cosa vado fantasticando!”

Di questi pensieri, noi donne siamo capaci di elaborarli anche nella piena ricerca dei centesimi nel borsellino, presso una cassa di supermercato con dietro una coda di persone borbottanti e minacciose!

Meditavo sulla reazione che avevo avuto per Marco. Era stata entusiasmante ed inaspettata perchè pensavo di aver riposto nel cassetto da tempo la mia sensualità.

Ma potevo star tranquilla perché mi sarebbe passata di lì a poco …. avrei tenuto tutto sotto controllo:

“sono forte io!”

… ma … come mi sbagliavo!.. ma … ancora, non lo potevo sapere …

Capitolo 2

 

Cincinnato – Agosto 2009

Una porzione di cielo per me è la libertà che diventa realtà … spesso la guardo!

 

Litorale di Anzio, ora di cena: respiro i profumi della notte. Sorseggio un prosecco ghiacciato da una coppa, sprofondata in una comodissima poltrona, sotto un portico moresco di un’elegante villa bianca.

Sono vestita con un lungo abito di seta beige che mi lascia scoperte le spalle e fa risaltare la mia abbronzatura.

Mi rendo conto che dall’esterno posso apparire come il personaggio di una fiction televisiva: raffinata, vestita alla moda, ingioiellata, in una casa da sogno.

Ma tutto ciò non ha mai condizionato la mia vita ed io, che mi conosco bene, so di potermi definire “genuina” in qualsiasi situazione.

E’ una serata bellissima, il cielo è limpido e sembra che le stelle si siano moltiplicate.

Ancora non è apparsa la luna, ma per quando saranno giunti tutti gli invitati, si vedrà proprio al centro del viale che conduce alla villa di mia madre ed illuminerà un giardino che racchiuderà affascinanti atmosfere.

Una leggenda familiare, piena di tanta ironia, narra che i miei genitori abbiano concepito il progetto della costruzione in funzione del percorso notturno del pallido satellite.

Dopo tanti anni di vita vissuta, posso affermare che questa casa è magica, perché in essa c’è sempre stato tanto calore umano.

Di giorno il parco risulta curato con il suo prato all’inglese e gli alberi ad alto fusto offrono frescura ed ombra nelle calde ore centrali del giorno, mentre le siepi di oleandri, azalee, ortensie e ibiscus arredano con i loro colori la parte perimetrale.

Il vialetto divide il terreno in due zone, c’è quella dedicata alla piscina che appare più come un laghetto perché è circondata da rocce e piante fiorite, ed è sovrastata da un’altissima palma, si scorge anche un romantico pozzo con i ferri battuti lavorati con arricciature spagnoleggianti.

Dalla parte opposta, un cedro del libano fa da padrone al centro del prato, ma una palma, da me piantata una ventina di anni fa, rischia di rubargli la scena, il mio mitico pollice verde!

Non manca un’amaca in corda, sospesa fra due querce, vicino ad una piccola scogliera abbellita di piante ornamentali multicolori.

Di giorno, nelle ore più afose, ce la litighiamo in famiglia, perché è in una zona del prato sempre ventilata.

La casa è stata costruita dai miei genitori alla fine degli anni ‘60 e raccoglie i ricordi più significativi della mia vita.

Il mio babbo, venuto a mancare molti anni fa, proprio in questi luoghi, ancora è presente nei nostri cuori, e credo che tutti noi, ogni volta che rivolgiamo a mia madre i complimenti per come ci ospita, automaticamente associamo un pensiero di ringraziamento anche a lui.

Gran parte degli stessi amici che ci raggiungeranno per cena, fanno anche loro parte della storia di questa casa, ci siamo cresciuti dentro insieme, fra feste, balli, pizze e salsicce alla brace.

Tale è la confidenza che hanno con essa, tanto da averla presa a secchiate d’acqua nei passati “10 agosto” dedicati alla celebrazione di “san secchione”, una ricorrenza inventata 40 anni fa dalla nostra stessa comitiva, ed ancora festeggiata nella zona, (tutto quando i miei erano al lavoro e “felicemente” ignari di tali battaglie!).

La vista di mia figlia che mi appare mi distoglie dalle mie nostalgiche riflessioni.

Lei mi viene incontro prima di uscire:

<< ciao mamma! >>

che bello niente mami o ma, solo mamma!” e due grossi baci mi accarezzano le guance.

che labbra morbide che ha!”

<< ciao piccola >> “ nonostante abbia superato i venti anni di età

<< che fai di bello? Torni per il gelato? Comunque non fare tardi! >> Le solite raccomandazioni da mamma italiana alle quali non sappiamo proprio sottrarci!

<< mamma che palle! >> ma mi sorride … ”ecco adesso la riconosco!”

Fuori mostro la faccia incupita, ma dentro sono sempre divertita dalla sua voglia di combattermi, perché penso, che si ha voglia di farlo, solo per le persone che si amano, perciò prendo la sua esclamazione come una dichiarazione d’amore filiale.

Mentre Giulia si allontana abbracciando il suo borsone, mi urla quasi dal cancello:

<< tra un po’ tornerò, sarò a cena e papi mi ha detto di dirti che è sotto la doccia, ma presto ti raggiungerà! >>

“figuriamoci! Si attarderà sopra fino all’ultimo secondo pur di faticare il meno possibile!”

La vedo andar via con la sua andatura sportiva, possiede un’innata eleganza anche ora che indossa jeans e maglietta. In assoluto è la cosa migliore che mi sia riuscita e m’inebrio di questa felicità.

Respiro profondamente immersa in mille indefinibili profumi. Odoro di buono, mi sono appena fatta la doccia con un nuovo olio alla lavanda e mi annuso da sola compiaciuta del risultato.

Dalle macchie di verde del giardino arrivano gli odori dei fiori.

”Oddio c’è la lasagna al forno! è ora di spengerlo!”

La mia famiglia mi giudica come un’ottima cuoca, in più, lo ammetto, mi piace preparare con eleganza la tavola, perché sarà lo scenario che offrirò ai miei commensali e mi gratifica sempre regalare qualcosa che esce dalla mia anima come una dolce coccola.

Raccolgo i fiori, dispongo delle conchiglie su una tovaglia di pizzo se sarà servito del pesce, compongo degli appetitosi cestini con tanti tipi di pane e preparo degli accoglienti disegni geometrici sul tavolo con l’ordine dei bicchieri e delle posate ed a tutto non mancheranno mai le candele accese.

Nell’immensa cucina rustica è tutto organizzato fin nei minimi dettagli, gli aperitivi sono disposti sui vassoi e saranno serviti nel portico, gli antipasti, invece, sono già sulla tavola nella terrazza adiacente la cucina.

E’ una casa piena di vetrate che rendono impalpabili i confini con il giardino che la circonda.

Sono in gran forma e mi sento veramente bene.

Il mio nome è Valentina Valli, ho 50 anni, di statura sono bassa, tutta curve e, nonostante viva in una società che “sponsorizza l’anoressia” non mi manca l’ammirazione di molti uomini, persino di quelli giovani.

Vivo con entusiasmo tutte le mie attività, anche le più banali.

Nell’azienda dove lavoro, risulto una risorsa paragonabile ad un soffio fresco e rigenerante e nel lavoro mi tuffo con grande energia.

Con la stessa vitalità mi dedico incondizionatamente ai miei cari, preparando tutte le sere con cura e fantasia, gustose cenette, sempre attenta ai loro gusti..

Ma tutto è andato liscio fino ad un anno fa, quando mi sono improvvisamente fermata e mi sono guardata intorno.

Allora ho avuto la sensazione di non essere stata mai profondamente ascoltata. Ho come percepito di aver recitato la commedia della mia esistenza in un monologo mai udito.

***

Stava per esplodere una bomba di nome Valentina!…

Penso con sollievo e meraviglia che è già passato un anno da quando ho scoperto l’ultimo tradimento mio marito.

Un tempo ne avrei sofferto di più, perché avrei compreso di meno, ma ora sono entrata nella fase della “dolce permissività”.

Gli sono stata molto vicina ed in fondo l’ho compreso di più di quello che lui stesso abbia mai potuto immaginare.

Ho riconosciuto in lui il coraggio di osare e di levarsi quella “morbosa curiosità” che in simili circostanze ti fagocita tanto da affogarti nel tuo stesso desiderio represso, ma che, in analoghe situazioni, non ho mai avuto il coraggio di affrontare.

Poi penso che abbia fatto proprio bene a tenermelo nascosto, è stata sicuramente la scelta migliore perché non è mai giusto cercare complici per scaricarsi delle responsabilità.

Ora tutto è rientrato e lui, ignaro delle mie consapevolezze, si muove per casa con disinvoltura …

Capitolo 3

Roma – Settembre 2008.

La mia vita … di sempre …

In quel periodo vivevo le mie giornate come avvolta da una fitta nebbia .

Come un automa, senza accorgermene, uscivo di casa e mi ritrovavo nella stanza del mio ufficio, non ricordando dove avessi parcheggiato la macchina, o chi avessi salutato, ma … prima o poi arriva per tutti il giorno dove improvvisamente i “vetri si spannano”!

Allora ci fermiamo e quasi smettiamo di respirare, perché lo stupore è tale da meravigliarci per quello che proviamo: Ci accorgiamo di essere di nuovo “ lucidi ”.

Ricominciamo a guardarci intorno riconoscendoci negli ambienti che frequentavamo da sempre ma che ci apparivano per la prima volta con immagini diverse … ci si sente un po’ come usciti da un coma!

In quel periodo camminavo molto e tutti i giorni.

Mi dovevo riprendere da un brutto infortunio al ginocchio sinistro, la rottura di un crociato ed è ben noto, che i pazienti peggiori, sono quelli che hanno sempre goduto di ottima salute, ed io, per fortuna, ero proprio fra quelli.

Camminare in ogni caso mi piaceva e poi la sfida con la parte malata del mio corpo era forte.

Sarei stata io a decidere come e quando affrontare il bisturi e fino ad allora le mie ginocchia avrebbero dovuto essere capaci ed ubbidienti!

Il quartiere dove vivevo era silenzioso e immerso nel verde e le passeggiate erano davvero piacevoli.

Allora, passo dopo passo, affrontavo il resoconto della mia vita e ciò che provavo, mi aveva allarmato e rattristato!

Forse avevo svolto troppo attentamente i compiti precedentemente pianificati. Forse avevo “ottimizzato troppo bene i tempi” sacrificando per la famiglia e per il lavoro, tutti i miei passatempi.

Che dire! Ero riuscita ad ingabbiare persino la mia creatività!

Il dipingere, lo scrivere, le creazioni sartoriali, l’uncinetto, le attività sportive, come quelle della lettura, del ballare e l’ascoltar musica, certo di passioni si trattavano, ma, a guardar bene, tutte borghesemente consentite.

Protagonista assoluto della mia vita fino a quel momento era stato soprattutto il “senso del dovere”.

Sicuramente è nel mio DNA, non lo rinnegherò mai perché grazie ad esso ho ottenuto una forte stabilità emotiva ed economica.

Sono orgogliosa di quello che abbiamo costruito io e mio marito!

Sono fanatica e fiera della mia famiglia a cui ho rivolto mille attenzioni e indirizzato le mie scelte di vita …

Ma … c’è un ma … c’è sempre un ma! …

***

“A volte mi sorprendevo ad osservare negli occhi le persone per scorgere il mio destino, ma, chissà perché, avvertivo di non averlo ancora riconosciuto!”

 

Cominciavo ad essere sempre più distratta, non mi curavo più di avvertire la famiglia di tutti i miei spostamenti in città.

In verità vagavo in macchina percorrendo viali alberati, passavo attraversavo verdi campagne, zigzagando tra isole di verde e cemento.

Quelle che scoprivo più in armonia le ripercorrevo in più occasioni per osservarle meglio, le respiravo cogliendo insoliti profumi e scoprivo che offrivano indelebili e indistruttibili suggestioni.

A volte passavo le ore nei negozi di arredi d’interni, mia grande passione e mi sorprendevo a scrutarmi riflessa nelle vetrine dei negozi. Era come se dovessi imparare a conoscermi e riconoscermi!

All’inizio era come se vedessi un’estranea, poi pian piano accettavo l’amara versione della mia immagine restituita “rovesciata” e invecchiata.

Mi trovavo ad osservare una signora di mezza età, piccola, rotondetta, con un viso qualunque ed assolutamente replicabile al posto di quella sedicenne ragazza briosa, spensierata e scapestrata.

Per me era decisamente inaccettabile, vedermi come ero e non come mi ero sentita fin d’ora.

Se avessi dovuto votarmi mi sarei data uno zero spaccato!.

Eppure da ragazza ero tutt’altro che anonima! In quei giorni mi studiavo allo specchio con l’assiduità di un’adolescente.

Osservavo le mie tette troppo grosse e calate, il gonfiore della mia pancia aveva raggiunto le dimensioni di un cocomero gigante e le mie cosce non erano più turgide e slanciate come una volta, per non parlare delle rughe e delle macchie della pelle del viso.

Mi ripetevo in continuazione che con un po’ di amor proprio avrei potuto migliorare la situazione, ma era proprio quello che mi mancava.

Dovevo cominciare a seguire un programma di restauro sulla mia figura mortale!

Mentre passeggiavo nei centri commerciali poteva capitarmi di incontrare un uomo che mi intrigasse ed allora vivevo con la fantasia delle fiction a misura mia:

Una scala mobile

L’estraneo che ti segue

non sai che viso abbia

ma respiri un odore che ti piace

che ti stimola istintivamente

quando ti sorprendi a pensare al sesso con lui ti ritrovi già eccitata.

Dall’esterno appari serena

Composta

assente

ma i tuoi sensi non sono mai stati così rapiti.

Tutto questo potrebbe apparire insensato, banale o, ancor peggio, folle ma, anche se ancora non potevo accorgermene, avevo ricominciato a vivere con maggior consapevolezza.

Poi turbata, tornavo a casa

apparecchiavo,

cucinavo,

sparecchiavo,

baci, bacini e tanta, tanta ninna.

 

Capitolo 4

 

Lido di Cincinnato Cena Agosto 2009

Ecco i primi ospiti, apro dall’ingresso interno di casa, il cancello elettrico e li vedo avanzare attraverso il  vialetto.

Ci salutiamo sempre tutti con un bacetto.

<< Ciao Alberto, Tiziana, Simona, Titta >>,

<< Ciao Antonella, Riccardo >>

Ci sorridiamo ed abbracciamo tutti.

<< Per favore non chiudete il cancello, ho visto arrivare la macchina di zio Piero, entrate! Siete i primi, ma vedrete che la fame smuoverà anche i ritardatari! >>

Li guardo: Voglio loro un mondo di bene!

Abbiamo festeggiato i nostri matrimoni, con le signore ci siamo viste incinte, ed in passato ancora più lontano, con alcuni abbiamo giocato a palette e secchielli, corso in bicicletta, poi in motorino, siamo andati in barca a vela ed in wind-surf ed ora stiamo pensando ad una casa di riposo che ci possa ospitare tutti per quando saremo vecchietti.

E’ stato già scelto il nome: Le Carrozzelle!

Anche mia madre va incontro al fratello che sta entrando con la sua compagna.

Che bella serata esclamano tutti insieme!

Poi Tiziana si avvicina e mi sussurra:

<< Sono curiosa di conoscere stasera Marco Medici, mi ha detto Franceschina che verrà con il figlio Michele, il nuotatore. Sai che ha vinto una medaglia d’oro alle ultime Olimpiadi? Mia figlia mi ha anche detto che ha incontrato la tua a Roma e che con lei c’era Michele, ma che novità ci sono con la tua Giulia? >>

La guardo e sorridendole, non le nascondo un certo timore e così le rispondo:

<< Ti prego Tiziana non solleviamo queste chiacchiere, perché se dovessero arrivare a mia figlia causerebbero una rottura di confidenze tra me e lei, ti dico solo una cosa: incrociamo le dita perché li vedo proprio bene insieme! >>

Noi mamme siamo proprio incorreggibili, ma quello che ci anima nei confronti dei nostri figli non è lo spirito del pettegolezzo, ma l’eccessiva voglia di protezione.

<< Dai stai tranquilla ma, piuttosto dimmi, quando verrà pubblicato il tuo libro? >>

Mi è sempre piaciuto scrivere e pian piano sono diventata così presuntuosa e coraggiosa da voler pubblicare una piccola storia che si intreccia tra la mia vita reale e quella ideale senza trascurare le onnipotenti invenzioni permesse solo nelle fiabe.

<< Marco lo sta facendo correggere da una sua collaboratrice. Mi ha riferito che anche la redazione lo sta leggendo e che sta riscuotendo curiosità. Dalle prime impressioni lo trovano più adatto per una sceneggiatura di una fiction televisiva o per una trasmissione notturna alla radio. Aspetto con ansia il verdetto finale! >>

<< Certo che è una bella fortuna la tua quella di avere come amico il proprietario di una casa editrice!>>

<< Adesso non essere maligna! >> ma lo dico ridendo perché tra me e Tiziana c’è affetto sincero.

<< Ecco sono arrivati, anche Marina e Maurizio con Gabriele e Sandra >>  scorgo dietro il cancello la macchina dei Tacconi che cercano di parcheggiare, << a proposito come stanno i genitori di Emanuela? >>

<< Veramente non bene, ma ci dovremo preparare che sarà per tutti i nostri genitori .. certo il tuo babbo è morto d’infarto, giovanissimo, è un dolore improvviso per tutti, ma ti consola il fatto che non ha sofferto per mesi, per anni …>>

<< Hai ragione penso che anche la morte scelga i suoi privilegiati .. Senti Tiziana puoi aprire tu mentre vado a chiamare Carlo e do un’occhiata in cucina? >>

Entrando in casa incontro mio marito che scende le scale e mi domanda:

<< Come mi trovi? Devo dire che questi pantaloni oltre a essere di moda sono anche comodissimi e la camicia? Che ne dici? Guarda come si abbina alle scarpe? >>

Lo osservo, sta proprio bene, in fondo è un bambino insicuro sempre in cerca di consensi. Spesso tutti noi ne abbiamo bisogno, solo che lui li pretende!

Un tempo mi piaceva fargli i complimenti, sapevo di farlo felice; ma poi però mi sono accorta che lui non mi rivolgeva mai un apprezzamento: possibile che facessi sempre schifo!

Così, da allora, mi limito ad osservarlo muta. E’un po’ la vendetta della bambina dispettosa che conservo in me.

Devo riconoscere che i suoi 56 anni li porta come un bel quarantacinquenne.

Ha i capelli castani scuri, naturali, ha la fortuna, nonostante sia pigro, di possedere un fisico asciutto e benfatto, senza doversi sottoporre ad estenuanti ore di palestra.

Ciò che mi ha colpito subito di lui quando ci siamo conosciuti giovanissimi, è stata la sua simpatia insieme al suo odore.

Ora il suo buon profumo, che ancora adoro, gli è rimasto, mentre non sempre riesce simpatico nei miei confronti.

Gli rispondo comunque con un sorriso: << Stai benissimo, sono arrivati molti ospiti, puoi stare con loro mentre vado a prendere gli aperitivi? >>

<< Valentina vuoi che accenda lo stereo? Ho preso dalla mansarda il portatile di Giulia >>

<< Grazie, buona idea! >>

Mi sorride compiaciuto e si avvia ad accogliere gli amici imbastendo subito simpatiche battute.

A volte mi prende un moto di tenerezza nei suoi confronti, ”gli voglio proprio molto bene.”

Intanto Carlo intrattiene gli amici: << Ragazzi, chi vuole assaggiare un cocktail nuovo di mia invenzione? >> e con il tintinnio dei bicchieri di cristallo si apre la serata.

In quello stesso istante arrivano Marco con Michele insieme a mia figlia.

Penso che si siano incontrati prima.

Marco mi riconosce in mezzo alla folla di amici e venendomi incontro mi offre uno stupendo mazzo di fiori.

<< Che pensiero meraviglioso, grazie! >> rispondo emozionata.

Mi porge un affettuoso bacio sulla guancia, poi va incontro a mio marito per stringergli la mano.

Si guardano negli occhi e questa, è una cosa che mi piace.

Marco è rilassato, Carlo lo vedo un po’ nervoso, sicuramente è geloso del gesto di Marco, capisce che gli è stata rubata la scena.

Intanto, mi godo la mia felicità:

Da quanto non ricevevo un mazzo di fiori? mi sento emozionata, è come se avessi appena ottenuto il migliore dei complimenti!

Le mie amiche sorridono, devono aver seguito la scena nei minimi dettagli e si lasciano sfuggire risolini di complicità.

Certamente sanno quanto sia piacevole ricevere un simile omaggio e poi da un uomo come Marco!

Gli appartiene una bellezza classica, profilo greco, alto, spalle larghe, fianchi stretti, gambe lunghe, capelli castani, brizzolati lisci con un ciuffo disordinato che gli nasconde in parte gli occhi, la sua pelle è leggermente abbronzata dalla vita all’aria aperta che si concede nei fine settimana. Insomma un protagonista da fotoromanzo solo, è reale!

Comincio le presentazioni per quegli amici che non hanno avuto ancora modo di conoscerlo.

Percepisco dagli uomini, marito incluso, un impercettibile sentimento di antipatia nei suoi confronti, perché sono consapevoli che Marco oltre a possedere un magnifico fascino con il gesto galante dei fiori si è conquistato tutto il pubblico femminile presente.

Vedo Marco salutare Gabriele, sono colleghi e c’è anche Riccardo, mio fratello accanto a loro sicuramente parlano di automobili.

<<Ciao signori, come state? Complimenti Gabriele, sei stato su tutte le prime pagine dei giornali per l’intervento che hai eseguito alla Signora. Piuttosto si sono presentate delle complicazioni? >> Marco si congratula con il nostro Gabriele un chirurgo ortopedico di fama mondiale.

<< Assolutamente no, è routine, ma sai per vendere i giornali devono gonfiare le notizie!>> risponde con vera modestia Gabriele.

***

Marco era felice di aver procurato la gioia di Valentina alla vista dei fiori.

Appena giunti a Cincinnato, aveva fatto chiamare Giulia da suo figlio e si erano fatti indicare un buon fioraio della zona.

Non era ben fornito come quello di Cortona, non c’era molta scelta, ma alla fine era riuscito a farle un bel dono.

Era la prima volta che si recava in quel paese, di solito andava a Talamone dove aveva un piccola casa sulla scogliera.

Il mare gli piaceva e si chiedeva come fosse il litorale di Anzio alla luce del giorno.

Si capiva dalle costruzioni, che dall’ultimo dopoguerra, fino agli anni 70, doveva aver avuto il suo momento di splendore mentre ora era diventata una cittadina satellite di Roma.

Cincinnato invece era nata con la costruzione di molte ville circondate da tanti lussureggianti giardini, ma non tutte erano sopravvissute al loro progetto originale, alcune si erano trasformate in tanti mini appartamenti.

Gli piaceva molto la casa della famiglia di Valentina, che sorgeva alla fine di un vialetto con una scenografia che ne esaltava la prospettiva.

La facciata con gli archi del grande portico, i due piani superiori con le finestre “stondate” e i tetti di tutte le dimensioni, erano un egregio risultato di un sofisticato progetto.

Era stato contento dell’invito, perché tutto ciò che riguardava Valentina, lo incuriosiva tremendamente. Sospettava di esserne ormai innamorato.

Ma non poteva permettersi di affrontare quell’argomento fino a quando lei non avesse lasciato Carlo e sapeva quanto fosse difficile lo avrebbe fatto.

Nel frattempo aveva incontrato uno stimato collega ed al fratello di Valentina, con il quale condivideva la passione per le Jaguar gli stava proponendo di provare la nuova macchina di Riccardo.

***

Flash

Intanto cerco di sistemare nel modo migliore i fiori nel vaso sul tavolino basso del salone ed osservo, da dietro i vetri del finestrone, Marco in giardino che chiacchiera e sorride con i miei invitati, non mi può scorgere, perché dentro sono al buio.

Allora vado ai ricordi dell’anno appena trascorso … al nostro primo incontro a Cortona, durante una mia settimana di ferie …

Capitolo 5

 

Cortona Anno 2008.

Da quell’incontro occasionale con Valentina, Marco si trovò a pensare a LEI …

 

Marco, dopo l’aperitivo al Bar del Teatro Signorelli, aveva pensato più volte a Valentina, inspiegabilmente, perché, se avesse dovuto confrontarla al canone di bellezza femminile dal quale era attratto abitualmente, riscontrava quanto ne fosse lontana anni luce.

Lui possedeva la sua rubrica telefonica, “stracolma” di numeri di belle e giovani donne che non disdegnava di certo, solo che quella signora, nella luce di quel crepuscolo toscano, aveva rappresentato un soffio di aria nuova, una leggerezza e una ventata di allegria che non provava da tanto tempo.

In quel particolare momento della sua vita, Valentina, con la naturalezza tipica del suo essere, rappresentava la compagnia più desiderata.

L’aveva sentita parlare di argomenti profondi, trattare con disinvoltura le problematiche più difficili e da come le esprimeva, ne aveva riconosciuto l’elaborato processo mentale. Lo affascinavano i meccanismi dei suoi ragionamenti e le sue originali conclusioni, perché erano di una concretezza disarmante, soprattutto in una donna.

Era stato colpito dalla sua semplicità.

Il desiderio di fuga che Marco avvertiva verso gli obblighi sociali, dai quali era continuamente pressato, gli facevano desiderare inaspettatamente quella donnina un po’ paffutella tra l’altro così lontana dal suo mondo!

In quel pomeriggio al bar, Valentina, dopo aver ascoltato i dialoghi di tutti, compresi il suo, con due semplici parole lo aveva catturato: << secondo me qualche volta, devi fermati e cominciare a ricevere dagli altri le coccole che ti meriti!>>

Infatti Valentina aveva intuito che l’eccessiva vitalità di Marco nascondesse un vuoto affettivo.

Ed era proprio così!

Lui aveva capito che per Valentina erano stati sufficienti pochi minuti per comprendere la sua personalità.

Era ormai fuori dalla prigionia della sua stessa commiserazione che lo aveva colpito dopo l’esperienza del suo divorzio.

Era di nuovo in armonia con se stesso, ma non aveva più aperto il suo cuore a nessuna donna, mentre non aveva certo smesso di avere contatti con il gentil sesso. Si reputava un uomo sanissimo.

L’aveva osservata con distacco, come fosse un extraterrestre, perché sentiva che non poteva collocarla tra le donne “usa e getta” perchè non era una “excort” e non poteva essere già sua amica perchè la conosceva da meno di due ore.

Ma chi era? Come rincontrarla nuovamente senza esporsi troppo?

Non aveva capito bene cosa facesse per vivere, però sentiva che era una donna piena di risorse.

Avrebbe anche potuto essere una semplice impiegata alle Poste che per lui l’interesse sarebbe stato lo stesso.

Infatti nella nostra società, per la maggior parte della gente, è più importante ciò che fai o che hai, che ciò che sei, ma per lui non doveva funzionare così.

Per qualche strana, incomprensibile ragione, avrebbe voluto che l’aperitivo non finisse mai perché già provava dispiacere al pensiero di doverla salutare.

Le loro mani si erano toccate, gli occhi si erano incontrati e i loro corpi si erano accesi!

” Che avesse preso una sbronza???

Capitolo 6

 

Cincinnato Cena Agosto 2009

 

Tiziana e Simona mi strappano dal gruppo e mi trascinano dietro casa, nell’orto di mia madre, in un angolo appartato del giardino, con la scusa di ammirare gli ortaggi coltivati.

<< Non mi avevi detto che era così strafico!>>

Pronuncia Simona spalancando gli occhi sbalordita

<< Ma ti rendi conto che ti sta facendo la corte? Carlo che dice? deve essersene accorto!>>.

Tiziana è solo più cauta, sorride sorniona, ma anche lei non riesce a trattenersi dal fare delle considerazioni

<< Ti rendi conto che con quell’uomo non potrai giocare in eterno, prima o poi ti metterà all’angolo!>>

Poi si blocca e mi guarda dritta negli occhi trasformando il suo sorriso in una sonora risata << a meno che non l’hai già battezzato!>>

Intuisco che sono scandalizzate ed elettrizzate, magari un po’ invidiose, ma già pensano anche alla sofferenza inevitabile che si prova in analoghe esperienze.

<< Se volete sapere se ci sono andata a letto, vi rispondo di no, ma è quello che desidero di più da un po’ di tempo a questa parte! Con lui sto vivendo e realizzando le mie aspirazioni che, per una serie di motivi, avevo accantonato. Leggo sui giornali i miei articoli, li pennello con le parole, descrivo sensazioni che ho realmente vissuto, li getto sulla carta con pura spontaneità e sono molto apprezzati. I lettori ormai aspettano l’appuntamento con la mia rubrica. Finalmente mi sento realizzata, e tutto questo grazie alla fiducia che mi ha dato lui offrendomi gli spazi nelle sue testate giornalistiche >>

Mi interrompo per poter riprendere fiato, non so se continuare a raccontare… sono come un fiume in piena che sta per straripare impetuoso.

<< Dai raccontaci di lui!>>

Ed io comincio:

<< Allora, c’era una volta Marco Medici, un cardiochirurgo che operava e tutt’ora opera nella città di Firenze. E’ molto ricercato dal jet set toscano. La fama della sua grande sensibilità umana, precede e supera quella della sua serietà professionale raggiunta peraltro con enormi sacrifici. E’ un uomo che ispira grande fiducia ed al quale sai che non potrai mai “raccontar balle” perché da quel momento sarai estromesso dal suo mondo senza ripensamenti. Come avete voi stesse constatato, è un uomo di raro fascino ed è immancabilmente circondato da belle donne!>>

<< Appunto!>> esclama Simona.

<< Buone, buone, sono consapevole di non essere una bellezza, ma se lui fosse, sotto, sotto un masochista? E poi perché limitare la provvidenza?>> dico io allargando le braccia e ridendo al tempo stesso.

Ma sempre incalzata dalle amiche, continuo:

<< Cura la Direzione del giornale “La Toscana” di cui è anche proprietario. E’ divorziato ha due figli maschi, il grande Francesco è commercialista ed è socio in uno studio di professionisti molto quotato, il piccolo, Michele, il campione di nuoto che avete con osciuto stasera, è qui e frequenta la facoltà di medicina. Ha molti interessi, la passione per i motori, per la vela, lo sci e la caccia e quando può, per rilassarsi, cucina. Ma non è poi così perfetto, anche lui ha delle debolezze per esempio, come tutte le persone della sua età, porta gli occhiali per leggere e per ragioni dettate dalla sua vanità, tende ad usarli il meno possibile.

E’ sempre efficiente, oltre che nel suo lavoro di chirurgo, nella quotidianità è perfettamente lucido, preciso, dinamico e presente, in una parola: “perfetto”. Ma ho paura che tanta accuratezza possa nascondere qualcosa. Scavando nel suo passato qualche difettuccio potrebbe venire a galla, magari trascorsi da alcolista. Chissà, spero solo non sia passato all’altra sponda, ci passano in moltissimi e, forse, in parte, è anche colpa nostra!>>

<< Dio non voglia >> Esclama Simona << sarebbe un tale spreco! >>.

<< Ma di cosa ne siamo noi la causa? >> Domanda Tiziana, che si stava distraendo cogliendo ed assaggiando i pomodorini dell’orto.

Intanto entriamo in cucina per controllare le pietanze nel forno e passare le bottiglie di spumante dal freezer al frigo.

Sbirciando dalla porta della cucina, Tiziana guarda Marco: << Vedo che è già al centro dell’attenzione, è un grande trascinatore, coinvolge tutti parlando delle sue passioni.>>

<< io penso che sia sempre controllato, che abbia un grande senso della misura, pur rimanendo autentico e disponibile in tutte le sue manifestazioni >> rispondo io mentre avevo sugli occhi la figura di Marco come “Paperon de Paperoni” il simbolo dei Dollari.

<< A volte mi ha confidato di desiderare spesso di ritrovarsi in cima ad una montagna >> proseguo io << ha bisogno di ritrovarsi solo con se stesso, circondato dalle montagne innevate, dove le azioni sono accompagnate dai rumori ovattati, come lo sciare lento, il passeggiare calmo. Anche io adoro come lui i bianchi paesaggi e, detto da me, che sono un vulcano, sempre agitata e rumorosa, suona strano, invece, udite, udite, sappiate che apprezzo e adoro il silenzio! Mi manca molto la montagna, purtroppo a Carlo non è mai piaciuta! Un giorno Marco lesse una mia frase vergata su di un post-it “In quei luoghi, benedetti dalla neve del Signore, è più facile ascoltare il tuo respiro, ne fai la sua conoscenza, lo vedi disegnarsi nell’aria che ti avvolge e lo saluti mentre si allontana dalla tua bocca…” Da quel momento, mi confidò quanto fossero importanti quei rari momenti, tanto da divenire per lui sorgenti purificatrici, vitali ed essenziali per sopravvivere. La natura di Marco è raffinata, ama le cose belle e soprattutto le armonie perfette che solo la natura può creare. I due suoi lavori lo portano a frequentare tantissima gente, ma tutto ciò gli piace. E’ un uomo contento di svolgere la sua professione e sta bene con gli altri.>>

<< Valentina se continui a descriverlo così, ce ne innamoriamo anche noi, perché tu lo sei già, te ne rendi conto?>>

Tiziana guarda prima me e poi Simona e prosegue

<< Altro che scoop questa estate al Circolo CNC! La Valentina Valli scappa con il cardiologo toscano!>>

<< Comunque non sono sempre state rose e fiori per Marco, perché gli brucia ancora dentro il suo divorzio da Paola, la sua ex. Ora vive in un limbo che ha ancora confini troppo vicini al fallimento del suo matrimonio, ma è un inferno ormai passato. Mi racconta spesso di quando rientrava la sera dal lavoro, dalle sue faticose e, a volte, dolorose giornate, di quanto avesse desiderato un’accoglienza calorosa, da “libro cuore”, senza però averla mai ricevuta. Dai ragazzi, si sa, non ci si può aspettare gratitudine (almeno prima che a loro volta, siano diventati loro stessi genitori) ma da Paola, no, la donna con la quale aveva scelto di vivere la sua vita, non poteva accettare di subire una così grande delusione.>>

Tiziana sbalordita mi incita a proseguire

<< Certo di cose te ne ha raccontate, dai continua prima che ci chiamino di là! >>

<< Da quello che ho compreso devono aver vissuto un’appassionata storia d’amore. Ma sappiamo che non sempre sono eterne, infatti, con il passare del tempo, aveva visto la moglie trasformarsi ed allontanarsi da lui, fino a mostrargli il suo completo rifiuto, tale da fargli dubitare che fosse mai esistito veramente il loro amore. Mi ha raccontato che la sua “acida metà”, lo ha lasciato per un filosofo molto alla moda, di quelli che si spaventano però persino della bolla di una puntura di zanzara! Nei momenti che hanno preceduto il divorzio mi ha detto che lui era l’unico, dei due che si era messo in discussione. Infatti la sua ex, aveva solo cambiato l’intestatario della sua carta di credito con la stessa disinvoltura di quando si cambia un biglietto aereo. Penso ne sia uscito umiliato e solo da un po’ di tempo, ha ritrovato un suo equilibrio interno. Dai, ora andiamo di là, prima che si insospettiscano e pensino che “stiamo spettegolando” , mi aiutate a portare questi vassoi?>>

<< Altro che pettegolezzi, un altro po’ e ci scrivi un romanzo!>>

dichiara Tiziana lanciandosi in bocca la tartina più farcita e preparandosene un’altra nell’altra mano.

Capitolo 7

 

Cortona Novembre 2008

Le mie giornate di ferie trascorse nella cittadina toscana …

Quando ami una casa, svuoti anche la lavastoviglie con piacere, rassetti, lavi e spolveri con il divertimento della cura dei propri giocattoli.

In quel periodo mi pesava sgomberare l’elettrodomestico della casa di Roma, mentre la cosa non mi accadeva in quella che possedevamo nella Città di Cortona!

Avevo preso una settimana di ferie.

Così felice, accompagnata dalla benedizione della mia famiglia, perché finalmente li lasciavo liberi di vivere “a modo loro”, mi apprestavo a passare anch’io dei giorni in piena libertà.

Già intuivo che non mi sarebbero bastati per svolgere tutto quello che mi ero prefissata di fare, ma ero decisa a vivere senza limiti di orari: la scrittura, la pittura, le passeggiate, le nuotate in piscina ed una bella serata in teatro per godermi una gradevole commedia o un concerto in una delle bellissime chiese di rustica eleganza toscana.

“Proprio meglio di una gita al luna park!”

Avrei approfittato per dedicarmi anche alla fisioterapia del mio ginocchio.

Ho vissuto sempre un buon rapporto con il mio corpo, almeno fino all’estate 2008, fino al 7° salto mortale sulle onde, della prima mezz’ora di bagno nel primo pomeriggio di ferie e poi come dice mia figlia

<< te la sei proprio, cercata a 50 anni! non è ora che ti calmi?>>

Figuriamoci se un figlio possa perdersi una buona occasione come quella per redarguire il proprio genitore che si è fatto male a causa della sua imprudenza, soprattutto dopo tutti i rimproveri che le avevo fornito in passato durante la sua crescita!

Però segretamente mi chiedo:

“ Ma lo devo proprio? a me sembra di essere stata sempre fin troppo calma e misurata!”

Così avrei passeggiato nelle meravigliose sale dei musei di Cortona, spesso deserte nei giorni feriali e mi sarei persa nelle sublimi emozioni di essere a pochi centimetri da grandi capolavori d’arte.

Avrei cercato di rievocare, con gli occhi chiusi, gli odori delle botteghe d’arte, delle scuole medioevali e rinascimentali, i rumori degli scalpellini e quello degli zoccoli dei cavalli.

A volte mi immaginavo di essere in un quadro e cercavo di immaginare le espressioni del viso del pittore che lo stava dipingendo, magari del Signorelli, del Beato Angelico o di Pietro Berrettini.

Al MAEC il museo dell’Accademia Etrusca od al Museo Diocesano mi sarei ritrovata sola e circondata da capolavori ineguagliabili ed avrei fantasticato di dialogare con Pietro da Cortona o con il Pinturicchio e, proprio come da piccola si giocava a signore e signora o a mamma e figlia, io, invece, avrei voluto giocare con loro per essere una pittrice dei loro tempi!

Avevo sempre mille idee nella mente ed, a volte, le dovevo ricacciare indietro negli angoli remoti del mio cervello perché non mi sovrastassero.

La sera quando andavo a dormire costruivo il mio 1° sogno nel dormiveglia, era quasi sempre lo stesso: una favola dove un uomo illuminato, potente e saggio, mi scopriva e mi riteneva persona utile per i suoi uffici creativi.

“Molte persone in chiesa pregano i Santi, anch’io lo faccio, ma quando la questione riguarda le mie aspirazioni artistiche, mi rivolgo ai grandi pittori nei musei, ai piedi dei loro capolavori!”

Capitolo 8

 

Cincinnato Cena, Agosto 2009 …

Sono elettrizzata per la riuscita della serata, volteggio con grazia fra gli amici, per offrire tartine ed aperitivi e per vuotare un posacenere.

<< Simona assaggia queste prugne ricoperte di speck, sono appena scaldate in forno, senti il dolce e il salato come stanno bene insieme e questo prosecchino ghiacciato? >>

<< Ottimo tutto, devo complimentarmi anche con Carlo per la scelta delle bottiglie. Che bello rivederci tutti insieme, la prossima volta che andrete a Cortona verremo anche io e Titta, così organizzeremo anche un “pigiama burraco” >>

<< Ci vado dopodomani per il Tuscan Sun Festival, se pensi di voler seguire i concerti sarò felice che vi aggreghiate, diversamente, vi dovreste muovere in autonomia, mi dispiace, ma conosci la mia passione per la musica classica >>

<< Penso che Titta si voglia rilassare dopo un anno di lavoro al negozio, e non so se una serata di lirica sia la soluzione ideale! Grazie, sarà per la prossima volta, quando pensate di tornare?>>

<<Prima di ferragosto, perché quel giorno lo vogliamo passare con la mia mamma e con il babbo di Carlo >>

<< A proposito come sta Mario? >>

<< Adesso ha compiuto 93 anni, ma comincia a dimostrarne appena 80, ha qualche problemino, ma ti assicuro che ha grinta da vendere, comanda ancora i tre figli che non riescono a stargli dietro. Che uomo affascinante! Sempre intento a progettare e creare qualcosa di originale!>>

Ansiosa cerco Marco con lo sguardo, non riesco proprio a controllarmi, è più forte di me, è come la calamita per il ferro, appena lo vedo mi sento pervasa da un senso di pace.

Anche lui mi sorride

è qui nella mia casa del mare!”.

Nell’ultimo anno avevo avuto molta cura della mia persona ed il risultato ottenuto mi fa sentire ora più a mio agio.

Avverto gli occhi di Marco e di Carlo su di me.

La mia vanità mi porta a sperare di affascinarli entrambi. Non capisco se mio marito è geloso di me, come persona oppure è solo una questione di puro possesso, ma il fatto che io me lo chieda mi da la misura di quanto ci tenga ancora a lui.

Non è mai stato molto generoso, pochi slanci affettuosi, rare confidenze e, quando ho voluto sapere qualcosa ho dovuto sempre faticare per strappargli i pensieri più segreti.

C’e stato un tempo che avrei dato qualsiasi cosa per rilassarmi cullata dalle sue iniziative. Ma ne ha sempre avute pochissime.

Ora sono stanca e non sono poi così sicura di voler lottare ancora per il mio matrimonio, e la ragione non si chiama solo: Marco.

Cerco di rimanere presente nelle conversazioni tra gli amici che mi circondano, ma sono come impossessata da una smania di pensare, di “ tirare le somme!”.

Rifletto sulla mia vita che oramai si divide tra Roma e Cortona, entrambe belle città, in ognuna delle quali ricopro un ruolo diverso, che mi completa; più vite in una, perché dettate dai miei diversi interessi.

La voce di Sandra mi riporta alla realtà

<<Valentina, sta squillando il tuo cellulare!>>.

Corro a rispondere, è sempre una sorpresa scoprire chi ti chiama.

<< Ciao Valentina sono Umberto, ti disturbo? >>

<< Ciao! Dimmi, tu, tutto bene? >>

<< Benissimo, volevo comunicarti che il concerto si farà, il Teatro ed il Comune hanno dato la definitiva approvazione, ci sei riuscita, brava, è una cosa bella per Cortona, avevo piacere di darti io la notizia! Ora si dovrà lavorare bene per non deludere le aspettative >>

<< Oddio!! che felicità!!! >> Urlo, non so contenere l’esplosione di energia che mi parte dall’interno, tutti mi osservano stupiti, ma non meravigliati, mi conoscono bene.

<< Umberto ho già tutto il programma studiato nei minimi dettagli, domani ti mando una e-mail con i vari allegati, vedrai che pianificazione, conosci questo mio lato maniacale! >>

In passato, con lui, che era Assessore comunale, avevo organizzato una mia personale di pittura a Cortona, a Palazzo Ferretti, ed in quella occasione ebbe modo di constatare quanto appartenessi per personalità al mio segno zodiacale: i gemelli. Oltre ad aver portato una cinquantina di miei quadri, e ad aver ideato un’apposita regia di spazi, per evidenziarli al meglio, ero stata in grado di organizzare un concerto da camera per il giorno dell’inaugurazione, con il programma di sala, il rinfresco e l’immancabile discorso mio e dell’assessore alla cultura e spettacolo del comune che mi ospitava ed ho accolto tutti gli ospiti comodamente seduti.

Infatti in me convivono Castore e Polluce, due menti una mobile, vibrante e spontanea, l’altra razionale. “il giorno e la notte”.

Posso essere pazzamente creativa quanto essere scientificamente razionale.

Per andare d’accordo con queste due anime totalmente diverse lascio fare entrambe, ma in ambiti e in momenti diversi, evitando di farli incontrare.

<< Ok, la leggo e ti faccio sapere, quando pensi di venire a Cortona? Non ti dico la gente che c’è, hai preso i biglietti per il Festival ?>>

<< Verrò per l’ultima serata, quella lirica dedicata a Puccini, Catalani e Donizetti. Piazza Signorelli sarà da sballo, sarò in quinta fila, ci sarai?>>

<< Figurati, Nina ha prenotato i biglietti da luglio! Ora ti saluto, intanto goditi il tuo piccolo successo! >>

Mentre interrompo la comunicazione, sento crescere in me un moto d’orgoglio, io una donnina di un metro e cinquantasette di altezza, sono riuscita a realizzare un concerto da camera per viola, violoncello e pianoforte, con ingresso gratuito in un importante teatro toscano!!!.

Capisco che l’evento avrà successo, perché conto su seri professionisti, la mia mamma si è offerta come viola, così come Giorgio il mio patrigno, un tempo primo violoncello nell’Orchestra del Teatro dell’Opera di Roma e Nadia, cara amica di famiglia maestra di pianoforte. Tutti professionisti di primissimo piano.

Sono cresciuta ascoltando musica classica in casa, con la stessa frequenza con cui si ascolta di solito il telegiornale.

Intanto Carlo e Marco lentamente si avvicinano per conoscere le “NEWS.”

<< Ragazzi ci sono riuscita, ci sarà il Concerto, l’Accademia ha dato l’ok insieme al Comune, credo che la foto che ho presentato, che ritrae il Santissimo Padre accanto alla mia mamma con il suo strumento dopo un concerto dato nella sala Nervi, abbia compiuto il miracolo! Dopodomani incontrerò personalmente tutti per definire i particolari organizzativi >>

Carlo fa la ruota, con il passare del tempo, penserà di avere avuto lui l’idea, invece Marco mi guarda compiaciuto:

<< e brava la nostra Valentina, non mi avevi detto nulla di questa iniziativa, tienimi informato, ne voglio dare diffusione attraverso il giornale >>

<< Non osavo chiedertelo! >>

<< Che sciocca, fai ancora i complimenti con me, Non sai che se c’è una cosa che non mi piace, nessuno potrà mai impormela? >>

<< Già >>

Allora mi venne in mente quando una volta “brillò per la sua assenza” in un congresso “molto politicizzato”, perché impegnato ad operare gratuitamente, una fanciulla bisognosa del suo bisturi.

Sapeva che per quella assenza avrebbe rischiato il rinnovo di alcune sovvenzioni per la sua clinica, ma nulla, in quel momento, valeva di più del cuore di quella bambina.

Penso anche che lui intimamente si debba riscattare per qualche peccato commesso … non so, è una sensazione, è come se non si riesca a perdonare per un grosso errore del passato e non senta ancora di averlo espiato …

***

“Avrei desiderato vivere in campagna, in fondo, d’istinto, vivo secondo gli orari del contadino, con le ore scandite dalla luce del sole dal suo sorgere al tramontare, ma come fare, con un marito che vorrebbe vedere morte persino le poche piante del nostro balcone di casa, pur di non avere il pensiero di innaffiarle!

La mattina in genere mi alzo abbastanza presto, intorno alle 6.30 e quando sono a Cincinnato sono già nell’orto ad accudire il raccolto giornaliero, mentre se sono a Roma, sono già in piscina, per la mia ora di nuoto … ma è semplicemente riduttivo definirla tale! Fare ciò mi rimette in pace con il creato, mi rilassa la mente.

Inoltre in più di una occasione avrei avuto bisogno di avere un taccuino impermeabile o un registratore a bordo vasca, per fissare tutte le idee che mi venivano in mente!

Mi piace immergermi … chiudo gli occhi, metto il dito in bocca e penso: ora forse ritorno ad essere la neonata che sono stata … il liquido amniotico … l’interno della pancia della mia mamma”.

Capitolo 9

 

Cincinnato Cena Agosto 2009

 

Ed è proprio la voce intonata di mia madre che mi riporta alla realtà:

<< Valentina la lasagna è nel forno da più di mezz’ora…sarà pronta? >>

<< Quando arriveranno tutti, andremo in tavola, mettiti comoda, tengo tutto sotto controllo >>

La mia bella ed incantevole mamma Antonia, meravigliosa creatura sempre piena di grande umanità verso il prossimo e che dire della sua bellezza terrena: ineguagliabile!

Altera ed elegante, è tale la somiglianza con Nefertiti – la moglie di un faraone dell’antico Egitto – che un suo collega, tornando da un viaggio in Egitto, le portò la foto di questa regina, per far notare la loro somiglianza.

Tutto le è stato difficile nella vita, la sua stessa bellezza non l’ha aiutata e protetta dalla cattiveria e dalla fatica, ma ha vinto lei, perché è riuscita a realizzare proprio quello che si era prefissa: gli studi al conservatorio, la sua amata famiglia, la sua attività concertistica presso il teatro dell’Opera di Roma e in giro per il mondo.

Per me Lei rappresenta l’esempio per come bisogna credere in se stessi ma, senza essere egoisti, come, del resto, non lo è mai stata Lei.

Ora tutta vestita di bianco, stile anni 60, con la sua folta chioma di capelli bianchi, perennemente raccolti in una acconciatura teatrale di altri tempi, mi viene incontro per aiutarmi.

E’ una di quelle serate in cui anche Lei si guarda intorno. Penso sia proprio soddisfatta per come la nostra famiglia sia unita; capisco che questa sia la ragione tra le sue più importanti scelte di vita.

Mi ha insegnato molto anche solo osservandola.

Intanto gli amici le sono andati incontro per salutarla.

Anche loro sono sempre stati “rapiti” dal suo carisma.

Donne che fissano la loro bellezza ad ogni età ..

 

Capitolo 10

 

Cortona Novembre 2008 …

Ricordo il nostro secondo incontro …

L’acqua … la mia più cara amica …

 

Per fare pace con le mie ginocchia, frequentavo più assiduamente la piscina.

Ho sempre amato le avvolgenti e delicate carezze dell’acqua … la mia più cara amica. Ti accoglie con il migliore degli abbracci che neanche il più esperto degli amanti ti saprebbe fare dono!

Forse, in un’altra vita sono stata una sirena, visto che nell’acqua riconosco più facilmente le sensazioni che prova il mio corpo.

E’ bellissimo il meraviglioso silenzio che c’è sott’acqua che traduco come dolce melodia … i rumori ovattati …

Così una mattina, di quella famosa settimana di ferie, sono andata in piscina a Cortona per la mia consueta ora di nuoto libero.

Nello spogliatoio nasce sempre tra le signore presenti, la curiosità nei confronti della “ultima arrivata”!. Le nuove persone si tengono sempre sotto osservazione è naturale e forse anche un po’ prudente visti i tempi!

Poi dopo la prima doccia in piscina e prima ancora di entrare in corsia, di fronte allo sguardo scrutatore del pubblico presente, le mie tette guadagnano il morboso interesse maschile e attirano definitivamente l’ostilità femminile.

Poi, una volta in acqua, le cose cambiano nuovamente.

Quando nuoto conquisto l’ammirazione per il mio stile e per le innovazioni che ho studiato ed inserito nel tipo di fisioterapia che pratico per riparare in parte, tutte le cose che sono riuscita a “scassare”! :o(

Così anche i più spiritosi si fanno piccoli, piccoli e, increduli per ciò che vedono, cambiano corsia, lasciandomi finalmente libera di usarla da sola.

Del resto si sa che le capacità in una donna mettono disagio, mentre nell’uomo offrono senso di sicurezza.

Quel giorno, come da clichè è avvenuta un’analoga storia … ma nello spogliatoio. Una signora si è sentita improvvisamente male a causa della stanchezza e, mentre le altre continuavano distratte le loro “ciance”, la sottoscritta, senza indugiare minimamente, l’ha subito soccorsa facendola sdraiare e sollevandole le gambe senza smettere di sorriderle per rassicurarla.

Allertata subito anche la direzione, la signora si è presto ritrovata coccolata da mille premure.

Intanto nello spogliatoio il clima nei miei confronti era già notevolmente cambiato ed il tam-tam era giunto fino in … acqua.

Gli sguardi erano rivolti al mio viso ed i saluti: rispettosi e cordiali.

Finalmente potevo godermi un bellissimo allenamento.

Quando raggiungo un lento e determinato grado di angolazione con il pelo dell’acqua, osservo che questa assume i colori della tavolozza degli impressionisti. Che gioia per gli occhi! Hai la distesa d’acqua, dinanzi a te, piatta, stai per scivolarci sopra, la farai tua, con lei dialoghi ad ogni bracciata, ci danzi dentro …

Nella vasca accanto avevo un giovane campione olimpionico Michele Medici, ragazzo stupendo per la sua modestia e cordialità, da ammirare soprattutto per lo spirito di sacrificio con cui si sottopone a massacranti allenamenti diverse ore al giorno: l’ho sognato come fidanzato per mia figlia!

Quando si è allenato, sugli scatti sollevava una onda da tsunami!

Mi sono molto emozionata perché, pur essendo abituata a lavorare in piscina, era la prima volta che nuotavo accanto ad un campione.

Mi sono sentita partecipe della sua fatica!

Un’altra corsia era occupata, invece, da un noto cantautore originario di quei luoghi, si nascondeva dietro la sua maschera e aveva un atteggiamento molto schivo perché timoroso che la sua notorietà potesse essere causa di incursione da parte di eventuali fan.

Lo avrei voluto rassicurare che, con tutto il rispetto e l’ammirazione che provo per lui, in quel luogo, il re era indiscutibilmente il campione olimpionico!

 

***

 

Marco intanto aveva varcato la soglia della piscina, passando a salutare suo figlio, facendogli una sorpresa.

Ricordava come gli facesse piacere da bambino essere aspettato all’uscita della sua scuola da un genitore, piuttosto che dall’autista di famiglia.

Amava i due suoi figli e quando poteva rendeva preziosi i pochi momenti che dedicava loro.

Erano tutti piuttosto impegnati nelle loro attività, conseguendo entrambi enormi successi.

Era orgoglioso di loro e riviveva, osservandoli, parte della sua giovinezza.

Per lui rappresentavano anche un modo per non dimenticare i passaggi della sua vita.

Gli fu facile riconoscere suo figlio.

Tutte le corsie erano occupate: in una delle laterali faceva snorkling, con maschera tubo e pinne, uno dei cantautori da lui preferiti, nell’altra c’era un corso per adulti, nelle centrali c’erano suo figlio ed una nuotatrice solitaria che stava svolgendo un interessante allenamento.

Quest’ultima, infatti, alternava vasche di nuoto libero, dorso e delfino con vari esercizi in acqua. Aveva osservato che ometteva di nuotare a rana, era brava, aveva fiato e manteneva un ritmo costante, osservando una propedeutica sicuramente studiata e molto intensa.

Le costava sicuramente molta fatica affrontare da sola quel tipo di allenamento.

Ogni tanto, tra un recupero e l’altro, scambiava qualche battuta con Michele che si allenava nella corsia accanto, li vedeva sorridere e si meravigliava perché lui solitamente era timido con gli estranei, (evidentemente lei riusciva a rimuovere la sua riservatezza). “Marco avrebbe poi scoperto, in uno degli incontri successivi con gli amici di Valentina, che lei, in una vacanza in Grecia, era riuscita a parlare persino con delle capre, meravigliando tutti i presenti!

 

Gli appariva un viso familiare anche se indossando le cuffie si è irriconoscibili!”

Poi la vide uscire dall’acqua e pensò che aveva: “dei bellissimi seni, un bel sedere, belle gambe, magari un po’ di pancina … però, tutto sommato, una signora niente male!”…

 

 

***

 

Mi sentivo felice e soddisfatta, lo ero sempre dopo gli allenamenti.

Così uscendo dal centro sportivo, sapevo di portarmi dentro un altro bellissimo ricordo da aggiungere agli altri della mia vita, quando mi sento chiamare alle spalle:

<< Valentina, Valentina! >>

Oddio ma è Marco Medici!”

In un attimo avevo collegato i cognomi!

<< Come stai? >>

mi domanda sorridendomi

<< Ti ho visto in acqua, sai che nuoti proprio bene! Dove hai imparato? >>

<< Da piccola, a quattro anni, ho iniziato con mio padre ad Anzio e crescendo ho migliorato lo stile osservando i grandi nuotatori, poi ho frequentato l’ISEF e sono diventata istruttrice di nuoto >>.

<< Ho visto che parlavi con mio figlio, bravino vero! Eh, tutto suo padre! Sai da ragazzo ho vinto anch’io belle medaglie, certo, non quella olimpionica! >>

E così proseguendo mi chiese ancora

<< dai fammi compagnia fino alla fine del suo allenamento, e, dimmi: cosa fai nella vita?>>

<< Sono sposata da quasi 30 anni, ho una figlia bellissima di 22, sono impiegata in una grossa società, conduco una vita agiata, abbiamo due ottime famiglie alle spalle ed un gruppo di amici a noi molto cari >>

<< Umberto mi ha raccontato che hai esposto, qualche anno fà, a Cortona, una tua personale di grafica-pittorica, sai che me la ricordo, mi colpirono la sintesi dei tuoi segni ed alcune immagini di donna, belle e profonde erano anche le didascalie che avevi scritto per accompagnare ogni opera, ho pensato che non avresti sfigurato neanche come scrittrice >>

<< Era una mostra che piaceva anche a me, il sito era giusto, al piano terra di Palazzo Ferretti su ”Ruga Piana”; pensa che ebbi la fortuna di trovare i pannelli di esposizione già tutti foderati di tela rossa, li ho conservati perché creavano un importante contrasto con i miei quadri, di solito molto bianchi.

Il risultato è stato di grande impatto! Portavo molti quadri già esposti in un’altra mostra del 1997, patrocinata dal Comune di Roma, allestita nei due piani della Torretta di Ponte Milvio >>

<< Wow, ma allora sei famosa! >>

<< Direi proprio di no, ma dalle opere che espongo posso affermare di riuscire a captare con molto anticipo le tendenze. Pensa che quando organizzai quella di Cortona era il lontano 1999 ed in quella occasione esposi un quadro che fu scambiato per il logo della Rai, hai presente la farfallina che appare sullo schermo?>>

<< Ma dai! Dimmi! >>

<< Mi rendo conto di apparire un tantino presuntuosa ma ho le foto dei quadri esposti che lo provano! Insomma quando all’inizio del 2000, le prime trasmissioni, partirono mostrando il nuovo logo RAI molti conoscenti si complimentarono con me per il successo ottenuto, ma li delusi perché spiegai che non era un mio bozzetto >>

<< Allora ti dispiacerà non svolgere appieno questa tua attività! >>

Quindi con un po’ di civetteria risposi

<< un po’ sì, ma per molte altre ragioni, che un giorno forse ti racconterò … però non ho smesso di disegnare e dipingere e mi sto applicando anche nell’ambito della letteratura. Mi hanno pubblicato diversi articoletti sulla carta stampata, e con mio grande stupore mi sto avventurando anche nella scrittura di un racconto d’amore. >>

<< Interessante, potresti farmi leggere quello che scrivi, mi interesso di stampa, oltre alla mia professione di chirurgo >>

<< E cosa aggiusti? >> gli chiesi con ironia, ma intimidita dalla sua professione.

Ed allora a tono mi rispose

<< solo i cuori delle belle donne! >>

Devo allora aver sgranato gli occhi, che stesse flirtando? E subito replicò ridendo:

<< Dai scherzo, opero al cuore. Fin da bambino, il mio idolo è stato il famoso Barnard, ma poi mi interesso anche di giornalismo, sono il direttore e proprietario del giornale “La Toscana” e di un paio di piccole case editrici, per questo sono curioso di leggere le tue cose >>

Avevo di fronte il mio potenziale mecenate tanto sognato e desiderato.

Ricordo che ripresi così a parlare con lui di tutto un po’, compresa la mia passione per lo sport …

Ci studiavamo lanciandoci sguardi non sempre diretti. Nessuno dei due voleva rischiare di venire frainteso. Entrambi eravamo in una fase in cui non sapevamo cosa avremmo desiderato.

Se avessimo giocato a “Regina Reginella … quanti passi devo fare per venire al tuo castello con la fede e con l’anello?” Avremmo risposto: “un passo da leone e dieci da gambero!”

Beh, di simpatia ne scorreva a fiumi, tanto da meravigliarmi che un “fico” come lui potesse stare a perdere tanto tempo a parlare con me ma, mi ripetevo, ”contento lui!”

Appena arrivò suo figlio ci salutammo, decidendo di rivederci per un aperitivo in settimana, prima del mio rientro a Roma.

 

  

Capitolo 11

 

Cicinnato Cena Agosto 2009…

 

Raggiungo Marco a bordo piscina, guarda assorto il bagliore del riflesso sull’acqua, è come incantato dal gioco delle luci nella notte, ricordo le nostre chiacchierate sul nuoto e su come ci fa star bene.

<< Marco a che cosa pensi? >>

<< Se lo chiedessi a te!? … >>

Sorrido cercando di essere ironica, intanto il mio stomaco inizia a fare capriole.

ma perché non viviamo su un’isola deserta soli io e lui?” penso

invece mi sento rispondere

<< Di che cosa vuoi parlare? … Come sta Samantha?, perché non è venuta? Sai quanto mi avrebbe fatto piacere! >>

Sul suo viso appare subito un’espressione cupa << ci vediamo meno ultimamente, era diventato troppo impegnativo il nostro stare insieme, non lo desidero più e poi mi ha chiesto un figlio e la cosa allora è precipitata. Non ne voglio un altro, sono felice di quelli che ho già, avuti dalla donna che ho amato un tempo. In verità non ho mai amato Samantha >>

<< Lei ha capito il tuo punto di vista? Come l’ha presa? >>

<< Forse ora sta soffrendo, ma presto, ne sono sicuro, fra tutti i suoi ammiratori saprà trovare l’uomo giusto per lei, è di certo una splendida donna, bella e dolce, ma per me è come un guscio vuoto >>

<< Se hai chiarito in questo modo con lei, so per certo che nel tempo lo apprezzerà, magari ora si sentirà ferita, ma se non ti fai vedere subito con un’altra, non si sentirà colpita nell’orgoglio ed assorbirà meglio il dolore >>

Non ci potevo credere! Uno sballo di donna, di quelle da copertina, con un cervello ed una grande sensibilità, una regina, ma come non ha potuto innamorarsi di lei? Certo nella vita non si deve mai dare nulla per scontato!”

Nel frattempo vedo che mi guarda con le mani in tasca, lo sento impacciato anche se dalla sua postura non si direbbe, del resto poco alla volta ho imparato a conoscerlo.

In questo momento mi torna in mente una buffa riflessione su ciò che raccontò anni fa un collega in ufficio sui suoi approcci femminili. Sosteneva che “nel caso scoccasse la scintilla, ci devi provare subito, perché poi con il tempo la donna ci riflette e la gira sul piano dell’amicizia! ed allora è finita prima ancora di cominciare!” Si chiamava Emilio, era bruttino ma rimorchiava tutte donne bellissime.

Che avesse ragione? Ma guarda come tornano i ricordi!”

Comunque era proprio vero, ora riuscivo a controllare meglio la mia cotta per lui, ammetto che se ci avesse provato questo inverno avrei ceduto subito!

Intanto Marco incalza con domande sempre più insolite per lui

<< Valentina come stai con Carlo? >>

<< Perché questa domanda diretta? Mi intimidisci … gli voglio bene, sarà banale, è il mio uomo di sempre, un padre ora, lo sento nelle mie viscere, come parte del mio braccio … >>

Marco sospira, poi mi guarda

Allora mi salta in mente di raccontargli “il ragionamento” di Emilio.

Lo vedo sbalordire, fa per ribattere qualcosa, si guarda intorno, ma io lo precedo prendendolo sottobraccio e trascinandolo verso il gruppo degli amici, gli dico

<< ogni lasciata è persa, ora siamo troppo amici! >> e scoppio a ridere.

<< Valentina, ma sei una canaglia, aspetta che mi trovo a quattrocchi con te!>>

Ride e sta pensando di farmi pagare questa mia sfacciataggine, ma io so che è un uomo d’onore e la cosa finirà qui.

 

Capitolo 12

 

Cortona Le passeggiate nell’inverno dell’anno 2008 …

“Guardavo i falchi, ero pronta per spiccare il volo con loro”

 

Mentre passeggiavo mi analizzavo, forse avevo bruciato le tappe ed uno psicologo, (che non avevo voglia di pagare), forse sarebbe stato meno paziente e più critico nei miei confronti, ma, è bene che ognuno agisca secondo i propri criteri fin quando si pensa di possedere una certa lucidità.

Riflettevo sul fatto di aver avuto tante soddisfazioni dai sacrifici affrontati nel corso della mia esistenza, avevo sempre capito che non sempre si può vivere in modo appassionante, avventuroso e fantasioso, ma, ahimé, bisogna stare con i piedi per terra.

“Non ci sono telecamere che ti riprendono quando stiri, lavi il bagno, passi lo straccio sul pavimento o rammendi, cucini o spolveri…..”

Riconoscevo di aver voluto gestire con troppo rigore i miei comportamenti rispetto alla mia originale emotività, tanto che avrei voluto vivere in futuro solo per provare “il piacere di sbagliare” e non perché non mi fosse mai capitato prima

E così un bel giorno urlai al vento ed al cielo:

<< Vaff… Valentina, te e le regole! >>

L’avevo detto!

Ora però dovevo passare ai fatti per davvero!

Desideravo di non essere più capace di far nulla per dovere.

Non avrei più voluto comprendere gli altri per prima.

Non sarei stata mai più una signora scontata e necessaria per nessuno, tanto meno come moglie, madre, amica e collega.

Desideravo essere follemente desiderata per tutti i miei ruoli e scandalosamente conquistata!

Allora mi chiedevo cosa mi sarebbe potuto accadere di nuovo?

Come dono prezioso avrei osservato il mondo che viveva intorno a me e lo avrei ascoltato, ma non sapevo ancora, come avrei risposto.

Ero in quella fase in cui forse ci si innamora per noia, ci si chiede se vivi profondamente “ te stessa”, perché sai di averne realizzato solo una parte, quella più razionale, la più facile, e … a quando l’altra?

 

 

Capitolo 13

 

Cincinnato Cena, Agosto 2009 …

 

Mio marito scherza con Fabrizia, mia cugina, sui “mesi di passione” che abbiamo passato questo inverno in famiglia, dopo le nostre operazioni alle ginocchia.

Mia figlia ci ride sopra e ci ricorda che “per un pelo” non si è trasferita dalla nonna perché non sopportava più che si parlasse solo di argomenti ospedalieri, dolori, ginocchia, gambe, ossa, muscoli e fisioterapie!

Ha accanto Gabriele, che non solo è un caro amico, ma anche il nostro chirurgo. Sorridendo. ascolta tranquillamente ciò che racconta mio marito; in verità può prevedere le considerazioni e le battute che fà, perché tutti i pazienti nei vari stadi della degenza affrontano le stesse esperienze con le stesse conseguenze, perciò immagino che per lui sia solo routine!

E’ apparentemente sereno, ma con la mente lo sento altrove, forse anche lui ha un suo mondo difficile.

Tutti lo abbiamo, guardo anche gli altri e penso ai loro problemi … pur dispiacendomi che li abbiano, mi piace partecipare alle loro vite.

Ecco perché in questo momento, non riesco a lasciare solo mio marito che, anche se lo avverto antipatico, ha diritto al mio aiuto come e più degli altri .

A volte lo giustifico pensando che forse per la sua timidezza gli riesce difficile dimostrare il suo amore per me.

O forse anche questo è un film della mia mente, inventato dalle circostanze contingenti, perché in verità è solo disamorato di sua moglie che, con la sua presenza lo assilla da oltre 30 anni e che magari, anche lui non ha il coraggio di rinunciare alla comodità della loro unione!

Non mi sono accorta che Simona, raggiunta da Tiziana, ha cominciato a farmi delle domande:

<< Lo sai che dopo ferragosto andiamo a Ponza con la nuova barca di Manuela e Massimo? L’hanno chiamata “C’è solo un Capitano”, si aggiungeranno anche tuo fratello e Lory con Gabriele e Sandra che affitteranno un gommone >>

<< Non faccio programmi, sono in ferie da oggi e non ho ancora “staccato la spina”, ma l’idea mi piace, poi con Gabriele vicino potrò fare tutti i salti mortali che mi “ passerà in mente di fare!”

<< Oddio Valentina non lo dire neanche per scherzo! Se solo lo pensi cambieranno itinerario, garantito, li conosco troppo bene … ! >>

Guardo Gabriele con tenerezza, mentre scherza con mio marito.

<< Sai Simona, ancora non l’ho ringraziato a sufficienza per l’assistenza telefonica che mi ha prestato lo scorso agosto tra Sardegna e Sicilia mentre facevamo vacanze diverse, lui con mio fratello in Sicilia e io che gli parlavo senza sapere nemmeno che volto avesse perché ancora non ci eravamo conosciuti di persona! >>

<< Ma loro sono abituati ad essere disponibili e altruisti, altrimenti non avrebbero scelto il lavoro di dottori! >>

osserva Simona.

<< Secondo me per resistere allo stress inseriscono un disco già pronto di pronto soccorso telefonico, del resto anche loro hanno bisogno di vacanze!>> e chiudo l’argomento.

 

 

Capitolo 14

 

Carlo, mio marito …

 

Ha tutti i difetti degli altri mariti ed è proprio per questo che spesso mi sono sentita di dover rivolgere alle mie amici la battuta

<< che ognuno si tenga il proprio!!!! >>

Della serie

<< a rompere siamo proprio tutti bravi! >>

Fin da bambina appena lo ho conosciuto, ho subito capito che Carlo sarebbe stato mio marito!

Una scelta dettata non solo da una carica emotiva e passionale, ma anche da quella razionale.

La simpatia, la concretezza della sua persona sono state condizionanti per la mia “Selezione Matrimoniale”.

Risulterò calcolatrice e, forse anche un po’ cinica, ma secondo me è necessaria un’analisi profonda e accurata per poter intraprendere convivenze di lungo periodo.

Infatti, ora, dopo 30 anni di matrimonio, riconosco che è stata una delle cose più indovinate che ho scelto di realizzare.

Ritengo che scegliere un uomo come marito sia una cosa completamente diversa da quella di scegliere un fidanzato per andare al cinema, a cena e poi, forse, dopocena!

Con gli uomini che avevo conosciuto prima non riuscivo a “trovar pace”!

Mi annoiavano subito o, dopo un pò!

“Lui”, invece, a differenza di molti, desiderava affrontare la vita con passo sicuro e costante, quindi niente frasi ad effetto del tipo:

<< Scaleremo le montagne! Faremo qui, lì e là >>

Di fantasia ne avevo fin troppa io, anche da vendere!

L’ho percepito da subito un uomo pratico, concreto, sensibile e colto.

I problemi ci sono stati anche per noi, ma li abbiamo superati con il desiderio comune di risolverli.

A volte provava fastidio quando i miei interessi creativi non lo relegavano più al primo posto nella mia vita e magari, per questo, potevano rappresentare una minaccia per lui.

D’un tratto smetteva di farmi i complimenti ed io, senza accorgermene, perdevo interesse per l’una o l’altra cosa.

Così per troppo amore cominciavo, sbagliando, a diventare una Carla.

Ora però desideravo ritornare ad essere me stessa: Valentina.

Non sono originale, lo so, ma, mi guardo intorno:

mio marito si annoia e di ciò incolpa l’ufficio, la moglie, la sua salute, la mancanza di liquidità per potersi comprare l’ultimo modello di macchina, di motoscafo e di moto e passa le ore davanti alla tv come se fosse “toro seduto” completando, con tutte quelle lamentele, il suo “suicidio virtuale”.

Insomma desidera ottenere tutte quelle belle cose senza però impegnarsi minimamente!

Io, fino ad allora, per una serie di motivi e non tutti dovuti solo alla mia incapacità, avevo fatto tanti “buchi nell’acqua”, ma non mi pentivo di averci provato.

Perlomeno sicuramente, in vecchiaia, non avrei vissuto di rimpianti!

Così, quando gli leggo negli occhi il suo smarrimento, la sua presunta sconfitta e la sua depressione, senza aver provato a lottare, un tempo mi dispiacevo, mentre ora, mi scatta dentro una rabbia terribile nei suoi confronti, perché si tuffa lui nella depressione al gusto di pigrizia!

Poi lui difficilmente si confidava con me, ed io anche in questo comportamento, avvertivo un rifiuto che mi feriva.

 

 

Capitolo 15

 

Le mie amiche: “ i miei grilli parlanti! ”

 

Una volta raccontai ad una cara amica la storia dei “momenti di crisi del mio matrimonio” in una mail. Consideravo fosse utile per entrambe, riflettere sulle reciproche esperienze:

<< Cara Sandra,

… provo a giustificare tutte le motivazioni, vedi anche la nostra coppia a un certo momento non funzionava e quindi anch’io sono stata ad un passo dalla separazione ma poiché ho sempre creduto fortemente nella mia famiglia ho cercato di tentare il tutto per tutto, prima di cedere alla definitiva fine di un rapporto in cui ho investito molto per anni.

Io e Carlo eravamo sposati da poco tempo, io avevo 24 anni, e lui 28.

Ero carina, molto carina e mi sentivo per questo sempre molto sicura di me!

Ma, c’è sempre un ma … !

E così un giorno Carlo tornando dal lavoro mi dice:

<< Valentina, ho perso la testa per una donna più grande di me, non bella ma molto affascinante, il suo matrimonio è in crisi allora ha cominciato a confidarsi con me ed io sento di volerla proteggere! >>

Ah, Bene, anzi … male! “penso io!”

Ero ammutolita, mi sentivo gelarmi dentro e fuori, pensavo di morire d’infarto!

Mi sentivo improvvisamente soffocare e perdere in una miriade di pensieri.

Ricordo che stavo appendendo un quadro e non so come non mi sia sfuggito dalle mani!

Sai, eravamo sposati da appena due anni, mi sono sentita persa e sola come non mai e tutto in un attimo!

Rammento allora, come se fosse accaduto adesso, che ho fatto un gran respiro, l’ho guardato negli occhi e gli ho chiesto:

<< Che cosa intendi Fare? >>

Lui mi guardava, era profondamente e autenticamente imbarazzato, forse pensava che avrebbe dovuto subire una scena isterica, ma così non è stato.

Mi ha detto che avrebbe cercato di chiarire al più presto la situazione con tutte e due.

Da quel momento non ho più accennato alla sua situazione, ne gli ho mai rivolto domande del tipo:

<< Dove sei stato? Che cosa vi siete detti? Vi siete baciati? >> nulla!

Sapevo che non dovevo umiliarmi più di quanto non lo fossi già.

L’ho lasciato completamente in pace, nostra figlia non era ancora nata, e tutto il mio ” uscire andare e venire da casa” mi è risultato più facile!

Mi facevo telefonare anche alle 10.00 di sera da colleghi assolutamente “innocui”, che mi hanno aiutato a mettere in scena quello che non esisteva!

Vedevo che Carlo ascoltava queste voci maschili ed io con disinvoltura chiacchieravo mentre uscivo dalla stanza dove era lui !

Passati circa due mesi, ritorna a casa un pomeriggio e mi chiede di uscire per fare una passeggiata:

<< Ho troncato con la collega, mi sono accorto che tu per me sei più importante, vuoi stare ancora con me? >>

Gli ho risposto “che non ero una macchinetta che, a comando, si accende e si spegne, tanto per tenerlo sulla corda!, ma che vivendo nella stessa casa tutto, forse, sarebbe stato possibile.”

Nel tempo poi lui mi ha confidato che, vedendomi così indifferente, aveva avuto più paura di perdere me che l’altra, Differentemente penso che se lo avessi braccato assillandolo con domande o comportamenti ostili avrei favorito, anziché spegnere, i sentimenti di complicità fra “ i due”.

Penso che spesso i nostri mariti ci vedano più come un’istituzione che come delle donne e forse, a pensarci bene, anche noi non siamo da meno con loro.

Poi sono arrivati gli anni dell’indifferenza, dell’apatia e, peggio della depressione …

“Oddio … si ricomincia!”

Ma lì sapevo di aver sbagliato anch’io, infatti nel frattempo, mi ero annullata sbagliando modo d’amare perché in poche parole, ero diventata il suo clone.

Poi c’è da considerare che anche per una persona vitale e forte come me, sono necessari i momenti in cui hai voglia di venire coccolata, protetta, accarezzata nell’anima, ma era inutile desiderarli, per me non c’erano mai!

Il nostro rapporto era divenuto statico, ci stavamo esaurendo come lampadine, il nostro matrimonio era come un cimitero, tanto che anch’io, per noia, osservavo gli uomini con maggiore malizia.

Eravamo arrivati al punto della separazione.

Ma allora c’era la nostra bambina, avevamo delle responsabilità in più e non potevamo certo solo per pigrizia, gettare alle ortiche qualcosa di importante come la nostra unione.

Quindi un giorno mi sono fatta coraggio e gli ho chiesto:

<< Pensi ad un’altra? Hai un amante? Perché se non ha impegni con altre donne, ti chiedo di tentare ancora una volta di ricominciare insieme per come ci stiamo riscoprendo, io e te insieme per una nuova vita, c’è il rischio che le cose possano anche peggiorare, ma al punto dove siamo, abbiamo di fronte a noi, solo un triste percorso! >>

Ti posso garantire di non essermi mai pentita di aver aggiunto insieme a Carlo altri 12 anni intensi, vivi ed interessanti al mio matrimonio.

Da allora vivo in casa un’ esistenza più rilassata perché dedico più tempo a me stessa.

E’ sbagliato giudicare la nostra convivenza quotidiana scontata e monotona.

Ad ogni mia lamentela Carlo mi ha sempre risposto:

<< Che cosa vuoi fare? Mettiti seduta a guardare la tv se sei stanca come me, chi ti obbliga a fare la spesa, stirare camicie o preparare cene? Sicuramente quando sarà l’ora “qualcuno” la preparerà >>

A quel punto l’ho preso in parola! Sono tornata a dipingere, leggere, scrivere vivendo una nuova vita più rilassata e felice.

Molte volte all’ora di cena mio marito e mia figlia mi guardavano ed io rispondevo loro con un sorriso; a quel punto Carlo “ silenziosamente ma pensierosamente ” si alzava per apparecchiare ed io lo seguivo sempre “sorridendo”.

Un altro giorno il frigo era rimasto vuoto, allora Carlo scendeva a comprare della pizza promettendo che il giorno dopo avrebbe fatto la spesa!

Come se nulla fosse successo io non dicevo nulla, niente commenti, nessuna scenata! E tante espressioni che oscillavano tra “l’ochesco e l’ebetismo!” alternate a sguardi persi nel vuoto ”

Poi, quando occorrevano, non si trovavano più camicie stirate!

Del resto mi ripeteva spesso e sempre convinto: << Siediti poi le stiro io dopo! >>

Nel frattempo ero sempre carina e amorevole, mi occupavo comunque della bimba, della casa,, di tutte le altre incombenze quotidiane quindi lavorando sempre moltissimo rispetto al loro far niente!

Tornavo a casa con dei pensierini carini per tutti e due e non potevo essere rimproverata proprio di nulla.

A quel punto mio marito era diventato vittima dei suoi suggerimenti.

Quando ho capito che per Carlo la misura era colma gli ho spiegato che secondo me la qualità del nostro matrimonio doveva dipendere dalla nostra complicità, dalle coccole, dalle belle chiacchierate, dalle confidenze, insomma non sarebbe più dovuto dipendere dal numero di lavatrici avviate, dai panni stesi o stirati, dai pranzetti preparati!

Non sono mai più stata  la moglie isterica di una volta, se una cosa non è giusto farla, non la faccio e curo di più la donna che sono, al punto che lo scopro un pò geloso e questo mi gratifica.

Cara amica, non pensare che siano tutte rose e fiori, quando parto per passare da sola una settimana a Cortona, capiscono che hanno raggiunto i limiti, si spaventano e quando ritorno riesco a vivere di rendita per qualche mese!

Solo che non accetterò mai più di sciupare momenti preziosi ed unici della mia vita con inutili chiacchierate sulle banane, saponi, detersivi e carta igienica …

Lotto per alzare la qualità del nostro rapporto del nostro stare insieme!

Sapessi quanti fallimenti colleziono, non provo rammarico per nulla, e vado avanti, ma non accetto che nessuno, neanche mio marito, mi fermi se credo in quello che sto facendo.

Posso permettermi di essere così determinata perchè ho conquistato con enormi sacrifici quello che ho raggiunto in famiglia ed ora è venuto il tempo di dedicarmi maggiormente alle mie passioni personali.

Il mio punto di forza è non avere un’amante, ma non perché mi manchino le tentazioni, ma piuttosto metto sempre sui piatti della bilancia quello che c’è in gioco, e scelgo sempre mio marito ed il rispetto che la mia famiglia deve conservare di me!

Se un giorno avrò un’avventura sarà solo perchè lo vorrò fortemente e non per puro caso, perché al punto di non ritorno si arriva sempre passando per tanti altri punti e si deve essere sempre presenti!

Ciao

Vv

***

 

Alle mie amiche raccontavo il bello e il brutto del mio matrimonio e non usavo sempre solo parole eleganti, raccontavo quella che un tempo consideravo la mia prigione, ora era la fonte della mia libertà.

Nella condizione di donna sposata, cinquantenne, socialmente potevo muovermi con molta più libertà di una single. Mi ritrovavo ad organizzare eventi importanti sia a Roma che a Cortona, curando i miei incontri mondani e arricchendomi del valore delle persone che incontravo.

Al giorno d’oggi gli uomini osservano donne più giovani di me e finalmente non ho più da temere corteggiamenti imbarazzanti.

Mia figlia, desiderava che stessi “fuori dai piedi!” E’ una ragazza molto in gamba e responsabile, frequenta il DAMS con brillanti risultati dandoci molte soddisfazioni.

Mio marito, nel frattempo è diventato più sereno, ha trovato un gruppo di nuovi amici con i quali si sente molto a suo agio ed ha un nuovo interesse che lo coinvolge molto e tutto ciò è fonte di tranquillità per me.

 

 

Capitolo 16

 

Cincinnato Cena Agosto 2009.

Ogni tanto sgusciavo fuori dai mie ricordi e tornavo al presente …

 

La cena prosegue con successo, sono giunti nel frattempo gli ultimi amici: Daniela e Paolo da Anzio, Manuela e Massimo con Carla e Luca dal Circeo, Francesca e Giuseppe da Roma e così ci ritroviamo finalmente tutti seduti intorno ad un grande tavolo.

Mia cognata Lory ha preparato una gustosa lasagna al radicchio, mentre l’altra mia cognata Cristina con il marito Tommaso, hanno portato il “ Don Tommaso” un olio pugliese di loro produzione per condire la bruschetta. Attualmente viene servito persino in un elegante circolo londinese. Questo ragguardevole risultato mi da un’enorme piacere, perché è meritato, conoscendo bene la difficile attività di mio cognato, piena di fatica e solitudine.

Ma ora festeggiamo tutti insieme una bella serata estiva!

Mio fratello ha iniziato a parlare di automobili già dalla prima portata, del resto il suo lavoro è venderle. Fin da piccolo, i motori sono stati la sua più grande passione, in verità lo sono stati i treni, ma “ la vedo difficile venderli!”

Ecco arrivato il momento di servire i dolci. Gli amici che fino ad ora avevano spiluccato il cibo, si tuffano con decisione e con gridolini di meraviglia sui vari vassoi. Scopro Sandra, Tiziana, Emanuela sempre più ghiotte. Esterrefatta osservo eleganti signore come Marina leccarsi le dita per gustarsi fino in fondo la cioccolata rimasta sulle dita! L’età grazie a Dio ci sta liberando a piccole gioie!

E’ affascinante ed incredibile osservare le espressioni ed i gesti delle persone golose. L’approccio che hanno col cibo racconta molto di loro, esternandone la vera personalità, tanto che, persino quelle più riservate, di fronte al dolce appaiono estroverse e passionali, insomma più vere.

Alle persone chiuse dedico le mie più segrete attenzione, è come se le aspettassi al varco, prima o poi so che riuscirò a percepire e a cogliere anche in loro il lato folle che è in ognuno di noi. Mi piace disegnare le persone nella mia testa.

Non so se sia una maniaca dell’osservazione, ma ci sono talmente tante cose nella realtà di tutti i giorni da scoprire, studiare, approfondire che non mi annoio mai. A volte mi sembra sprecato chiudermi in un cinema, perché nel corso di una semplice passeggiata, potrei sempre perdermi qualcosa di unico ed irripetibile!.

Devo dire che in questa serata nessuno ha mancato di farmi i complimenti per come fossi dimagrita, per il taglio carino dei capelli e la scelta del vestito.

Sono soddisfatta, cammino spedita e, finalmente, mi sembra di lasciarmi alle spalle la sofferenza del mio corpo.

Ricordo ancora l’emozione provata nei primi minuti in cui ho ripreso a correre, l’sms inviato con entusiasmo infantile a Gabriele, il chirurgo che mi ha operato, per comunicargli: <<Camminooooo!!!!!>>, ma anche i dolori che ho sofferto nella notte e come soffocavo il pianto ed i singhiozzi nel cuscino per non farmi sentire da Carlo, che, a ragione, mi avrebbe rimproverato per la mia impulsività, mentre io la traduco come semplice gioia di vivere.

Ma il giorno dopo ero di nuovo sul percorso sportivo pronta a riprovarci.

Sin da quando ero in fasce, o giù di lì, ho capito che senza impegno non si conquista nulla e gratis non dà niente nessuno.

Marco si siede vicino a me; con lui mi sento bene, come con me stessa …

Se potessi dedicarmi di più alla nostra amicizia, sarebbe magnifico, ma, saggiamente, cerco di evitarlo poiché, conoscendomi, capisco che potrei essere vittima di “raptus incontrollabili”

Mia figlia, seduta vicino a Michele, parla spensierata con i cugini Giorgia ed Andrea e ogni tanto, la scopro ad osservarmi intensamente.

Mi piace perché è una persona profonda e sensibile del resto sento che ha avvertito il pericolo rappresentato da Marco; lo stima ed gli piace la sua educazione, non ha mai preso delle confidenze meno che dignitose nei miei confronti, rispetta il valore del nostro rapporto di lavoro, sa che lui mi sta aiutando a realizzare il “ mio sogno ”.

 

 

Capitolo 17

 

Mia figlia:

Che dire di Giulia?… “ soliti litigi tra mamma e figlia! .. .”

 

… Quando risponde ad una mia chiamata telefonica lo sempre usando un “ pronto spazientito!”, mentre quando è lei a chiamare, entro in ansia perché sono certa che arriveranno difficili richieste. Ma questo, sono certa capiti anche ad altri genitori!

Ovviamente e, per fortuna, spesso sono io a chiamare!

Ecco un messaggio che le ho appena inviato

<< scuse accettate, mi dispiace ke sei nervosa, la cosa buona per te è che sei giovane e bella. Ti auguro di avere sempre la forza di scegliere il meglio anche se è una cosa nuova e non il vecchio solo perchè noto. Il libro procede bene, sono contenta dell’arricchimento che sto avendo! Baci … la tua mamma.>>

Non sono mai scontata con lei; sono istintiva, premurosa e autentica. Le ho sempre motivato le ragioni di un divieto, nella maniera più opportuna alla sua età.

Per me è bellissima, affettuosissima, ha grinta quando vuole, come a volte invece, ha persino paura della sua stessa ombra.

E’ pigra quando il suo interesse è scarso, mentre è più coraggiosa di un leone, quando desidera ottenere quello che più le piace …. è il ritratto al femminile di suo padre!

Mia figlia vive “tutta presa” dal suo onnipotente e dorato egoismo, e fin qui è in linea con gli altri ragazzi, ma, a onor del vero, devo riconoscerle anche delle qualità che ai miei occhi la rendono diversa e migliore di tanti altri giovani.

So che devo lasciarla volare da sola, ma che sofferenza per una madre rischiare di vederla precipitare rovinosamente a terra!

Ammetto che noi genitori superprotettivi, sbagliamo quando desideriamo che “ tutto il brutto della vita” capiti a noi, invece che ai nostri figli, come se non li vedessimo in grado, dopo una “tosta” caduta, di risollevarsi da soli e rimettersi in piedi meglio di prima”.

Mi ha fatto ben capire che il bacio della buona notte non è più di moda, parlarle di persona significa farsi bastonare dalle loro “espressioni pesanti” frequentemente ricorrenti, come il classico “Che palle!”, quindi, se non volevo farmi del male, ma, al tempo stesso non potevo fare a meno di collegarmi con l’estremità del mio cordone ombelicale, le inviavo un messaggio:

“ tvtttttttttttttttttttttb mamma”

E lei carinamente mi rispondeva con messaggini dalle meravigliose parole.

Una sera a tavola mentre guardavo mia figlia pensavo che lei rappresentasse la mia più grande realizzazione, il mio capolavoro: “muove le ciglia, ha guance vellutate, respira, vede, scrive e pensa!”

Era concentrata nello studio di non ricordo bene quale corrente cinematografica, la guardo e mi chiedo: “che cosa ho mai fatto per meritare di godere di questa felicità”!?

Più tardi a cena, alla mia famiglia incuriosita, leggo parte di quello che mi aveva visto scrivere poco prima. Mia figlia anche se interdetta, sorride felice.

Penso che sia anche un po’ stupita e al tempo stesso intimorita dal constatare quanto potere abbia sui suoi genitori, ma, orgogliosamente devo riconoscerle il merito di non approfittarne quanto potrebbe.

Capitolo 18 

Teatro Signorelli: Una  commedia brillante, un incontro, nell’inverno dell’anno 2008……

Ero a teatro, un bell’edificio costruito nella seconda metà dell’Ottocento, in perfetto stile neoclassico. E’ stato progettato per una piazza sottodimensionata, e, per questo, l’edificio appare ancora più imponente. Fa propri due lati importanti del campo, con un portico scandito  da  9 arcate, di cui 7 sulla facciata principale e due su quella laterale.

Al piano superiore, le finestre, incorniciate da belle  mostre in pietra serena, sembrano essere li per fini ornamentali, che per le loro funzioni, tanto risultano ben integrate nel prospetto progettato dall’architetto Carlo Matteschi, contribuendo sensibilmente al raggiungimento dell’eleganza  nel suo insieme.

I contrafforti, del portico all’interno, reggono le coperture a lunette. Risulta essere come un importante salotto per questa città.

La grande sala a guscio è impreziosita da pitture ornamentali turchesi che schiariscono il cupo rosso porpora dei velluti.

Ero seduta in platea, in terza fila e subito mi accorsi della presenza di Marco, lui era in un palco riservato alla stampa, al secondo ordine.

Ancora non avevo percepito l’importanza del ruolo, da lui ricoperto nell’antico quotidiano distribuito in tutto il mondo.

Ero vestita sobriamente, ma poiché mi stavo riprendendo bene fisicamente, pure indossando un sacco avrei attirato gli sguardi, anche dei più distratti.  Si, quella sera il mio naturale carisma aveva acceso gli “special”.

Non sono una donna da prima pagina, e molti mi considerano solo “da letto” e solo alcuni si innamorano perdutamente, comunque è vero che la mia grande energia si diffonde ed arriva a chi mi sta vicino portando felicità.

Quella sera conversavo piacevolmente con i miei vicini, bravi attori che, in un’altra occasione, avevano già recitato in quella piacevole commedia commentando insieme i punti salienti del lavoro.

Poi sono andata a salutare Anna, una mia cara amica che era sola quella sera, a causa dell’infermità del marito e con lei ho scambiato affettuose parole.

Con la coda dell’occhio avvertivo lo sguardo di Marco su di me, avevo la percezione che non mi perdesse di vista e studiasse con curiosità le persone che salutavo.

Ma rimaneva isolato nel suo palco, poi vidi una macchia di colore rosso sovrapporsi alla sua figura.

Fu più forte di me, alzai decisa lo sguardo e vidi una donna bellissima, da “copertina”:

Rossa! Giovane! Elegante! Una di quelle figure altere che speri di non incontrare mai, perché impossibile da non invidiare o quanto meno ammirare persino per una come me, che vive sempre la vita allegramente..

Ma tutto ha un limite! Quando è troppo è troppo!

Avete  presente Julia Roberts in Pretty woman?

Che le vuoi dire è simpatia pura?…Non solo!

Bene, Marco era in sua compagnia a teatro quella sera e dopo l’avrebbe sicuramente accompagnata a casa….Solo accompagnata ???????????

La gelosia……

“La gelosia è un orribile sentimento che ti fa stare molto male…ti offusca la mente…..ti fa entrare in una grotta, buia e profonda,  sentire un odore cattivo, provarne la nausea, e restare impalato a respirarlo.

Fai finta di scappare….. ma stai lì a farti solo del male!”

Da quel momento ho spento gli special, ho seguito la commedia fino alla fine, ma il mio umore era ormai buio!

Cercavo di concentrarmi sulla recita e devo dire che in parte me la godevo pure, ma il mio orizzonte visivo non si staccava dal palco in alto per farmi solo del male!

***

Marco non sarebbe voluto uscire quella sera.

Era stanco, ma aveva promesso a Samantha di accompagnarla a vedere la commedia recitata da una sua amica.

Gli piaceva il teatro, ma adorava soprattutto la lirica.

Quel giorno aveva dovuto operare una bambina che era stata investita da un ubriaco davanti all’uscita della sua scuola mentre aspettava che la venissero a prendere.

Aveva fatto di tutto per salvarla, era stata presa in pieno petto ed, oltre a tutte le varie contusioni, lussazioni e rotture per tutto il corpo, aveva subito una lacerazione arteriosa vicinao al cuore.

Ancora non aveva sciolto la prognosi.

Aveva due figli maschi, li aveva sempre adorati, ma gli era rimasta la voglia di amare una figlia femmina.

Mentre operava e ricuciva velocemente e con il massimo della precisione quel piccolo corpicino, si scoprì preda di una struggente tenerezza, al punto che dovette rimproverarsi in più occasioni, perché il coinvolgimento e l’emotività rischiavano di mettere a repentaglio la sua bravura di chirurgo.

Aveva riconosciuto la voglia di una boccata di “polvere bianca”. Si era spaventato al solo pensiero, oramai aveva lasciato tutto alle spalle. Cacciò con violenza il terrore di quella rivelazione…..

Quando era in sala operatoria non si doveva lasciar andare, i sentimenti li avrebbe ascoltati  successivamente incontrando i parenti dei suoi pazienti e non sempre e  con suo grande rammarico, gli era capitato di poter regalare buone notizie.

Il fatto era che più diventava famoso e più gli si presentavano casi difficili quindi i risultati positivi erano faticosi da conquistare.

Si sentiva come un monaco, solo che lui era votato alla cura dei corpi delle persone sofferenti che, fiduciose, gli si rivolgevano.

Mentalmente era molto diverso dai suoi amici.

Quasi tutti gli uomini di medicina hanno una visione particolare del mondo rispetto agli altri mortali”, dettata sicuramente dalla conoscenza approfondita del corpo umano, dei suoi problemi e dei suoi limiti e per questo motivo sono più ad agio nel loro ambiente, anche perché non devono controllarsi mentre parlano.

Una volta mi sono trovata ad ascoltare, una conversazione al cellulare del chirurgo che mi avrebbe operato al ginocchio con un suo amico.

Ascoltavo perché incuriosita dai pareri che si scambiavano fra medici su un caso analogo al mio , ma lui accortosi, ha accelerato la fine della conversazione.

Sono stata sicuramente scambiata per una curiosa, ma penso che a volte, sapere a cosa si va  incontro, può essere d’aiuto per una fattiva collaborazione medico/paziente.

Marco forse era anche troppo attento alla sensibilità dei suoi pazienti, tanto da aver sicuramente trascurato la sua vita privata ed è anche giusto che quando si ha un lavoro che fa sentire felice, ci si dedichi ad esso, diventa parte vitale della personalità.

Sapeva di non soffrire del delirio di onnipotenza, non per scelta ma perché il destino lo aveva stroncato sul nascere la prima volta che un paziente morì tra le sue mani.

Nulla lo aveva consolato, neanche le telefonate del suo mentore, un famoso chirurgo internazionale, che gli ricordava come e quanto fosse stato scrupoloso ed onesto nell’avvisare doverosamente ed anticipatamente i parenti della vittima dei rischi che un intervento così difficile avrebbe rappresentato.

Gli altri “baroni” erano stati più furbi e realistici evitando il rischio di un fallimento professionale, di un colpo basso alla loro fama, purtroppo la scienza non poteva ancora fare molto contro quel brutto male.

In cuor suo sentiva che non doveva  negare la speranza di guarigione ai congiunti del malato; per lui il paziente era più importante del suo successo.

Quello era il suo modo di amare gli uomini. Per lui il tentativo di salvare una vita umana rappresentava la sua più intima e profonda preghiera quindi si era esposto a quel rischio e accettò la sfida.

Quella sera quando si affacciò dal palco di famiglia, scrutò il teatro affollato e cominciò a salutare visi di persone più o meno conosciuti, poi scorse Valentina.

Sobria nonostante indossasse un abito nero dal taglio moderno, e intorno al collo avesse tre fili di perle bianche che le illuminavano il viso, non poteva definirla banale.

Anche lei era alle prese con i saluti.

Aveva un sorriso dolce e al tempo stesso accattivante ed era avvolta da un’aurea di energia pura!

Lui aveva accanto Samantha e sapeva che per questo motivo tutti lo avrebbero invidiato, del resto lui stesso ne era più che compiaciuto, tanto da sperare di chiudere degnamente la serata finendo nel suo letto dopo lo spettacolo.

Si divertì ad osservare che parte della platea guardava Valentina e non solo per la curiosità che suscitano gli ultimi arrivati in paese. Lei sembrava possedere un magnetismo particolare e tutti subivano il suo fascino.  Al suono della seconda campanella la vide accomodarsi in terza fila, proprio sotto di lui.

Il suo bel decolté attirava lo sguardo degli uomini; lui pensò che se dalla sua postazione avesse lasciato cadere una pallina di vetro, di quelle con cui giocava da piccolo l’avrebbe certamente centrata tra i seni.

“I nostri sguardi si erano incrociati per pochi attimi ma forse lui non era sicuro che avessi ricambiato il suo saluto”.

Marco dopo quella sera a teatro si ritrovò, molte volte a pensare a lei nelle occasioni più inaspettate, quando gustava un caffè con i colleghi, o quando ricambiava un sorriso aperto ed allegro di una donna, oppure osservando il galleggiare di un pallone in piscina, perché gli ricordava il suo modo  di scivolare nell’acqua.

***

Lo stesso accadeva a me, già perché quell’uomo mi attirava come una fonte di luce cattura una falena.

Non mettevo mai a confronto mio marito con lui, non avrebbe avuto alcun senso cercare delle motivazioni per questa mia passione e, tanto meno fare una classifica tra i due.

Viaggiavano con due donne diverse anche se “il contenitore” era lo stesso.

Una volta vidi un film bellissimo il “Principe delle maree” in cui il protagonista, diviso tra due tipi diversi di amore per le sue due donne, si rammaricava del fatto di non avere la possibilità di vivere due vite, allora optò per quella che gli era capitata prima.

Una sorta di “ par condicio!”

Vite parallele vissute in mondi differenti alla luce del sole, senza inganno dunque : “ecco, pensavo, quella situazione avrebbe fatto proprio caso mio!

Capitolo 19 

Poi ci incontrammo fra amici…………..

A Cortona, come a Roma, dilagava il gioco del burraco.

Si organizzavano piacevolissime serate, ognuno a sua scelta portava qualcosa da mangiare per cena, così alcune volte capitava di mangiare solamente “primi”, o  “insalate” o   “salumi”, ma, comunque, per i nostri palati, sembravano sempre menù eccellenti.

Quella sera eravamo ospiti di Fanny e Daniele, una coppia a me molto cara.

Abitavano in un attico e superattico di un palazzo antico nel centro della città, e per quella riunione eravamo ospitati nel salone del piano superiore, da dove si godeva una vista sulla Val di Chiana, uno spettacolo superbo che riempiva gli occhi di grandi suggestioni.

Conoscevo quasi tutti, ero vestita con un abito che avevo ideato e lavorato all’uncinetto, che forse mi fasciava un po’ troppo, ma che, ultimamente, mi stava meglio.

Portavo ancora i tacchi bassi a causa del problema al ginocchio, certo che prima o poi avrei dovuto prendere la decisione di farmi operare così poi avrei potuto sbizzarrirmi con i tacchi alti!

La serata era proprio piacevole, le pietanze ottime e  “noi cuoche” eravamo state valutate con votazioni e commenti simpatici da tutti i commensali.

Ci raccontavamo le novità, poi, in ultimo, arrivò Marco e notai subito, che era solo.

Era bellissimo anche se aveva il volto segnato dalla stanchezza.

Salutava con cordialità e guardandosi intorno rivolgeva a tutti sorrisi pieni di calore, la sua voce era rilassata, si vedeva che aveva “staccato la spina”.

Io ero in un luogo un po’ appartato del terrazzo, avvolta dalla notte ed accarezzata dalle luci calde e soffuse delle lampade e dai funghi diffusori di calore.

Mi stavo godendo il panorama comodamente sprofondata in una poltrona.

Anche il terrazzo era arredato con molto buon gusto.

Fanny era una bravissima arredatrice, aveva accostato salotti color panna, di vario disegno, con tavolini bassi sui quali era adagiata dell’oggettistica di alto design.

Accanto a me c’erano altri conoscenti che “conducevano” la conversazione così per me fu facile seguirlo mentre avanzava tra gli invitati.

Ero divertita da come il suo sguardo si accendeva di vivacità un attimo dopo l’altro. Al momento di scegliere il cibo si capiva quanto fosse contento di aver preso la decisione di essere lì e si vedeva che il mangiare rappresentava per lui un bel rito.

Portava una camicia celeste con un maglione dello stesso colore, poggiato sulle spalle, jeans marroni aderenti e scarpe sportive di camoscio color carta da zucchero.

La giacca color cammello, l’aveva poggiata su una sedia, ma con cauta fanaticheria manteneva al collo una pashmina color glicine.

Quest’ultimo accostamento era decisamente modaiolo e rivelava più voglia di trasgressione di quella che la sua posizione di chirurgo di fama gli poteva consentire.

Portava al polso un elegantissimo orologio di marca, doveva essere un collezionista perché ne sfoggiava uno diverso ad ogni occasione. Mi sono sempre divertita a riconoscere il carattere e l’umore dell’uomo che avevo di fronte, attraverso il suo stile nel vestire.

Infatti per un uomo ricchissimo, indossare lo swatch dimenticato dal figlio nella sua ultima visita al babbo, era segno di grande ed umile sensibilità, esprimeva quanto lo volesse sentire ancora vicino.

Alcune volte mi era capitato di vedergli al polso un orologio del figlio.

Intanto la padrona di casa aveva predisposto le estrazioni per formare le coppie di gioco e noi due capitammo insieme.

Allora mi scorse e mi venne incontro per salutarmi.

Il suo sguardo era caldo e più si avvicinava, percepivo la sensazione di essere avvolta dall’aurea della sua persona.

Quando entra nel mio campo radar le “rotelle” del mio cervello, vivono di volontà propria, formano turbini di emozioni incontrollabili. Cerco di rimetterle in riga, ma i circuiti, ormai fusi, non trasmettono più gli enzimi della prudenza.

Il risultato per me è disastroso: mi emoziono e quando sono in questo stato non parlo ma grido con voce stridula, sfoggio un sorriso da ebete al centro  di due guance in fiamme e le frequenze si impallano…Dio che cosa orribile, mi sentivo soffocare!

Mi dette un bacio per guancia, aveva un profumo buonissimo che mi indusse a respirare ancora più profondamente per inspirarne avidamente di più…la presa delle sue mani sui miei avambracci era forte e mi trasmetteva la sua essenza.

Mentre mi salutava mi guardava con insistenza le mie labbra, che desiderasse baciarmi?

Ricordo ancora parte dei nostri dialoghi.

Marco mi chiese subito << Ciao, come stai? Ti è piaciuta la commedia l’altra sera? Non male, vero?>>

<<Si mi è piaciuta molto, ma non ero sicura che mi avessi vista!>> rispondo come una sciocchina.

Il burraco è un gioco di società divertente, leggero, che non richiede molta concentrazione e meno ancora intelligenza, ma fa scorrere una serata in allegria fra amici favorisce la confidenza.

Le battutine, i sorrisi, le occhiate più scrutatrici erano tutte per me, una buona occasione per affondare il mio sguardo negli occhi profondi e liquidi di Marco, ma non riuscivo a trovare nulla da leggere, quella sera erano come stanze vuote, senza mobilio.

Che sensazione strana!…. non mi permetteva di leggerci nulla.

La casa aveva il condizionatore, così la nostra ospite permise di fumare e Marco era stato fra i pochi ad accendersi la sigaretta.

Non credo che fosse un accanito fumatore, ma penso che per lui fosse un rito serale come quello della grappa e della cioccolata.

Lo osservavo e avrei desiderato essere il suo accendino. Non di quelli usa e getta che  non si tengono in alcun conto, ma  di quelli preziosi che  conservi gelosamente perché fanno parte dei ricordi più importanti della tua vita e per farmi desiderare come quando si cerca  perchè si rischia di averlo perso e hai proprio voglia di fumarti una sigaretta e non una qualsiasi, ma di quelle dopo il caffè, dopo una cena o dopo l’amore.

Vorrei essere afferrata con la stessa bramosia ed accendermi con il potere della tue dita.

Vorrei essere il tuo accendino mentre lo passi distrattamente tra le dita,

 per poter essere partecipe delle tue riflessioni più intime,

quelle che ognuno negherà anche a se stesso.

Vorrei essere il tuo accendino per poter illuminare le tue ore più buie…e sole”

Così mentre cedevo le carte e sorridevo alle formali battute di gioco, ero persa in ben altre riflessioni!

Ero curiosa di conoscere i suoi pensieri, ma solo perché desideravo di esserne parte! :o)

Finita la serata lui mi accompagnò a piedi fino al portone di casa mia, che dista pochi passi da quella di Fanny e Daniele.

Salutandomi con un casto bacio mi accennò che aveva curiosità di leggere alcuni capitoli del libro che stavo scrivendo. 

Capitolo 20

Cena, agosto 2009…

Era giunto il momento del caffè……

Mi alzo in piedi e chiedo:<< Chi prende il caffè? Carlo, amore, tu pensa ai liquori, Marco assaggia il nocino che prepara mio marito, ma attento perché è fortissimo!

<<Grazie, me ne hai parlato tanto, pensa Carlo che tua moglie sta studiando un’etichetta appropriata per presentarlo in una mostra ………>>

<<Marco!!!, doveva essere una sorpresa!>>

Allora Carlo mi intima di farmi gli affari miei << Il giorno che vorrò produrlo lo deciderò da solo, senza che sia tu a pensarci, anzi è meglio che ne stia fuori>>

“Sempre carino!” Sono ormai abituata alla sua “simpatia”, riesce a vedere in negativo anche le gentilezze! “Pazienza!”

Così vado in cucina e con l’odore del caffè mi ritorna alla memoria un’ altra tazzina”……………….

Capitolo 21 

Inverno 2008 il caffè del mattino…nella soggetta della casa di Cortona

Stavo preparando il caffè e mi godevo uno dei momenti più piacevoli della giornata; ero arrivata molto tardi  la sera prima da Roma.

Carlo aveva programmato una gita in moto e mia figlia non mi avrebbe seguita neanche se le avessi raddoppiato  la paghetta settimanale.

Mi ero appena svegliata ed indossavo una romantica camicia da notte di mia creazione color panna e lunga fino ai piedi.

Ricordavo quando da piccola a casa di mia nonna paterna, che era sarta, giocavo a  travestirmi da dama e principessa. Mi cucivo addosso stoffe colorate che mi apparivano vestiti preziosi dai lunghi strascichi. Che momenti indimenticabili per un bambina!.

La colazione per me è un momento incantato, una cerimonia vera e propria da vivere con tanto di pizzi e merletti, porcellane e dolcetti e quella è l’occasione in cui mi accingo sempre con gioia a scartare il regalo di una nuova giornata.

Non ho mai vissuto la sindrome da “protagonista da film”, ne, tanto meno quella “del grande fratello”, vivo questi momenti  per me stessa, senza  mai immaginare di avere una telecamera puntata sulla mia vita.

Sono sempre più cosciente di essere l’attore principale della mia vita e per questa ragione vivo quel ruolo curando sempre anche i più piccoli particolari.

Ultimamente sto bene con me stessa e so che per tutta la vita mi donerò il primo sorriso del mattino e l’ultimo della buonanotte.

Finalmente a 50 anni ero riuscita a volermi bene ed ero diventata persino permissiva di fronte ad eventuali errori che avrei potuto commettere. Da ragazza tutto mi appariva solo bianco o nero ero intransigente nel riconoscere le sfumature dei grigi.

Come tutti gli adolescenti ero spaventata dalla mia stessa personalità. e scappavo da me stessa. Forse avevo timore di conoscere le mie potenzialità perché, a quel punto, le  avrei dovute applicare in qualche modo e, forse per pigrizia,  era preferibile e più comodo per me ignorarle!

Sono, comunque, venuta su “forte  e dura”. Il mio punto di forza è stato riconoscere sempre e subito i miei tanti limiti.”

Ma…tornando al caffè, mentre lo sorseggio sento squillare il cellulare:

<< Pronto!?!>>

<<Disturbo? Sono Marco…è troppo presto?>>

Tra me e me penso ”Oddio per te non è mai troppo presto, o troppo tardi, o non so cosa … !”

Rispondo invece :<<Ciao,! No, non disturbi affatto, mi alzo sempre presto>>

Marco: << Ma che fai ascolti Mozart di primo mattino? …. sento anche odore di caffè…>>

Valentina: <<!?!>> Penso di essere in piena confusione quando….

<<Drin!>> …. suona il citofono di casa!

Valentina: <<Scusa sta suonando il campanello di casa!>>

Marco: <<Vai, vai pure ad aprire! :o) >>

<<Ciao, sono Marco posso salire?>>

Valentina: o o

O    !!!!????!!!!

A quel punto l’imbarazzo totale mi fa entrare nel panico più assoluto … ma non perché si era presentato a casa mia senza avvertirmi, di quello anzi ne gioivo: ero semplicemente dispiaciuta  di non essere presentabile per questo incontro desideratissimo!!!

Così in quei 15 gradini che ancora ci dividevano, eseguii quello che uno staff qualificato di truccatori cinematografici effettua in due ore  :o)

Immersa in una nuvola di profumo alla lavanda, andai ad aprire la porta e gli dissi:

<< Ciao!>> :o)

Con un lento e seducente sorriso, Marco mi offrì un << Buongiorno>> che già, da solo fu un preludio di una giornata indimenticabile.

i nostri sguardi si illuminarono di felicità e simpatia!

Trovavo decisamente intrigante quella situazione.

Marco, un illustre sconosciuto, che varcava la soglia di casa mia. A onor del vero in quasi 30 anni di matrimonio non mi era mai capitata una così “affascinante e peccaminosa situazione!”.

***

Lui si ritrovò in un ambiente caldo e raffinato, ogni angolo era stato amato, curato, rispettato.

C’erano le travi originali del 600, adornate da capitelli in legno intarsiati con dolci curve. Le porte si affacciavano sul grande ingresso soggiorno, erano incorniciate da mostre in pietra serena della stessa epoca.

Come sfondo, il “living” presentava dei finestroni con al centro una colonnina rinascimentale simile a quelle esistenti nel portico della Chiesa di San Nicolò nel quartiere alto di  Cortona.

C’erano poltrone ed angolini progettati per la meditazione e per il piacere di godere momenti intimi.

Dal grande camino in pietra serena si diffondeva ancora il tepore di un fuoco acceso la sera prima, infatti se avesse rimosso le ceneri, sarebbero emerse le braci colorate di rosso.

Si immaginava la scena con Valentina illuminata dalla luce rosata delle fiamme, avvolta in una vestaglia di seta, in quell’atmosfera da garconniere.

Scoprirà in seguito che Valentina aveva personalmente curato il progetto di restauro della casa con il recupero dei suoi vecchi arredi. I risultati erano sorprendenti, aveva dimostrato di avere molto buon gusto e fantasia pur con una certa parsimoniosa.

***

<<Entra, ero sulla soggetta a prendermi un caffè, ne vuoi uno?>>

Marco torreggiava su di me, ed io mi sentivo anche più piccola perché ero addirittura scalza.

Poi con uno sguardo venato di misteriose ombre, dello stesso colore del brandy, mi disse che si stava recando a Firenze per partecipare ad una riunione del giornale , e avrebbe desiderato che lo seguissi… Non potevo credere alle mie orecchie e gli risposi:

<< sono ancora così, in camicia da notte …ma….certamente  mi piacerebbe!>>

***

Lui era decisamente divertito dal mio imbarazzo… doveva aver chiaramente compreso che la piccola signora era cotta di lui!

Anche lui si sentiva molto attratto dalla sua sensualità, solo che voleva far credere di essere interessato di più alla sua testolina ed alla sua penna, che al suo corpo.

Trovava infatti che le sue idee fossero di tendenza, ed era deciso a coinvolgerla in alcuni dei suoi progetti editoriali.

Aveva avuto modo di leggere alcune sue pubblicazioni e visitato a Cortona, in tempi recenti, una sua personale di grafica pittorica.

Non era preoccupato di provare quella attrazione perché era inevitabile rimanere affascinati da Valentina, ma aveva le più belle donne di Firenze ai suoi piedi che, se proprio doveva trovarsi con un desiderio dirompente fra le gambe, avrebbe potuto soddisfarlo con una di loro,… con  “tutte tranne che con lei.”

Era convinto fosse un “ buon prodotto” da curare e da non perdere solo per causa di “implicazioni sessuali”.

Però, adesso, saperla sotto la doccia nuda, con quelle grosse tette, gli faceva rimescolare il sangue di prima mattina! E intanto nella sua mente non faceva che ripetersi: “Dai Marco ha 50 anni! Hai tra le mani una donna sensazionale di 35, un po’ noiosa magari, ma bella da morire. Peccato che prima o poi dovrò troncare con lei per l’assillo che mi sta dando per la voglia di avere un figlio insieme. Figuriamoci se io alla mia età vado a mettermi in simili situazioni! Piuttosto me lo taglio! Beh per modo di dire!”

***

<<Sbrigati, hai solo 15 minuti di tempo!>> grida Marco da dietro la porta del bagno.

Ed allora io di rimando: <<Facciamo che siano 20 compreso il cappotto indossato!>>

<<Ok, intanto sto leggendo il tuo libro, devo dire che sto scoprendo un delirio di scrittrice.

Poi mi devi dire se le vicende che racconti, le hai combinate proprio tutte e sennò quali!>> :o)

Marco non era tipo da fare complimenti a qualcuno, anzi, era vero il contrario, tanto da essere tacciato per uno pignolo e integralista. Con crudeltà eliminava dal suo tavolo le brutte proposte perchè non sopportava la banalità e la presunzione nelle persone. Così quel complimento mi stupì e mi piacque fino all’inverosimile.

Mi guardai compiaciuta nello specchio del bagno perché il risultato mi piacque.

Da come si presentò Marco, capii che l’incontro sarebbe stato decisamente informale, così mi infilai un maglioncino maculato sulla gonna jeans, il tutto sufficientemente, ma non sfacciatamente aderente, qualche gioiello, e il gioco era fatto.

Sotto” indossavo (della serie non si sa mai! :o)) un body bianco tutto frizzi e merletti che riprendeva il pizzo alto delle calze auto reggenti.

Ero eccitatissima per come si stavano evolvendo le cose. Marco era una persona affascinante, la sua proposta di lavoro allettante, tutto procedeva come meglio non potevo desiderare, che cosa potevo sognare di più?

“Prudenza, Valentina prudenza!…” mi ripetevo fino alla noia, ma oramai ero lanciatissima.

In macchina parlammo ininterrottamente.

Siamo due persone ricche di contenuti, magari in imbarazzo per le troppe idee. Ci ridevamo anche sopra, perché con la nostra fantasia, avremmo potuto far camminare i treni di un’intera nazione!

Mentre macinavamo i chilometri nella sua silenziosa macchina, gli lessi il mio ultimo pezzo, destinato ad un giornale locale e lui rimase colpito per la mia abilità nel nascondere i miei pensieri.

Per lui già riuscivo, da vera professionista, a descrivere come mie, delle situazioni a me comunque lontanissime.

Intanto mi godevo l’inevitabile intimità dallo stare vicini in macchina.

“Non c’è nulla di meglio quando, ti piace l’uomo che hai accanto, l’atmosfera di confidenza che si crea nel veicolo, il luogo favorisce ed accelera le conoscenze”

Era una giornata piovosa, e l’abitacolo ci accoglieva col suo tepore.

Lo stereo, a basso volume, ci accompagnava, facendo da sfondo ai nostri dialoghi.

***

Mentre Marco guidava la osservava furtivamente con la coda dell’occhio, cogliendo e memorizzando particolari del suo corpo.

Riteneva che Valentina possedesse belle ginocchia, nonostante  dovesse farsele operare, anzi prima o poi desiderava visitarla, sapeva di essere un bravo medico, sentiva di tenere a lei e desiderava controllare personalmente il suo stato di salute, affinché tutto andasse per il meglio.

Dal primo momento che aveva posato lo sguardo su Valentina aveva avvertito immediatamente, quanto inaspettatamente, un sentimento protettivo nei suoi confronti.

Non gli piaceva che si mangiasse le unghie (chissà, magari con il tempo, l’avrebbe aiutata a smettere), ma anche questo la diceva lunga su quella piccola donna.

Dentro di lui avvertiva un moto di tenerezza verso quella “finta dura!”.

La sua scrittura l’affascinava, era stato catturato dalla sua originalità e creatività.

Erano ormai alle porte di Firenze e presto sarebbero giunti alla sede del giornale.

***

Mi rendevo conto che in quel periodo avevo le unghie più mangiucchiate del solito, “certo che ero proprio stupida a non sapermi controllare. Le donne di classe non hanno le mie mani…., beh le cose stavano così e non potevo farmi credere quello che non ero mai stata!”

Intanto eravamo entrati nella città.

Mi risultò sorprendente percorrere le strade del centro dentro la lussuosa macchina di Marco e  ritrovarmi vicino Piazza della Signoria, dove aveva sede Palazzo Medici, la residenza della sua famiglia.

In quel luogo, scolpito dalle sapienti mani dei più grandi artisti del Rinascimento, pensai di vivere una vita non mia.

Da comune mortale, avevo sognato un’infinità di volte, di passare in quelle vie così ammirate, ma mai avevo pensato di cambiare punto di vista.

Ero sbalordita!

Una volta giunti a destinazione Marco parcheggiò nel chiostro all’interno del palazzo nobiliare.

Oltre ad essere la sede centrale del giornale La Toscana, era anche la residenza di famiglia nella città di Firenze ed il luogo dove esercitava la professione di medico.

<< Valentina ora ti presento Marcella Petrucci, il nostro direttore responsabile che ti farà gli onori di casa, le potrai far leggere il tuo materiale, così potrete parlare del lavoro e delle varie proposte che potrebbero essere adatte al tuo modo di scrivere.

Io devo fare alcune visite,  poi vi raggiungerò per il pranzo. A più tardi e….. non fare la timida! :o) >>

<<Marco spero di essere all’altezza, ma sei proprio sicuro che possa essere adatta a curare una rubrica?>>

<<Valentina! Vai e non trovare scuse! È ora che dimostri a te stessa chi sei! Non voglio sentire odore di pigrizia, di impegni familiari, o altro ancora, sei un’artista, dimostralo!>>

Mi colpì quella frase perché quelle stesse parole me le aveva rivolte, anni prima, un critico d’arte molto noto, che credeva nelle mie potenzialità.

Gli ero stata molto affezionata, ma ora era scomparso e non potevo più confrontarmi con lui ed avere il sostegno dei suoi preziosi consigli.

Avevano entrambi ragione su una cosa. Quando mi trovavo di fronte ad una seria opportunità, che mi consentiva di realizzare la mia creatività, scoprivo di averne paura!.

La giornata passò piacevolmente, ma non pranzammo insieme. Fu trattenuto  in ospedale da un intervento d’urgenza nonostante fosse il suo giorno libero, ma si sa che per un chirurgo, parlare di libertà personale è come credere ancora che esista Babbo Natale!.

Con Marcella mi trovai subito in sintonia, era una giornalista dinamica e colta, una professionista che meritatamente godeva di  tutta la stima ed il consenso di Marco.

Imparai tante cose sulle pagine di stampa, ma anche lei si meravigliò per il mio intuito, vista la mia totale inesperienza in quel settore.

I miei studi spaziavano dall’accademia di pittura all’Isef, un accostamento dei più inusuali per una formazione studentesca, ma per carattere mi sono trovata sempre perfettamente a mio agio nei più disparati ambienti, nulla ha mai inibito i miei interessi.

Dopo pranzo ci eravamo prese una pausa e avevo avuto il permesso  di visitare da sola il Palazzo.

Mi è sempre piaciuto studiare le dimore abitate dalle persone che conosco, poi se sono ricche di storia e di arte, la cosa è fonte di estremo piacere!

Verso sera Marco mi chiamò sul cellulare:

<< Valentina dove sei? Sto venendo a prenderti così torniamo a Cortona per cena!>> ci incontrammo dopo pochi minuti e mi chiese sorridendomi:

<< Mi potrai mai perdonare?>>

osservando la sua stanchezza negli occhi gli domandai:

<<Com’è andata l’operazione?>>

<< Bene, era un giovane, si riprenderà tra pochi giorni>>

<< Ed allora ne è valsa la pena fare la turista a casa tua>> dissi sorridendo.

Lo vidi compiaciuto della risposta che gli diedi e posandomi una mano sulla spalla, in un mezzo abbraccio, cercammo Marcella per salutarla.

Al ritorno, in macchina eravamo silenziosi, ma rilassati. Avevamo l’atteggiamento di quelle persone che si sono cercate per tanto tempo e che finalmente si erano trovate, non temevano più di perdersi.

Pensavamo alla vita della nostra giornata, eravamo soddisfatti di quello che avevamo vissuto e di come eravamo stati utili.

Mentre la notte calava e restringeva il campo visivo all’interno della macchina, le menti producevano pensieri più liberi.

Ora lo stereo era alto, e le luci del cruscotto  si riflettevano sui nostri visi.

Le nostre mani, in quella giornata, si erano toccate casualmente più di una volta. Lui era piacevolmente incuriosito dalla piccola tutta pepe, io invece ero brace pura per l’uomo affascinante e maturo che mi stava di fianco!

Due giorni dopo ero di nuovo a Roma e mi ritrovavo cotta……ma proprio cotta….e non so dire come….

* * *

Nella casa di città, dove ero spesso con i miei, era difficile ascoltare la musica in genere, la classica mai, ma quelle rare volte che accadeva, avevo piacere di sdraiarmi sul divano ad occhi chiusi e di abbandonarmi alla magia musicale, con il desiderio di pensare a Marco, e anche a me stessa.

Un giorno osservavo una bottiglia di acqua semi piena posata su una cassa dello stereo acceso:

viaggiai fin dentro quel mondo d’aria all’interno della bottiglia,

 tra l’acqua ed il tappo……..

il pulsare del ritmo della musica sull’orlo dell’acqua……..appariva come un orizzonte!

Che mondo di quiete lì dentro……..

Ecco, per un po’,  avrei voluto essere al chiuso di quella trasparenza!

Insomma, ero nella fase di quelle terribili “masturbazioni mentali” dove solo noi donne sappiamo incartarci molto bene!

Dove la maggior parte del significato delle cose che vivi, è forse creato solo per la nostra mente a beneficio della meravigliosa voglia di sognare.

Dove ancora non soffri, perché l’elettricità che produci non ti ha ancora danneggiato!

“Vivevo nella mia mente attimi:

desiderati

cercati,

vissuti,

amati,

persi e ritrovati,

ma l’infinito poi,

li assorbe tutti.”

Realizzavo film in continuazione, una volta a lieto fine, un’altra con un brutto esito. Se fossi stata un produttore di Cinecittà avrei fatto sparire la disoccupazione in tutta Cinecittà per tutte le sceneggiature che sognavo e poi realizzavo!

Scrivevo…scrivevo poesie:

Quando ti prende,

è come l’acqua che precipita da una cascata,

non si ferma mai,

nell’attimo che vuoi scorgere e seguire la via di una goccia d’acqua,

la riperdi perdi nuovamente nella schiuma sottostante

e smarrisci momenti che non torneranno mai più…..

* * *

 “Dove sono io sei anche tu,

perché sei nella mia mente.

Non riesco ad annoiarmi mai quando ti penso,

solo, sono sempre più spesso assalita da una marea che mi inghiotte sempre più.

Ma se mi impongo di pensare che non esisti più,

sento un gelo di morte dentro di me.

Ti amo di un amore  semplice e puro che mi sbalordisce.”……….

Queste piccole parole, dettate con musicalità dal sentimento segreto, le componevo durante le interminabili ore passate in mezzo al traffico di Roma, mi tenevano compagnia.

***

In quel tempo, mi perdevo con lo sguardo nel cielo.

Immaginavo di incontrarmi con Marco in mille modi diversi, poi come per le sceneggiature, cancellavo tutto per il piacere di inventarne nuove, per fortuna nessuno può leggere nella mente altrui  sennò saremmo tutti “spaventatissimi gli uni degli altri!” :o)

E così il mio amore x Marco richiamava le più infantili carezze, aveva la musicalità di una ballata medioevale, la bellezza ardita delle montagne, il profumo della terra bagnata dalla pioggia, e il colore del cielo di notte illuminato dal bagliore della neve.

Poi ricadevo nella realtà e mi prendevo a schiaffi, (metaforici s’intende!)

Rammentavo a me stessa che era già accaduto in passato. Altre piccole cotte che si erano dissolte come neve al sole e che per fortuna, non avevano causato nessun danno.

Anzi, mi avevano sviluppato una capacità di analisi superiore perché si sa che quando non va proprio come vuoi tu, sei stimolato a non lasciarti vivere e riacquisti più energia e più attenzione verso te stesso.

Rivedendo ora i soggetti di tante palpitazioni, mi consolavo dicendomi:

guardalo ora che sei uscita da quella magia, ti piace ancora? Guarda che per quello lì stavi x commettere il fattaccio. Invece, ora,  provi solo pura indifferenza!”

Come sempre fantasticavo tutto da sola, perché i soggetti dall’altra parte, erano completamente ignari del pericolo che li stava sfiorando! :o)

Quest’insegnamento di vita lo condividevo con me stessa, burlandomi del mio infantilismo, ma si sà, che con i bambini, si è tolleranti ma di pazienza per le mie tante follie, ne occorrevano vagoni e vagoni!!

In quel periodo me lo ripetevo come una litania: ”Stai buona, non fare pazzie, ferma con quel telefono, anzi cancella il suo numero che è meglio!”

Ma l’ironia che ho sempre avuto nell’osservarmi mi ha sempre tenuto buona compagnia!

Scrivo serena tutto ciò perché siamo moltissime ad appartenere in questo grande “club” e, considerando la distrazione degli uomini per gli scritti di questo genere, possiamo dormire sonni tranquilli perchè non prenderanno mai serie “misure di sicurezza” per questo lato nascosto delle donne!

La mia storia, in fondo, era quella di un volto qualunque tra la folla, ma neanche questo, riusciva più a confortarmi.

Capitolo 22 

Agosto 2009, cena …..

Si avvicina Lory, mia cognata << gli amici chiedono se possiamo invitare Antonietta e Giorgio a suonare, che ne dici? >>

<< Lo chiediamo subito! Mamma, Giorgio vi piacerebbe suonarci qualcosa?>>

<< Giorgio che ne dici?>> risponde mamma rivolgendosi a lui.

<< La prego signora ci farebbe veramente piacere!>> rafforza Simona.

<<Io non l’ho mai ascoltata>> le dice Sandra.

<<Anche per me sarebbe la prima volta>> sottolinea  Gabriele.

Tutti li incoraggiavamo ad accettare, mamma si fa sempre uno scrupolo che la musica da camera non possa essere gradita a tutti, io sostengo, invece che è di aiuto anche al più profano perché, ascoltarla dal vivo, è un’esperienza che crea l’occasione per “rompere il ghiaccio” ai iniziati ed una delizia per gli appassionati.

Le note profonde sprigionate dal violoncello di Giorgio sembrano rincorrere quelle dolci e malinconiche della viola. Insieme si diffondono nell’aria del giardino.

Sembra che i toni dei rumori delle ville dei vicini si siano abbassati, forse stanno ascoltando e sognando ad occhi aperti come noi le belle melodie.  

Capitolo 23 

Anno 2008, Cortona invernale…

Passeggiavo per le strade buie e deserte, sferzate dal freddo e avvolte dal vento….

Il freddo era muto ed il soffio ululava attraverso i vicoli bagnati e lucidi di pietra serena. La fioca luce dei lampioni illuminava scene all’apparenza spettrali.

La città era silenziosa, ma era una solitudine apparente perché i buoni profumi che uscivano dai camini testimoniavano la presenza della gente nelle sue antiche mura.

Cortona era come in letargo e con pazienza aspettava il ritorno della primavera per offrire le sue bellezze allo sguardo dei turisti e per restituire ai cortonesi la loro bella città, come un quadro in movimento, che muta continuamente i colori e le prospettive. L’invecchiamento la renderà ancora più preziosa, come è vero per il buon vino.

Ero affacciata al Belvedere di Piazza Garibaldi e, come sempre succede a qualsiasi persona, il panorama sottostante con la sua indiscutibile bellezza toglieva il fiato.

Nei giorni di tramontana si vedono rispecchiate nelle acque del Trasimeno, le case di Castiglion del Lago, con alle spalle, in successione cromatica degradante i vari ordini di montagne; un panorama che sembrava non avere limiti.

Studiavo, affascinata, le immagini capovolte, riflesse sulla superficie dell’acqua e pensavo che il lago fosse li per riflettere il meraviglioso paesaggio circostante.

Di fronte a quella vista infinita e infinitamente bella mi perdevo con i miei pensieri che, come deltaplani prendevano il volo dalla città e si libravano liberi sfiorando la cupola di Santa Maria del Calcinaio per alzarsi poi sul monte Cetona e sul più alto e lontano monte Amiata, per calarsi lenti su isolati casolari, conventi e paesini incorniciati dai cipressi toscani.

Una perfetta armonia donata ai nostri occhi di comuni mortali.

Ognuno di noi coltiva dei sogni. Mio marito, per esempio, sogna da sempre di realizzare il gol della vittoria con la Nazionale di Calcio Italiana nella finale di Campionato del Mondo a Roma. Gol da cineteca, ovviamente!

Mia figlia, invece, sogna di cantare in uno stadio gremito di giovani amici.

Mio fratello sogna di vendere 10 Jaguar al minuto, …. le mie cognate di possedere castelli.

Tommaso, mio cognato di vincere l’America’s Cup, mio suocero desidera costruire una banchina nel mare antistante la sua bellissima casa, Giorgio, il mio amato patrigno, di suonare il violoncello all’infinito e mia madre di vederci tutti felici ed uniti.

Io, oltre godere di tutte le meraviglie dell’universo, vorrei potere e ricchezza per riuscire a proteggere le persone più deboli ed avere il piacere di essere amata anche solo la metà di come io amo gli altri.

Sognare di diventare ricca e famosa grazie alle mie idee è il primo passo.

Quello immediatamente successivo è finanziare la creazione di una nuova università internazionale delle arti e mestieri in estinzione, con sede  nella città di Cortona.

Raccogliere le più belle espressioni artigianali della tradizione italiana e rimetterle in produzione con le materie prime riscoprendo il rispetto ecologico. L’elite del più raffinato artigianato mondiale, fatto di raccolta di materiali nobili come legno, vetro, ferro, stoffe. 

Capitolo 24 

Agosto 2009…..cena

Nella fresca aria della sera, volteggiavano leggere le note, la musica aiuta da sempre a fantasticare, tutti erano contenti per il gradito, inaspettato e inusuale concerto.

Dopo una rappresentazione artistica, se volgi lo sguardo alla platea, cogli l’attimo in cui tutti hanno raggiunto la consapevolezza di un loro nuovo e profondo pensiero.

<<Valentina noi abbiamo suonato, ora vuoi leggerci un brano del tuo libro?>> Mia madre, come tutte le altre, vanta dei “suoi gioielli”,. Credo le piaccia quello che scrivo, ma soprattutto ha capito quanto mi faccia bene, e questa, per lei, è la cosa più importante.

<< Dai, dai leggi qualcosa di piccante!>> chiedono in coro gli amici.

Invece mi viene in mente di leggere un pezzo di una raccolta di ricordi che stavo ancora  “sbozzando” proprio su Cincinnato.

<< Ragazzi siate pronti, vi propongo un salto all’indietro di 40 anni!>> dico ridendo perché conosco i “miei polli”.

<<Valentina ti prego dì solo un salto all’indietro, senza specificare il numero degli anni!>> è fatta così Manuela, frequentava la stessa classe di mio fratello, (più piccolo di me di solo 22 mesi), facile  preda del terror panico di invecchiare!”

<< Dai ragazzi, forse riesco a commuovervi!>>, certamente siamo cambiati, magari ingrassati,  noiosi, con qualche ruga in più e qualche capello in meno, ma,  guardando i compagni di allora nei loro occhi scorgo un certo luccichio, mentre mi sorridono e mi incoraggiano.

<< Vi leggerò: “Una cronaca sulle vacanze adolescenziali dei litorali di Anzio negli anni ‘70”:

…“La tribù dei piedi neri”.

Estate 1970…..

Sole splendente…

Caldo….e molto, molto silenzio……

Località di vacanze marine……………….

Le nostre belle case immerse nel verde dei loro giardini, ed i terreni confinanti, lasciati incolti, invece di dare un senso di desolazione regalavano intatta l’immagine della macchia mediterranea…

Allora non ci rendevamo conto di quanta serenità abitativa ci dessero quei luoghi perché tra il costruito e il paesaggio naturale c’era un rapporto equilibrato!

Ci si muoveva il più delle volte in bici, ma noi ragazzine, per apparire più grandi, camminavamo.

Appena si usciva di casa I nostri piedi diventavano subito neri, perché le strade non erano ancora asfaltate e quelle che lo furono in seguito, fu solo per opera dei nostri genitori.

Ricordo che noi ragazze (dodicenni) ogni tanto ci eclissavamo per andare a lavarci i piedi nella casa dell’amica più vicina.

Questo ricordo mi coglie di sorpresa e mi turba fino alla tenerezza più pura!

Infatti, i pensieri di noi giovani erano pieni di queste tenere preoccupazioni, diversi e lontani anni luce da quelli delle ns figlie di 13 anni che ci chiedono di poter mettere in budget il rifacimento dei loro seni…

Poche di noi usavano il deodorante,  come anche pure le creme idratanti, non si parlava di profumi, o forse io ero la più “cavallona” e non mi accorgevo che si facessero questo tipo di discorsi nell’ambito della sfera femminile.

Eravamo tante perché ci riunivamo tutte di età comprese tra i 12 e i 18; se ci fossimo divise per fasce di età, saremmo state pochissime.

Lo stesso era x i nostri amici  maschi….

Al Circolo Nautico di Cincinnato c’era un unico ombrellone in spiaggia messo a nostra disposizione.

Era bello perchè tutto si svolgeva sotto o intorno ad esso: i nuovi arrivati, le presentazioni, i sorrisi, le simpatie e le antipatie, le cotte, gli inviti, le feste…… gli scherzi…

Con il passare del tempo e l’approfondimento della nostra conoscenza il nostro mezzo diventava il nostro soprannome  Sergio kava, Fabrizio suzuki, Fabio gilera, Valentina motobi…

Io sono stata la prima ragazza, nella zona del nostro litorale,  ad avere un Corsarino 50, dall’età di 15 anni, ed una moto 2 tempi 125, poi, marmitta, fumo ed olio di ricino erano i nostri profumi!……..

Nel litorale la nostra comitiva era nominata spesso, riuscivamo a spostarci in 50 persone (e solo quello era già fonte di divertimento!) x un gelato ad Anzio o per assistere ad una proiezione di un film all’aperto. Non eravamo certo silenziosi, ma sicuramente simpatici perchè intorno a noi le persone sorridevano sempre.

Non eravamo bulli ne tanto meno teppisti.

Non eravamo un gruppo facinoroso di ragazzi, eravamo tutti genuini e dunque fantastici.

Peccavamo di ingenuità, non eravamo consapevoli del nostro benessere, e dunque non lo ostentavamo, e, forse eravamo ignari anche della vita gioiosa e spensierata che ci era concesso di vivere…….

Ognuno di noi era “autentico”. Si stava bene così. L’appartenenza al gruppo era forse facilitata dalla territorialità, ma non dall’uniformità espressiva. ….vestivamo in maniera diversa, parlavamo per come eravamo, e ci piacevano proprio  le nostre singole originalità.

Dato il luogo e forse anche i tempi, a 12 anni godevamo di una libertà che a Roma sarebbe stata impossibile ottenere anche per i più grandi e questo era un motivo in più per essere legati a Cincinnato.

Nel meraviglioso delirio della nostra gioventù, che non ti faceva distinguere il caldo dal freddo, perché non avevi certo tempo da sprecare in queste banalità, il lido di Cincinnato ci permetteva di  sperimentare quello che i nostri coetanei romani, non si sognavano di vivere,  ed allora… al rientro dalle vacanze giocavi a farti “grosso”!..

Finisco di leggere…

Silenzio….

Alzo lo sguardo, tutti mi sorridono, qualcuno ha gli occhi lucidi, forse per il ricordo della lontana adolescenza, altri mi guardano quasi sbalorditi, come se pensassero” ma questa Valentina da dove è uscita?”

<<Carino “il pezzo”!>> mi dice Simona

<<Oddio che bello!>> Aggiunge commossa Tiziana che non nasconde le lacrime!

<<Valentina! quando ripenso a te in moto!>> prosegue Alberto emozionato.

<<Vale ti ricordi dell’incidente che avemmo insieme?>> mi ricorda Paolo, il fratello di Manuela.

<<Certo che lo ricordo, quell’episodio mi è costato una gamba ingessata ed un’estate rovinata!>>

La mia mamma si avvicina compiaciuta e mi dice: << Brava, non smettere mai di scrivere! >>

“ Vorrebbe che trovassi la mia strada e che non smettessi mai di sognare”.

Carlo conosce “il pezzo” e si guarda intorno, contento per me dei consensi ottenuti.

Marco invece mi viene incontro <<Ricordo quando me lo leggesti a Firenze>>… e rapì il mio sguardo nel suo …

Capitolo 25 

Stagione 2008. Marco ed il mio lavoro di scrittrice

In un weekend invernale Marco mi dette un altro appuntamento, ma direttamente alla sede del giornale a Firenze.

Portai con me il primo articolo per il suo giornale.

Dire che ero elettrizzata era poco.

So solo che sin da quando avevo aperto gli occhi quel mattino, non ricordavo la strada percorsa, se mi fossi lavata i denti, o cos’altro, fino a quando entrai nel chiostro del palazzo antico e andai direttamente verso l’ascensore che portava agli uffici di Marco.

Non riconobbi subito la donna riflessa nello specchio dell’ascensore.

Certo ero la piccola di sempre con il mio 1.57 di altezza, ma ero diversa: avevo il viso luminoso e non mi sentivo più goffa.

Vestivo la mia consapevolezza ed ero come avvolta da un’atmosfera che mi faceva sentire speciale, unica.

Sapevo che con Marco non avrei dovuto vendere fumo, ma avrei potuto essere semplicemente: me stessa.

Portavo con disinvoltura un vestito di maglia corto che avevo ideato abbinando due modelli identici ma di diversa taglia che, sovrapposti, con lunghezze, scolli, maniche e orli diversi creavano un gradevole movimento di linee. Un effetto cromatico di estrema freschezza era dato dalla scelta dei colori, verde acqua l’uno e celeste l’altro.

Le mie immancabili autoreggenti color panna mi facevano sentire estremamente femminile ed i comodi stivali di camoscio, di un colore verde chiaro, come la sciarpa, rendevano più disinvolto l’insieme.

Intorno al collo avevo una manciata di collanine (regali di compleanni e comunioni mai utilizzati) ma che tutte insieme creavano un disegno geometrico unico, originale per un monile, tanto da suscitare l’ammirazione di amici gioiellieri. Il risultato era originale e gradevole senza risultare stucchevole.

Avvisato dalla portineria, Marco mi venne incontro nell’atrio, con la sua solita disinvoltura.

Le maniche della camicia bianca, arrotolate fin sui gomiti, mettevano in mostra degli stupendi avambracci, ricoperti da leggera peluria; i pantaloni grigio antracite, erano di taglio classico, e gli fasciavano i fianchi modellando la sua figura virile.

Era semplice e sexy o, meglio, meravigliosamente sexy.

Dopo il mio attento esame sperai che non si leggesse la mia sfacciata ammirazione e mi esibì un franco “sorriso a 32 denti”.

In tutta onestà, fino a quel momento, desideravo giocare solo con l’eccitazione che è preludio di una storia d’amore.

Non avvertivo ancora il bisogno di risvegliare la mia parte razionale, mi divertivo ancora molto così, senza approfondire l’argomento.

<<Ciao Valentina, come stai? Sono contento che sia stata puntuale, desidero svolgere un bel po’ di lavoro con te!>>

<< Ne sono  felice!>> dissi io e mentre mi accompagnava, toccò lievemente con una mano il mio gomito e mi fece strada lungo le ampie sale affrescate ed abbellite dalle mostre delle porte in pietra serena, fino alla sede della redazione.

Avvertivo in anticipo l’inizio di un qualcosa che non osavo immaginare.

Ero giunta nel pomeriggio, fuori era buio, ma all’interno solo poche lampade da tavolo erano accese, inequivocabile segno della limitata presenza degli impiegati.

Intorno a noi aleggiava un’atmosfera raccolta e la nostra conversazione proseguiva al ritmo incalzante delle nostre numerose idee.

Però ero più silenziosa del solito, perché stavo mettendo mentalmente in ordine il lavoro che volevo presentargli.

Giungemmo nel suo studio che fu, prima di lui, di suo nonno.

Le cose che mi colpirono furono la libreria del settecento stracolma di libri e di oggetti ricercatissimi: sculture in bronzo ed oggetti antichi di rara fattura come porcellane cinesi, armi antiche, vasi di Murano, vecchi orologi pezzi di mortai, reperti di due guerre messi in mostra come testimonianze di intense esperienze.

Ebbi un moto di tenerezza a vedere le foto incorniciate che ritraevano il nonno ed il babbo di Marco insieme ai “grandi della terra”.

Mi fece piacere l’orgoglio ed il rispetto che Marco mi manifestò per aver goduto di certi privilegi intellettuali.

In un angolino c’erano le foto che testimoniavano i trofei delle gare di nuoto di suo figlio Michele, del giorno di laurea dell’altro e molte ancora che li ritraevano insieme in barca, a caccia, su di una roccia ed in una spiaggia bianchissima.

C’era il figlio più grande ritratto con un famoso parlamentare che lo aveva scelto nella sua rosa di consulenti economici.

Fui catturata dalla luce proveniente dalle enormi vetrate incorniciate dalle mostre rinascimentali e dalle colonne ioniche che si affacciavano su piazza della Signoria.

Una casa con vista per gli dei.

Continuai la mia perlustrazione sugli oggetti immutati da secoli, un insieme di mobili antichi disposti con sobria eleganza maschile.

Ai lati della scrivania in legno odorosa di cera, erano stati accatastati libri, riviste, fax ed e-mail con scritte sottolineate, c’era anche un foglio di carta assorbente intatto, ancora candido.

Pensavo, però, che l’ordine fosse solo momentaneo, perché da lì a breve, l’avrei sovvertito ricoprendolo con i fogli del mio lavoro.

La stanza non esprimeva solo buon gusto, ma rifletteva anche la personalità dell’uomo straordinario che la abitava: brillante, colto, intuitivo; un intellettuale ed un filosofo ricco di tanta umanità.

Marco era un uomo di intenso talento, onesto e autentico.

Ci accomodammo e iniziò subito a intervistarmi.

La mia esperienza giornalistica era limitata, così mi introdusse nel settore spiegandomi l’importanza che avevano le risorse economiche provenienti dalla pubblicità, quanto fosse importante la scelta dell’eleganza grafica delle stesse, e altro ancora.

La sua testata era nata da oltre un secolo, ed annoverava un cospicuo numero di abbonati e ai tempi nostri, riusciva a catturare ancora l’attenzione dei lettori con rubriche attualissime.

<< Sai Valentina, in Italia, è la quinta “testata” più venduta!>> e Marco ci tenne a spiegarmi che era anche  libera da finanziamenti di partito.

Io rispondevo con considerazioni piuttosto pratiche. Dalla sua espressione scorgevo forse della meraviglia per come intuissi i più rigorosi calcoli finanziari e fossi, nello stesso tempo una creativa. Mi sorrideva, credo soddisfatto dei miei pareri.

Il mio coinvolgimento sul lavoro era pari al suo, ed oramai vivevamo un “rapporto di camerata!”

Sottovalutai quanto riuscisse a leggermi dentro e come avrebbe potuto approfittare del fascino che

subivo, per incatenarmi al suo lavoro.

La realtà era che, se avessi potuto, avrei persino dormito in redazione con lui, tanto mi appassionava il mio nuovo lavoro!

Ero ancora del tutto inconsapevole di quello che mi stava realmente accadendo. In passato non avevo mai perso la testa per nessun uomo con la stessa intensità, o forse ero un po’ troppo vulnerabile perché avevo riconquistato mio marito da poco tempo, visto che era stato piuttosto latitante.

Lesse la bozza di un mio racconto che narrava: “ Una cronaca sulle vacanze adolescenziali dei litorali di Anzio negli anni ‘70”, poi volle leggere degli scritti riguardo le mie esperienze grafiche/pittoriche, pubblicate in occasione delle mie mostre personali:

“Il disegno

Guardando un foglio…..

partii dallo spazio infinito

lo immaginai nel bianco di un foglio

piccolo grande che fosse,

aveva la capacità di ospitare migliaia di segni neri e, loro insieme,

potevano comporre disegni musicali infiniti.

L’avevo presa come un’avventura da vivere per la ricerca dell’armonia e dell’equilibrio degli oggetti da rappresentare.

Poi, mi sono accorta che erano fotografie di pensieri,

nella mia mente………….”

ed ancora:

“il disegno ..la pittura

Il quadro è una magia.

Ti senti incantato dal fascino delle tele,

sei perso come davanti a una palla di vetro.

Curve,linee,

le forme sono le note per la musica dei miei pensieri e molte di queste,

sono state disegnate mentre pensavo a te.”

-Vedevo che continuava a leggere, sembrava che non si annoiasse, ogni tanto squillava il suo telefono, ma respingeva le chiamate, “chissà che opinione si stava facendo di me, immagino quanti lavori gli passino per le mani, ed anche migliori dei miei.

Pensavo tra me e me: ”Valentina stai pronta ad un educato rifiuto”….ma, intanto, lui continuava  la lettura……..

Quando una donna si abbraccia

il mondo le ruota intorno.   

Nascono e muoiono vite,

ma lei rimane chiusa nel suo bozzolo

fino all’arrivo della sua cometa.

Essa, sfiorandola dischiude il suo abbraccio per accoglierla nel suo splendore………………”

***

Dopo aver letto Marco si tolse gli occhiali, respirò e pensò di Valentina:

L’anonimato non fa x lei. Possiede l’energia di un bambino e la curiosità di una persona che osserva il mondo per la prima volta. E’ una prima donna, nobile e dignitosa ed è di buon cuore. Non ama essere messa da parte e non è capace di tenere un basso profilo. Non desidera avere molto di più, ma sempre più essere.”

***

Invece in quella occasione non mi riferì quello che pensava di me, però mi sorrise e disse:

<< d’ora in poi spedisci tutto quello che ti passa per la testa, questa è la mia e-mail e questo il numero del mio fax personale!>>

Avrei anche apprezzato il giudizio di Marco, perché mi aveva definito una donna elegante dall’animo gentile e sono sicura che anche se mi avesse elogiato non mi sarei montata la testa.

Gli dissi: << Mi hanno sempre affascinato le infinite possibilità di scrivere frasi diverse per esprimere lo stesso concetto ed il loro contrario.

Con le parole crei circostanze, sentimenti, emozioni, fai nascere e morire persone, le combini fra loro, hai il potere di un creatore: puoi ideare il tuo mondo! Sei onnipotente, puoi crearti il tuo uomo ideale, parlarci e fargli rispondere quello che solo tu vuoi>>

A Marco piaceva quello che dicevo e si divertiva un mondo.

Poi giunse l’invito a cena, a casa sua!

Fu incredibile! Per raggiungere il luogo dove eravamo diretti, attraversammo molti ambienti dagli arredi principeschi.

Fu allora che Marco mi fece uno scherzo, introducendomi nella grande sala da pranzo del suo casato.

Era arredata con un immenso tavolo di marmo giallo romano, al centro del quale primeggiava una composizione di fiori e frutta di ceramica antica. Nelle zone parietali erano collocate delle consolle del settecento in legno dorato e nelle loro specchiere vedevo riflesso il mio viso incredulo.

Le volte erano affrescate da un artista manierista, ed i personaggi leggendari con i loro drappeggi dai colori pastello, danzavano come in una infinita muta canzone.

Era una vera e propria sala museale davvero unica. Pensare poi, che vi si riunisse una famiglia per vivere con consuetudine le feste comandate mi lasciava a dir poco sbigottita

<< Dove viene allestito l’albero di Natale?>>chiesi sempre più intimidita

<< Mia madre, ogni anno prova a cambiargli posizione, ma poi lo ricolloca sempre nella stessa parete vicino alla finestra, perché le piace che gli addobbi con le luci colorate vengano visti da più parti della casa all’interno del chiostro>>

Difficilmente soffro di insicurezza, e quelle poche volte in cui mi accade, riesco a nasconderla abbastanza bene, ma tutto questo era molto superiore alla mia normale quotidianità!

Marco si accorse del mio disagio e si dispiacque, perché non era sua intenzione, intimorirmi.

<< Valentina non volevo fare lo “spaccone”, solo che, sapendo quanto ti piace il marmo romano, ho pensato di fartelo vedere! E così dicendo pose delicatamente una mano sulla mia spalla destra.

Quel gesto era per lui naturale e lo faceva spesso quando camminavamo insieme.

La governante ci servì il pasto in un salottino del suo appartamento privato.

A quel punto colsi al volo l’occasione di quella visita per studiare la sua intimità casalinga.

L’ambiente era moderno, ma al tempo stesso caldo ed intimo: tre salotti bassi con grandi cuscini erano stati posizionati a ferro di cavallo davanti ad un grande schermo, in un angolo vicino ad una finestra dalle vetrate piombate, c’era un tavolo di cristallo rotondo con una base romantica in ferro battuto provenienti dal una cancellata antica. Ero comodamente seduta su di una poltroncina in plexiglass trasparente, ultimo gridio di un noto design. Sotto le mie scarpe sentivo il morbido tappeto multicolore, adagiato sul parquet scuro. Una libreria laccata bianca, quadri, oggetti e lampade, completavano l’elegante soggiorno.

Gli antichi soffitti a volta erano affrescati con scene mitologiche dai tenui colori dal giallo, al verde, al prugna…. e mi ricordavano una sala affrescata dalla scuola del Vasari nel museo diocesano a Cortona.

Del resto tutto in quel luogo era meraviglioso, prezioso, di buon gusto…..

Intanto la mia fantasia lo immaginava girare nudo nelle sue stanze!

Anche a me sarebbe piaciuto poter custodire con più intimità, la parte notte delle mie abitazioni, sono ambienti sacri, ma purtroppo non posso permettermi case grandi.

Mentre mi faceva accomodare, mi invitò anche a rilassarmi:<< Valentina vuoi rinfrescarti in bagno? Vieni ti mostro dov’è >>

Varcai una porta laccata bianca e passando per quella che doveva essere la sua camera da letto, (lì inspirai forte per respirare e fare mia la sua essenza) poi mi introdusse in una vera e propria spa rivestita di mosaici dalle stesse tonalità dei soffitti.

I sanitari, la doccia ed una vasca a scomparsa nel pavimento, erano in ceramica bianca.

<< Troverai tutto l’occorrente in vista, usa pure ciò che ti serve>> così dicendo chiuse la porta alle sue spalle.

La domestica, fin troppo brava e precisa, per la troppa pulizia, non aveva lasciato traccia di lui; questo mi dispiacque, perché avrei voluto avvertire il suo odore dagli asciugamani.

Mi specchiai

“Mi osservavo per vedere se traspariva il mio umore,

la mia disperazione,

la mia tristezza,

la mia voglia di fare l’amore,

pensavo al lettone che c’era nella stanza accanto.

Mi ripetevo: stai ferma,

non ti muovere, adesso passa.……

…….passa sempre un po’,

non rovinare tutto,

 lui capirà che non sei pronta,

che sei una sempliciotta,

che sogna il lupo cattivo e che quando lo ha di fronte, scappa!”

Infatti quella sera tornammo a Cortona ognuno con la propria macchina, io avanti e lui dietro me. Dal mio specchietto retrovisore intravedevo la sagoma scura di Marco.

La cena era stata piacevole, lui era stato adorabile, aveva il pregio di farmi sentire sempre a mio agio e di capirmi più di quanto non riuscissi a fare io con me stessa.

Ero arrivata persino a leccarmi le dita, dopo aver assaporato degli uccellini da lui cacciati, per non parlare della mia meraviglia di fronte ad un piatto di lumache.

Il buon vino ed il caffè avevano completarono una cena superba.

A Cortona, dopo aver parcheggiato nella Piazza del Mercato, per non farmi percorrere da sola, a tarda ora, una ripida salita fino in centro, mi dette persino uno “strappo” in macchina per Via Guelfa, ci salutammo poi con un bacetto e percorsi a piedi l’ultimo tratto del vicoletto che mi conduceva a casa.    

Capitolo 26 

Marco ed il pensiero di lei……

Una volta rientrato nella sua casa al Torreone, Marco, quella stessa sera, non riusciva a prender sonno. Era soddisfatto della sua giornata e della buona compagnia di Valentina.

Si stava accorgendo di quanto gli piacesse. Lo calmava il suo semplice approccio alla vita, la sua genuina felicità che aveva nell’accontentarsi delle cose che la maggior parte delle persone vive distrattamente o  da per scontate.

Con lei accanto trovava pace.

C’era stato un tempo, in cui  aveva perso l’equilibrio di fronte a eventi e persone. Ricordava ancora con terrore quella sensazione di quando improvvisamente non percepiva l’origine e la fine dei suoi pensieri. Quella confusione lo agghiacciava e poi lo smarriva.

Poi, aveva provato dei farmaci, che gli rendevano meno faticoso, il successo per lo svolgimento delle sue infinite attività.

Una pillola e si sentiva di nuovo forte e lucido, pieno di energia e di coraggio. Solo che dopo neanche 12 ore cadeva in uno stato depressivo ancora più cupo del precedente e così tanto più la sua capacità di reazione si faceva debole, tanto più raddoppiava la dose del farmaco successivo.

Nessuno aveva mai sospettato, neanche in sala operatoria, che fosse arrivato a drogarsi sistematicamente. Ma un giorno si accorse che fu vicinissimo al rischio di commettere un omicidio, operando in condizioni da tossicomane incallito.

Come aiutarsi? Ce l’avrebbe fatta da solo? A chi rivolgersi senza scatenare uno scandalo per la sua persona e l’intera famiglia?

Da sempre la sua esistenza era stata protetta da un’invisibile campana di vetro. Dapprima si era sentito così onnipotente, dall’alto della sua nascita nobiliare, da non immaginare neanche lontanamente che potesse anche lui, proprio come a un comune mortale, cadere nelle spire insidiose del vizio, e poi lo spaventava ancor di più la vera natura di ciò che l’aveva portato a rifugiarsi nella droga: la depressione.

Capitolo 27 

Il giorno dopo ero tornata a Roma

Quando sono in città, qualche volta ho così nostalgia delle passeggiate nei boschi, allora bagno il rosmarino in casa per riassaporarne  l’odore”…

Quella sera stessa, fuori c’era un acquazzone.

Quando piove non accendo lo stereo perché preferisco ascoltare il rumore dell’acqua che cade sulla città, che scorre nelle grondaie, che batte sui vetri facendo mille giochi…..e mi piace guardare le veloci gocce che, come scintille, schizzano via dalle frenate delle ruote delle macchine.

Mia figlia sarebbe stata fuori tutta la serata e mio marito era a cena con i suoi amici motociclisti.

Io avevo mangiato un panino sbrigativamente, in cucina. Che bello, per me quella sera ero in vacanza!

Niente tavola da apparecchiare, sparecchiare, lavastoviglie da vuotare e da riempire e a letto presto, come le galline,! La sera mi piace tuffarmi sul lettone fresca, dopo una bella doccia.

Avrei fatto del mio letto un accampamento, sul comodino avrei messo un bicchiere con un ultimo goccio di vino, un tozzetto toscano, un cioccolatino, le mie riviste preferite, uno zapping sui miei programmi televisivi di arredi d’interni.

Poi avrei fatto una telefonata alla cara amica Daniela, con la quale era necessario un aggiornamento della serie “4 discorsi in uno!” e tanto, tanto pensare senza essere interrotti e senza doversi preoccupare di fare le espressioni giuste del viso!

La sera mi piace tuffarmi sul lettone, fresca, dopo una bella doccia.

Ero persino pronta per il mio “acuto operistico”. Già, proprio quelle note che sembrano impossibili per i comuni mortali e che la mia logopedista mi ha sempre espressamente vietato ma che io ho trovato sempre decisamente liberatorie: ohhhhhhhhhhhh ooh  ooh oohhhhhhhhhhhhhhhh!!

Vivo da 30 anni nell’attuale casa e quindi i miei vicini non si preoccupano più, perché hanno capito che in fondo sono “innocua!”

Riflettevo sulla mia felicità, pensavo spessissimo a Marco, ma mi ero ripromessa di non vivere sentimenti che avrebbero limitato i miei impegni intellettuali, preferivo dare molto spazio al mio mondo ….fatto di cose.

Mi dicevo “nella prossima vita magari ti sposerai a 30 anni e sceglierai un uomo come Marco, ora vivi questa al meglio!” …e lo potevo fare!

Non era un brutto vivere, avevo il piacere di colorare la mia vita con un caffè dopo cena, indossando un vecchio pigiama comodo, in una sala arredata con tanto buon gusto, illuminata da lampade che diffondono luci basse e calde.

Altre sere in quello stesso ambiente, scrivevo rilassata le mie favole, invece di leggere quelle scritte dagli altri accanto a mio marito, che mi segnalava ironicamente, mentre guardava una partita di calcio, la presenza di Mourinho (la mia cotta televisiva)  inquadrato dalla telecamere!

L’I POD in cuffia mi fa sempre ballare sulla sedia, poi spesso mia figlia che studia, nella stanza accanto, viene improvvisamente a darmi un bacio sulla guancia acqua e sapone e mi annusa come fossi un cornetto appena sfornato.

Madre, moglie e donna felice.!

Di questi quadretti ne vivevo a centinaia, nel corso dell’anno,

ma c’è sempre un ma …………………….

Questa è la vera, autentica Valentina!

Ma io sono anche quella che, quindicenne, gareggiava con il Corsarino 50, in piazza Balduina, per tentare di fare in curva le scintille più luminose con il cavalletto; che ha eseguito, con una Mini Cooper, la più veloce e “testimoniata” retromarcia notturna su Viale Angelico; che ha preso un “gran fugone” da un notissimo calciatore perché la vita insieme a lui, si stava rivelando piena di comandi ed imposizioni.

E ancora, ero sempre io quella che entrava inosservata in discoteca, ma ne usciva sempre avvolta da una nuvola di falchetti rimorchiatori, perchè ammaliati dal mio modo di ballare.

Valentina era anche quella diciassettenne che, fermata in moto dalla squadra Anti-Scippo, solo grazie ad un inevitabile semaforo rosso di Piazzale Clodio, fu rilasciata subito con i complimenti per la guida in mezzo al traffico ed invitata a presentarsi per eventuali selezioni al Comando. Valentina che dona i suoi pochi risparmi ad una mamma disperata per la malattia incurabile che aveva colpito il suo unico figlio; o quella che si commuove in chiesa, in teatro, in cima ad una montagna, sotto un fondale marino o davanti ad un frigorifero stipato di tanto buon cibo. “Allora cosa ci faceva Marco nella mia vita? Perché ci dovevamo trovare in queste scomode e dolorose situazioni ?”

***

Non avevo parlato con  la mia amica Daniela perché era a cena fuori.

A un certo punto per il troppo pensare mi era passato il sonno così con gli occhi sgranati vagavo ogni angolo della mia camera immersa nella totale oscurità, e mentre mi chiedevo se mai mi fossi accorta di cadere addormentata, i miei non erano ancora rientrati.

Fuori il tempo non accennava a placarsi: c’era ancora molto vento e diluviava. Il picchiettio assordante dell’acqua sulla terrazza sopra la mia testa, non accennava a smettere. Mi rilassai tra le fresche lenzuola e a notte fonda, quando la bufera si tramutò in una pioggerella silenziosa, finalmente, mi addormentai. 

Capitolo 28 

Agosto 2009, cena…..

Arriva il momento delle barzellette di Gabrlele. È bravissimo a raccontarle, tiene banco.

Dopo cena torniamo sotto il portico, siamo più comodi seduti sui salotti.

Ecco all’improvviso una sorpresa dal cancello.

<< Si può? dov’è la padrona di casa?>>

È Renato Renati, il grande attore, ma prima ancora un caro amico d’infanzia di questi luoghi.

<<Valentina come vedi non ho saputo resistere al desiderio di  rituffarmi nei bei tempi, mi ha fatto piacere la tua telefonata>> e mentre si guarda intorno per ritrovare le immagini conservate nella sua memoria mi sottolinea: << mi fa uno strano effetto tornare in questa casa>>

<< ricordi ancora le feste che organizzavamo?, fa bene rivedere qualcosa che pensavi aver dimenticato, magari favorirà la tua sensibilità di attore e ti stimolerà facendoti diventare ancora più bravo!>>

<<Come sei carina, ma vedo che non ci sono proprio tutti, molti non li conosco,… Cristina che sorpresa!>>… e si allontana da me per andare incontro a mia cognata, sua carissima amica ma che non vede da molto tempo.

“sono felice perché questa serata deve compiere piccole magie per  tutti”.

<< ecco Marco, prendi gli appunti di quello che ho letto prima, se vuoi puoi portarli al giornale.>>

<< Non immaginavo questa sera di incontrare Renati, così …è un tuo vecchio amico!>>

<<Ci siamo persi di vista a causa delle nostre vite diverse, ma ogni volta che lui recita in teatro lo seguo, lo ricordo ancora i primi tempi nella Maria Stuarda all’Eliseo in un cast di eccellenza!>>

<<Ora vado a chiedergli di prodursi in qualcosa, chissà se accetterà……Renato, ti  andrebbe di recitarci la livella di Totò come facesti nell’ altra magnifica serata a casa di Marina?>>

<< A proposito come sta? La vedi ancora? >>

<< Qualche volta la incontro in spiaggia mentre corre felice, dietro a quella peste di suo figlio>>

<< Mi piace sentirti dire questo, ha sofferto tanto, merita la serenità>>

<<Allora ti va di recitare? Fammi questo regalo!>>

Mi sorride e si mette in mezzo a noi, le espressioni del suo viso, illuminato dal bagliore delle candele accese, ci rapisce subito e, nella calma atmosfera notturna, sempre più epurata dai rumori dei vicini, per il sonno che li rapisce e per il traffico ormai ridotto della vicina provinciale, Renato inizia a declamare, con la voce impostata, tutta la saggezza del grande Maestro.

L’alchimia sprigionata da un grande attore preparato, dona a noi tutti una grande emozione così, sentiamo i nostri spiriti in una dimensione elevata.

Quando alla fine della recita cala il silenzio, ma senti ancora vibrare nell’aria l’eco delle ultime parole pronunciate dall’attore, quello che possiamo restituire è solo un grande applauso.

<<Grazie Renato!>> tutti applaudivano travolti dall’atto poetico inaspettato.

Capitolo 29 

Febbraio 2008…… Le comunicazioni di Valentina.

Con Marco colloquiavo con e-mail, gli trasmettevo le bozze degli articoli che poi mi rispediva solo con piccole modifiche.

Ero orgogliosa dei miei piccoli successi nel campo dell’editoria.

Scrivevo brevi racconti di storie quotidiane vissute nei condomini, negli uffici, nei supermercati. Niente alberghi di lusso, vacanze per ricchi o ristoranti alla moda, non mi riferivo mai alle vite dei VIP, descrivevo il mondo sano delle persone comuni.

Capivo che Le mie rubriche giornalistiche erano sempre più seguite, perchè i lettori scrivevano al giornale, esprimendo soddisfazione nel riconoscersi protagonisti nella loro semplice, ma faticosa quotidianità.

Dalla raccolta discreta delle confessioni delle persone che mi circondavano, avevo modo di osservare e studiare le esistenze di molte persone.

Descrivevo tradimenti vissuti solo per provare nuove sensazioni e che, nella maggiore dei casi, invece di sedare le più intime ansie, aggiungevano problemi a quelli già lamentati.

A volte però trovavo saggio assecondare certe clandestinità che normalmente avrei giudicato ipocrite e sleali.

Pensavo alle infinite sfaccettature dei rapporti umani ed allora, ad alcuni dei miei personaggi, facevo optare per la scelta che avrebbe provocato loro il minor danno!

Il mio consiglio era quello di concedere priorità a ciò che abbiamo di più profondo nella nostra persona.

Conoscersi per poter scegliere al meglio delle nostre possibilità.

Certo, è più difficile, impegnativo e faticoso, ma ritrovare la nostra natura, che molte volte offuschiamo per l’eccessiva ubbidienza al sistema sociale in cui viviamo, consente di vivere momenti indimenticabili.

Chi non vuole affrontare se stesso, si cela dietro maschere di finte vacanze inventate con completini intimi, da cerette, parrucchiere, scrub, fanghi, creme e cure di bellezza, shopping……molto peggio di un brutto lavoro e troppo stress aggiunto! Squallide storie dove tutti fingono di amarsi.

Confidavo ai miei <<grilli parlanti>> che il tipo di uomo che mi ha sempre attratto è quello che sta bene con se stesso, e con lui non servono i bluff!

“Perché se ti innamori sul serio, non sai quando, dove e di chi ….e lo scopri, magari, solo quando è troppo tardi.

Capitolo 30 

Marco si stava innamorando di Valentina…..

Marco si accorgeva sempre più di quanto gli facessero piacere gli invii di Valentina spediti con e-mail o con fax: bozzetti grafici, racconti di vite quotidiane che facevano “molta presa” sui lettori.

Lei gli proponeva continuamente nuove idee ma, il più delle volte, le aveva trovate eccessive e giudicate  inopportune.

Bene, anzi, no, male! Perchè dopo poco tempo, gli era capitato di scorgere in edicola, i successi di altri editori per aver intrapreso quella campagna che la stessa Valentina gli aveva suggerito pochi mesi prima.

Lei avvertiva in anticipo le tendenze future. Era sensibile, viva, e vibrante.

Neanche in gioventù, Marco aveva conosciuto delle ragazze con un’energia pari alla sua.

Quel giorno aveva ricevuto storie veritiere di molte cronache.

A volte le chiedeva di stare attenta e di non esporsi troppo, perché temeva che le cose che scriveva, la potessero mettere alla berlina dalla gente che frequentava. Allora lei cominciava a ridere a “crepapelle” e mi gridava: ma è tutto inventato! Ma allora sono proprio brava!

Era veramente brava a creare atmosfere.

E Valentina, come donna, gli piaceva sempre più.

Era sposata, se lo ripeteva in continuazione e sempre più spesso si sorprendeva a pensarla dopo aver fatto sesso con Samantha.

Era illogico, Valentina non era bella neanche la metà dell’altra, ciononostante col passare dei giorni gli rimbombava in testa con la sua immagine e le sue parole.

La sera, prima di addormentarsi la pensava e le mandava un piccolo “bacio immaginario”. Neanche per la sua prima cotta da ragazzino, aveva avuto simili comportamenti.

Ma cosa poteva accadere, cosa si poteva augurare per le loro vite?

Capitolo 31 

Agosto 2009…..cena

Nessuno ha voglia di andare a dormire, sono appena le 23.30 e per molti di noi è il primo giorno di ferie e ci vogliamo godere questa serata calda, e ricca di tante sorprese.

Sento Gabriele invitare mio fratello e mia cognata nella casa di campagna: <<Domani vado a Viterbo, devo lavorare con il trattore, perché te e Lory  non ci raggiungete con comodo? Potremmo farci una spaghettata!>> Mio fratello però gli risponde che preferisce restare al mare fino a tardi.

Cerco Marco con lo sguardo e mi torna in mente una telefonata…..…la sensualità di pochi attimi…

* * *

Era sera e mi trovavo a Viterbo, per assistere al concerto di una corale accompagnata da una piccola orchestra.

Mi è sempre piaciuto ascoltare la musica classica, e, mentre lo faccio, mi lascio andare con la fantasia sognando ad occhi aperti bellissime favole e immaginando scene meravigliose della natura più varia..

Così mentre gli artisti provavano prima dell’esibizione, mi “inoltravo” nel centro storico: il quartiere San Pellegrino.

Ero già nello stato di grazia donato dalle magie musicali e camminavo come sospesa da terra fluttuando nel buio dei vicoli deserti, e stretti lastricati da sampietrini umidi, come quelli di Piazza San Pietro.

Il mio sguardo scorgeva la manualità dei vecchi artigiani soffermandosi contemplativo sulle costruzioni a ponte, sulle profferle, sulle romantiche scale esterne in peperino sostenute da archi, e poi, ancora sulle mostre in pietra dei portoni, sulle travi brunite dal passare del tempo.

Leggevo storie sfarzose di dame e cavalieri, ma anche quelle della miseria più tragica, immagini di dolore, di malattie, di freddo, di fame….

Respiravo gli odori, buoni e cattivi, immaginavo i rumori di allora: quello il battere degli scalpellini, lo sfrigolìo dei vasai, il cadenzare ritmico di un telaio, lo scroscio dell’acqua gettata col secchio dalle finestra e la maledizione del malcapitato sottostante, la risata di un fanciullo, il sospiro di due innamorati nascosti nel vicolo buio, il crepitìo della legna che ardeva nei camini………

Più mi inoltravo verso il loggiato dei Papi, nel quartiere antico, più mi lasciavo alle spalle gli stridenti rumori delle macchine, i clacson, l’attrito dei pneumatici sugli antichi lastricati.

Mi avvicinavo alle torri, che, a seconda delle loro altezze esprimevano la minore o maggiore  potenza delle famiglie

In fondo non è cambiato nulla ai giorni nostri, basti pensare al grattacelo Trump!

Sentivo in lontananza l’allegria artificiosa di una trasmissione televisiva, un programma di quiz, i ronzii sordi e metallici e disarmonici delle caldaie, il rumore metallico del calare della saracinesca di un negozio, lo stridio improvviso di una frenata, il rombo di una moto alle prese con un sorpasso…..

Poi intorno a me tutto aveva assunto un’area irreale.

La piazza si aprì per la prima volta alla mia vista, alla mia vita!

Era deserta, come raramente può accadere nell’anno 2008, ma ero magicamente sola e piacevolmente soggiogata dalla potenza della sua storia, dalle maestosità architettoniche, un gioiello fatto di archi, torri e colonne, in cui le scale fungono da piedistalli.

La notte crea incantesimi, ma quello sembrava “reale”, la data e l’ora del mondo era segnata, ed io ero lì,  padrona di quel luogo.

Mi guardavo intorno stupita dal non vedere anima viva, perché invece, di quelle morte, ne percepivo a migliaia.

E’ come se mi avessero voluto raccontare le loro storie contemporaneamente!

Intanto i minuti passavano veloci ed io, in un misto di curiosità e coraggio, cominciavo a salire le scale del loggiato dei papi, immaginavo il Papa affacciato su quella piazza, l’uomo che aveva potere di vita e di morte su tutte le persone…..desideravo dargli un volto…e lo trovai in  Marco!

Bello, alto, fiero e nobile, solo che lui era molto gentile e non so se, a quei tempi, lo fosse il Papa! Forse no, pena la sua stessa sopravvivenza.

Continuavo a salire e a scendere le importanti scalinate di pietra e guardavo estasiata una città medievale come non mi era mai accaduto, che ci sia già  stata in un’altra vita?

Poi ho immerso le mie mani nella fontana, il contatto dell’acqua gelida mi ha riportato alla realtà ed in quello stesso istante ho intravisto tre passanti ed una macchina entrare nel cortile di un palazzo della piazza.

Questo movimento aumentò il valore di quello che avevo appena vissuto!

Un elicottero attraversò diagonalmente la piazza, il rumore delle sue pale rotanti mi era entrato ritmicamente nello stomaco, come se fossi stata accanto ad un amplificatore durante un concerto rock, ed in quel preciso istante mi chiamasti al telefono.

Ero in una piazza in cui il Papa rappresentava il fascino del potere, l’orfanotrofio, il risultato di amori illeciti e, mentre la storia si ripeteva, e tu apparivi come la reincarnazione di uno di quegli amori illeciti.

La tua voce, calda profonda e roca entrava dentro di me con la potenza di un tornado lasciandomi un senso di inebriante ubriacatura.

Fino ad allora Marco mi aveva chiamato poche volte e per brevissimi attimi, ma dopo aver vissuto piacevoli eventi nella Città di Viterbo, ero ancora incantata dalla “fiaba della piazza” che non riuscì  a mettere a fuoco quello che mi stava raccontando, tanto grande era la mia emozione.

Secondo me non si può affermare di conoscere veramente una persona se non si è mai avuta l’occasione di parlarci, o, anche solo di ascoltare la sua voce.

“Quando gli altri sono distratti chiudo gli occhi per qualche istante ed ascolto le loro voci.

A volte avverto le stonature, le bugie che mi raccontano, o, invece, scopro le meravigliose personalità che si celano dietro i loro volti..

Essa viene fuori da ognuno di noi  e come per mistero,  tramuta  la volontà  del cervello in parole, ma non è costituita solo da logica e ragione, bensì da altre cose che non si vedono, non si toccano e che forse, per distrazione, ignoriamo; porta con se l’essenza del respiro, la sua intonazione spontanea ed è come se l’inconscio sfuggisse dall’anima”.

Ero emozionantissima. Chissà se è trapelato qualcosa dall’ansia della mia voce.

Mi spiegavi che lavoravi giorno e notte in sala operatoria, e che ti erano pervenuti i complimenti dei lettori per alcuni miei articoli e desideravi raccontarmi tutto di persona per incitarmi a buttarmi, senza più riserve.

Ne fui felice.

<< Marco non puoi immaginare neanche dove mi trovi in questo momento!>>

<< E dimmi, dove?>>

<<a Viterbo???……..>> e gli raccontai il mio piccolo film.

Sentivo che sorrideva, ma avvertivo anche tanta stanchezza nella sua voce, come un po’di fiatone.

<<Sai una cosa Valentina? Questa sera non smetterei mai di parlare con te. Se fossi qui ti offrirei un grappino davanti al camino per poter poi sparare a raffica un pò delle nostre battute. Bella, cerca di farti vedere più spesso, devo confessarti che quando sono con te non mi annoio mai!>>

A quel punto Marco avendo avvertito un profondo silenzio dall’altra parte del filo, aveva capito che si era spinto troppo oltre “l’inequivocabile confine” che distingue l’allusione consentita da quella “proibita” quando si parla con una signora sposata.

“Ero letteralmente ammutolita”.

Il mio cuore aveva iniziato a battere celermente, avevo intuito che in quel momento un certo tipo di risposta da parte mia, avrebbe potuto rappresentare “il punto di non ritorno” ed in quella frazione di secondo mi era apparso il mio mondo d’amore con Carlo ed avevo capito che non volevo assolutamente perderlo.

Così risposi con spirito: << ho capito, stasera Samantha ti ha dato buca!>> e giù tutti e due a ridere!

Ci siamo salutati con l’invito a chiamarti, appena fossi tornata a Cortona, mi volevo presentare ad un’altro editore che avrebbe valutato la pubblicazione di un’altro mio libro

Ricollegarsi con la cena prima di chiudere il capitolo

Capitolo 32 

 Le mie amiche ….i miei “grilli parlanti”….

mia cara amica ………………………………………….

ti farò una confidenza: Carlo ha sempre sofferto di depressione, la tendenza è caratteriale, ma abbiamo cercato sempre di gestirla al meglio, parlo al plurale perchè in un matrimonio le cose si affrontano sempre in due.

Ultimamente, però, stava andando giù molto, avevo provato con la strategia dei regali: moto nuova, viaggi, vestiti, orologi, ma come per un bimbo, tutto svaniva con il divenire di un nuovo giorno.

Allora ho messo in atto un piano d’attacco: non ho fatto altro che fargli leggere alcuni capitoli di un mio libro.

Non so per quale motivo i parenti e gli amici di uno scrittore, invece di godersi una lettura, cercano di sovrapporre la vita privata di un autore con quella dei suoi personaggi, ma in questo caso volevo approfittare di questa ingenuità,  per solleticare la sua gelosia.

Desideravo capisse che io non ero diversa dalle altre, desideravo lo stesso essere protetta e coccolata pur non avendolo mai chiesto.

<<Sai qual è stata la sua reazione? Nessun mazzo di fiori, nessun invito a cena, nessuna candela regalata: si è messo a scrivere anche lui un libro! << per la serie: “e che solo tu sogni !?!”>>

“Una storia d’amore molto carina. l’analisi dello scritto consiste in un “lui” che è quello che avrebbe voluto essere nella realtà e la “lei” è quella che non ha trovato come moglie! Una storia di cenerentola ambientata nel lusso……”

 Ti chiederai quale è stata la mia reazione: mi è scappata una risata, magari un po’ amara, ma solo quella!

vVivo sempre  in modo ironico, peccato che qualche volta si debba fare solo la parte delle sciocchine, che non capiscono proprio nulla.

Alla luce di questi fatti mi chiedo quanto sia saggio e giusto indagare in un matrimonio arrivato a 29 anni di vita.

Comunque Carlo è più vitale, sorridente e comunicativo, e questo mi rende veramente serena.

Cara amica, facciamo tutte parte di un grande club!

Tornando a quello che fai………baci a presto

vv>>

Le amiche sono il frutto di ciò che si semina…non ne ho moltissime, ma  tutte fiche!

ciao come state? Io bene :o)

Il libro prosegue, non vi racconto quante confidenze sto raccogliendo! Mi sono molto utili, perché in questo modo riesco a  descrivere anche storie che non ho mai vissuto;, ma il lavoro è lungo e più  mi addentro, più diventa complicato trovare “soluzioni”…..ma sarà sicuramente un piacevole compagno di viaggio.

Apprezzo moltissimo la partecipazione di tutte, mi sono utilissime le loro considerazioni e suggerimenti…..mi hanno intenerito le  preoccupazioni di alcune e divertito i consigli di altre…..

pensate che anche in ufficio dove lavoro sanno che sto scrivendo questi articoli, ed ogni giorno, trovo sulla mia scrivania lettere anonime che raccontano  storie incredibili….

Sicuramente potrei aprire un’unità di crisi: “Amori in subbuglio”!…..

Amiche mie!, da donna a donne, vi invito invece a riflettere su un  particolare: lo sguardo più distratto che un marito può rivolgere al taglio cesareo della propria moglie, sarà sempre più tenero e mai critico come quello di un illustre sconosciuto…..… ed io non mi sono mai voluta fare del male……poi, se dovesse esistere l’uomo che ti accetta a 50 anni grassa, sfatta………..o è cieco o è disperato! Allora ……. è tutto vostro! :o)>>

* * *

Così i rapporti con le mie amiche procedevano da parte mia, con schietta sincerità, mentre loro si logoravano  preoccupate per gli intrecci fra fantasia e realtà che descrivevo nei racconti.

Comunque esisteva una sola verità: ero una bomba che stava per esplodere, ma nessuno conosceva la direzione dell’esplosione, come del resto non la conoscevo io!

Capitolo 33 

Agosto 2009,…..cena

<<Il cinghiale lo devi cucinare in umido, devi intenerire la carne ed insieme insaporirla con delle spezie che ingentiliscano il palato>> sostiene Gabriele.

<< Io cucino in umido, ma lo lascio un giorno in frigo, immerso nel latte, viene tenerissimo>> gli risponde Marco.

I cacciatori, oltre ad essere degli ottimi cuochi, sono anche dei gran ghiottoni.

La cordialità di Marco è contagiosa e riesce a conquistare tutti, affascina gli uomini perché ha tutti gli interessi tipici dei maschi, e conquista le donne per lo sguardo che sa donare loro e, che ognuna crede esclusivo per lei.

“Se non fosse stato il professionista serio che ormai conoscevo, avrei pensato che  studiasse i suoi atteggiamenti davanti allo specchio, come fanno, del resto, gli attori dei fotoromanzi!” 

Capitolo 34

…notte stellata ..senza luna…………………

Marco appena può interrompe la comunicazione e si inoltra nei boschi per andare a caccia, (poveri tordi) Poi torna a casa e li cucina “divinamente”.

Un giorno mi ha telefonato nell’orario d’ufficio. Sentivo che per lui era sempre fonte di gioia parlare con me, lo faceva stare bene.

<<Ciao Valentina, come stai?>>

<<Bene grazie, in questo momento sono a mensa, c’è molta confusione… e te?.Tutto bene?!>>

<< Si, si grazie, sto organizzando un barbecue da me a Cortona per questo fine settimana, perché non vieni con Carlo?>>

<<Grazie, avevamo già programmato di venire su questo fine settimana e con questo invito ci farà ancora più piacere!>>

Così, come da accordi, il sabato mattina, io ed il mio recalcitrante marito, ci ritrovavamo a parcheggiare l’auto lungo il viale d’ingresso della villa.

Carlo non amava incontrarsi con persone che conosceva da poco, anche se, a dire il vero si trovava a suo agio solo con pochissime persone.

A Cortona la nostra vita di coppia era più serena, trovavamo il tempo ed il piacere di stare insieme e parlare, diversamente che a  Roma, dove è solo un continuo vicendevole aggredirci.

Speravo sinceramente che quella giornata mi donasse equilibrio e chiarezza e mi restituisse un marito affettuoso ed un amico unico nel suo genere.

Del resto, Marco lo vedevo spesso insieme a Samantha e devo ammettere che in coppia facevano proprio una splendida figura.

Ritengo che i legami tra persone che provano una forte attrazione siano i più ricchi e completi che possano esistere anche se, per ovvi motivi sono i più difficili da gestire per la “debolezza della carne”.

Eravamo nella zona del Torreone immersi nel verde e con una meravigliosa vista sulla vallata fino al lago Trasimeno, di fronte all’imponente cancello di ferro battuto con lo stemma di famiglia riprodotto al centro.

La villa in stile ottocentesco, si donava allo sguardo del visitatore con una grande terrazza  recintata da una balaustra in pietra. Sulla sinistra una romantica costruzione ad archi della limonaia delimitava un giardino terrazzato ornato da palme secolari.

L’edificio era immerso in una vegetazione curata, con le sedute in travertino utili per il riposo e la meditazione, che apparivano come angoli intimi fra i disegni colorati delle aiuole.

La facciata color ocra chiaro, di austera eleganza toscana, presentava tre ordini di finestre incorniciate dall’immancabile pietra grigia.

Non mancava lo stemma di famiglia anche sulla porta d’ingresso, una dimora bella ma senza nulla di ostentato.

Marco ci accoglieva, da perfetto padrone di casa, accoglieva i suoi ospiti con una padronanza naturale, metteva tutti a proprio agio con la sua calda cordialità.

Con molta eleganza, si donava a tutti scivolando tra i vari gruppi di amici senza preferire alcuno in particolare.

Pensavo che avrebbe potuto avere successo anche nella “carriera diplomatica”.

Aveva dedicato del tempo anche a mio marito. Poco dopo il nostro arrivo si è avvicinato a lui mentre stava osservando delle foto che lo ritraevano circondato dai figli, molto giovani, con delle ceste colme di funghi porcini, frutto di una passeggiata nella sua tenuta.

Li osservavo affascinata dall’atmosfera.

Carlo, il mio uomo di sempre, Marco, una meteora.

Erano due persone affascinanti e  nessuno dei due, aveva un atteggiamento di prevaricazione nei confronti dell’altro, come spesso accade  in molti confronti.

Condividevano la stessa passione per i funghi, mio marito infatti, ne è sempre stato ghiotto!

Penso che tutti noi buongustai associamo le pietanze preferite anche al ricordo di un periodo felice della nostra esistenza o di persone care conosciute nella vita.

I funghi  riportavano Carlo alla sua amata infanzia, nella famiglia allargata all’allegra brigata di zii e cugini quando, tutti insieme si avventuravano, nel bosco di Nettuno per la loro ricerca.

Dai suoi racconti apprendevo che  tutto finiva sempre in goliardici pranzi.

Carlo e Marco erano belli. “ Dio ma perché si è costretti a scegliere!”

La giornata scorreva piacevolmente in un ambiente che trasudava storia antica da ogni angolo, ed anche i colloqui erano cordiali, perché molte persone le conoscevamo già, nell’ambito delle relazioni cortonesi.

Dopo pranzo, chi lo avesse desiderato avrebbe potuto passeggiare nei salotti della residenza, oppure distendersi sui comodi divani o giocare a scacchi. Mio marito, aveva preferito giocare a burraco, mentre io dopo una bellissima passeggiata nelle tenuta, ero stata chiamata da Marco perché desiderava un consiglio per alcuni lavori che avrebbe dovuto effettuare sulla casa.

Mi è sempre piaciuto occuparmi di ristrutturazioni d’interni e così con molto piacere mi sono messa a studiare la nuova destinazione di alcune soffitte all’ultimo piano.

Trovavo soluzioni d’arredo che avevano l’approvazione degli amici che ci accompagnavano, ma, soprattutto, vedevo Marco prendere appunti su ciò che proponevo e ciò mi riempiva di soddisfazione.

C’era stato  un momento in cui avevo immaginato di essere la “signora” di quella casa, che certamente era bella, ma la cosa che mi attraeva di più, era il pensiero di viverla nell’intimità con Marco.

Lui era vicino a me quando mi fece visitare le sue stanze private.

Erano accanto alla zona che voleva ampliare, infatti desiderava uno studio accanto alla sua camera da letto. Mi aveva confidato che ultimamente, soffriva d’insonnia e per non essere preda di brutti pensieri, aveva iniziato a studiare di notte.

E’cosa nota che un medico bravo non smette mai di farlo.

<<Vieni, ti faccio vedere dove dormo>> mi sussurrava appoggiandomi la mano sulle spalle facendomi sentire sempre più ebbra con quel senso di abbandono che avevo già provato una volta a Firenze a casa sua in Piazza Signoria.

Guardavo estasiata l’enorme specchiera della sua camera ma non perché fosse di pregiata fattura settecentesca, perché su di ”lei” si erano posate  le sue immagini più riservate.

Cercavo di catturare anche i minimi particolari: le foto nelle cornici, i titoli dei libri sul suo comodino, l’astuccio di coccodrillo (consumato) dei suoi occhiali, i soprammobili scelti per il comò settecentesco verde salvia ed oro come il resto del mobilio.

La stanza era ampia ed al centro era sistemato un grandissimo letto a baldacchino di ferro battuto scuro e di fattura moderna.

Era rivestito con lenzuola e cuscini color nocciola dagli inserti di seta color lavanda, un piumino ed un plaid ai piedi della tonalità del bronzo e del fango spezzavano l’opulenza settecentesca e marcavano un territorio molto maschile.

Le stoffe che rivestivano le due poltrone di fronte all’enorme camino in pietra serena, quelle usate per foderare i paralumi, e quelle dei tendaggi erano tutte coordinate, sui colori nocciola, beige, lavanda, verde salvia e grigi.

Il soffitto aveva travi a vista tinteggiate di bianco che conferivano un sobrietà alla camera.

Vicino ad un inginocchiatoio c’erano delle pantofole di cuoio da uomo, e,  poggiato su una piccola sedia c’era un maglione azzurro. Se non mi fosse stato accanto, lo avrei preso per sentirne l’odore.

Nell’alloggio c’era una porticina, che era sicuramente d’accesso al bagno, ma a quel punto ero così sopraffatta dall’eccitazione che mi inventai un veloce dietro front ed uscii dalla stanza.

Marco mi correva dietro chiamandomi: <<Valentina, che ti succede?>> ma poi resosi conto della presenza dei suoi ospiti, e mi lasciò correre verso le scale.

Al momento dei saluti, tra i tanti baci e abbracci affettuosi, (un rito che trovo sempre simpatico)  ci siamo fermati davanti al grande cancello della villa, per scambiare le ultime battute.

Marco mi cingeva la schiena con un braccio, poi con dolcezza lasciava cadere la sua mano sfiorando il mio punto vita trattenendola un po’ oltre il consentito.: Ancora adesso mi chiedo, se tutto questo me lo sono solo immaginato!”

Mio marito parlava ininterrottamente con Paola della Sardegna, del suo amore per questa terra e di come era riuscito a descriverlo nel suo libro, e non si era minimamente accorto che non avrei voluto lasciare per nessun motivo quel luogo in quella notte stellata e senza luna.     

Capitolo 35 

Agosto 2009, cena…..

Sono di fronte a Marco e parliamo di lavoro, sorseggiamo il nocino di Carlo << Certo è proprio buono, senti che profumo!>>

<<Carlo mi deve dare la ricetta, ho anch’io a Cortona un albero di noce, voglio provare a farlo.>>

Lui sdraiato sull’amaca, ed io distesa su un lettino riconosco il suo profumo ed ascolto la sua voce ad occhi chiusi!

Il lavoro in redazione con Marco, mi porta ad avere continui colloqui con lui, ma ogni volta mi stupisco per l’agitazione e la goffaggine che s’impadronisce della mia persona. Poi quando sono al suo cospetto, proprio come in questo momento, la mia solita disinvoltura si sgretola e giù verbi sbagliati, balbettii, gola secca, timbri di voce stonati o disarmonici altro che adolescente!

“Ora mi sudano persino i polpastrelli delle dita!”

Che stupida sono! Più decido di comportarmi con distacco e più  mi caccio in un impaccio maggiore! Penso tra me e me che mia figlia se la caverebbe sicuramente meglio!”.

Lo guardo e mentre mi sforzo di rimanere lucida, inconfessabili pensieri aggrediscono la mia mente:

Chissà come saranno le sue labbra? Chissà come bacerà? Un giorno di questi lo giro come un calzino ….ma, mio Dio, che film è questo? Riprenditi, però queste fantasie potrebbero servire per fa passare quest’ossessione: magari non è tutta questa meraviglia!, Magari russa quando dorme! Oh mamma che vergogna! E se leggesse nei miei pensieri?” Questi ultimi riescono a inseguirsi rincorrendosi in questo modo ossessivo anche per ore:

Penso, ripenso e, penso ancora, fino a non poterne più. Mi sento svuotata, sfinita, quasi nauseata, ma, ecco che appena mi riprendo

…..ricomincio …. daccapo, un’altra volta…..”

Ma dall’esterno nulla di tutto questo appare…….

<< Valentina, Valentina allora cosa hai deciso?, ohi, dico a te!…… ma a che cosa stai pensando?i!>>

Marco in queste situazioni mi guarda sempre in uno strano modo, non capisco se è stupito, sbalordito o divertito dalle mie continue distrazioni….

“Intanto in quegli attimi di panico

 quando lo sguardo vaga nel vuoto

 si ha la sensazione che  venga meno il respiro,

che il tempo si sia fermato…..ma ….

solo per un attimo,

in mezzo a tanto caos e solitudine…!.”

Tento di riprendermi, mi lascio scorrere davanti gli occhi le immagini della mia famiglia, sento che il disagio provato sta per finire.

<<Ti ricordi che bella serata abbiamo passato all’Opera?, Dovremmo ritornarci!>>

“La ricordo eccome, penso io!”

Capitolo 36

 

Roma, una serata al Teatro dell’Opera.

 

In molte occasioni quando avevamo appuntamento in locali diversi, se lui non era accompagnato da Samantha veniva sempre con donne bellissime.

Il nostro rapporto complice e affiatato, era sotto gli occhi di tutti, ed era accettato persino da Carlo.

Mi chiedevo spesso come mio marito potesse non accorgersi della grande attrazione che provavo per Marco e di quanto io fossi lontana da lui in questo periodo. Mi rispondevo con sempre maggiore convinzione che questo mio atteggiamento facesse comodo anche a lui…Che mi tradisse ancora?…..

Non usavo i mezzucci adolescenziali per cercare di sedermi accanto a Marco nelle serate salottiere, o alle cene tra amici, era invece sempre lui che cercava di venirmi vicino, magari con una bella di turno al suo fianco!

Ricordo che il nostro era un continuo parlare senza mai interromperci e quando giungeva l’ora di andarcene ci sembrava sempre ingiusto dover chiudere la nostra conversazione che per noi era appena iniziata.

Una volta casualmente ci incontrammo da soli al teatro dell’Opera di Roma; eravamo gli unici della nostra cerchia, che apprezzavano quel tipo di musica che ci rapiva letteralmente.

Eravamo talmente emozionati di condividere la Tosca di Puccini che, quella, fu la prima sera, in cui mi accorsi realmente, di come, Marco mi osservasse in modo insolito o forse solo più insistente, e, di come quello sguardo contenesse una silenziosa ma inequivocabile richiesta……

Indossavo un completo pantaloni con un top di paillettes dello stesso colore nero, mi stavo facendo crescere le unghie e per quella serata, le avevo laccate di rosso. Ero molto dimagrita, stavo decisamente meglio, quel tanto dal catturare gli sguardi degli uomini, anche dei  più distratti.

Con i primi guadagni venuti dalle pubblicazioni avevo comprato nuovi vestiti e, mai come in questo periodo avevo bisogno di sentirmi realizzata.

<< Valentina, che bella sorpresa!, Come ti trovo bene! Con chi sei questa sera?>>

Alla sua vista mi profusi, senza nessuno sforzo, in un largo sorriso abbracciandolo con calore e “assaporando” intensamente la sua naturale fragranza maschile sapientemente calibrata da un delicato profumo. Ero completamente catturata dal suo sguardo.

<<Ciao Marco, sei magnifico! Sono sola e mi sento benissimo ultimamente, spero che si noti.>> poi con consumata arte femminile, lo folgorai con il più smagliante dei sorrisi e gli esclamai: << e tu con chi ti accompagni?>> pronunciai le ultime parole con il gusto del peccato e con un po’ di provocazione.

<<Valentina cosa ti succede? Questa sera hai uno sguardo da “Pierino”, tu non me la racconti giusta, sicura di non avere qualche incontro particolare?>>

“Certo non potevo riferirgli che lo avrei desiderato proprio con lui!” E, tentando di controllare il mio entusiasmo, gli risposi:<< Con la splendente luna che è in cielo, sentivo che questa sarebbe potuta diventare una serata speciale!>>

Allora d’un tratto mi prese sottobraccio, e, non so ancora se per caso, o volutamente, mi sfiorò il seno e da quel momento, avvertì come una scossa elettrica per tutto il corpo, che mi fece sentire d’un tratto “una donna perduta”!

Con gesto galante mi accompagnò al mio posto in platea, poi proseguì verso il suo che non era molto distante, per poi cambiarne con uno spettatore prima dell’inizio del secondo tempo e ritrovarci seduti vicini.

Parlammo dell’opera scambiandoci le sensazioni e i pareri sulle interpretazioni dei cantanti, sulle scene, sulle scelte dei costumi e coreografie, così minuziosamente, che se ci fossimo fatti uno spinello saremmo sembrati ”meno fatti”.

La lirica se ti appassiona, ti coinvolge e ti entra nel sangue con grande prepotenza.

Ci scambiammo le solite domande educate sulle nostre rispettive famiglie, a volte, scherzando pensavamo di far incontrare i nostri figli facendo “fidanzare” mia figlia con uno dei suoi.

Con lui, anche se ero molto emozionata, cercavo di non essere mai banale, riuscendo a spiegare con facilità quello che ad altri mi sembrava impossibile solo accennare.

Nel frattempo i nostri corpi alcune volte si sfioravano, per poi accorgermi che lui osservava ogni mia reazione, divenendo di volta in volta più serio, non credo giocasse più.

Fino ad allora avevo creduto che l’intesa sessuale fra noi, fosse a senso unico, ovvero fosse avvertita solo dalla mia persona, ma adesso percepivo che non era più così.

Ultimamente mi telefonava anche per le cose più banali, ma sempre con tanta naturalezza…

<< Valentina aiutami, sto scegliendo un maglione di lana lavorato ha le trecce, c’è color panna, o verde, oppure azzurro o ciclamino. Hai presente il colore del tuo cesto? Lo voglio portare sui jeans>>

<<Ciclamino! Ciao sono alla cassa del supermercato, ci sentiamo più tardi per i disegni e ricordati della cena di sabato prossimo!>>

Quale magia si era avverata!

Oramai riuscivo a gestire la mia attrazione per lui, forse mi ero abituata a sentirlo frequentemente ed era sempre stimolante perché tendeva comunque a valorizzarmi.

Dopo il teatro mi accompagnò alla macchina, e mentre sentivo crescere la tensione tra noi, mi dette un bacio sulla fronte, sentii l’umido delle sue labbra, sulla mia pelle,… e fu “un incanto”.

Da quell’incontro ebbi la certezza che i baci “veri” erano solo rimandati……… e sarebbero stati vissuti intensamente . 

Capitolo 37 

Agosto 2009…..cena

Vicino a Marco e a me giunsero poi Marina e Maurizio, seguirono Gabriele, Sandra, Cristina e Tommaso che hanno scoperto di condividere la stessa passione per la produzione dell’olio extra vergine, mentre gli altri organizzarono i tavoli per il gioco del burraco.

<<come va questo ginocchietto?>> Gabriele sempre premuroso, mi rivolge questa domanda posandomi la mano sulla gamba.

<<Bene, ormai ho un ginocchio bionico!>> Non aggiungo nulla sulla  sofferenza e i sacrifici per arrivare a quei risultati, perché li conosce perfettamente.

Capitolo 38

L’operazione…un trampolino di lancio………………

La decisione di subire l’intervento al ginocchio, nell’inverno passato, aveva avuto un profondo significato per me.

Avevo deciso di riprendere a curare la mia persona e quella sarebbe stata solo la prima di una lunga serie di coccole che mi sarei dedicata, per raggiungere il mio benessere psicofisico, che sentivo di meritare.

Non riuscivo proprio a continuare a vivere con quell’handicap; per fortuna ai nostri tempi il problema si risolve egregiamente.

Con questa esperienza mi rendevo conto di quanto fosse preziosa madre natura. Non tutti hanno avuto la mia fortuna di godere di un fisico discreto, così dovevo imparare a rispettarlo di più, soprattutto ora che gli anni cominciavano ad aumentare sul pallottoliere della mia vita.

Comunicai la decisione ai miei familiari, al chirurgo, agli amici, in ufficio ed a Marco.

<<Ciao Marco, desideravo dirti che ho deciso di sottopormi all’intervento al ginocchio, non riesco più  a conviverci, mi sento molto a disagio, condiziona troppo la mia vita, non ho esperienza su questo tipo di operazioni ma è bene che ti avverta per tempo, per programmare anticipatamente il lavoro della rubrica giornalistica>>

<<Brava, secondo me tu sei troppo vitale per rassegnarti alla tua attuale condizione, hai il coraggio per affrontare l’operazione, e non ti preoccupare per gli articoli, ne puoi scrivere qualcuno in più ora…piuttosto da chi ti farai operare?… Vuoi che mi interessi della cosa?>>

<<No grazie, il chirurgo è un amico di mio fratello, pensa che società calcistiche gli affidano gli arti di illustri e costosi giocatori, quale migliori garanzie?>>

<<E’sicuramente un collega che conosco …perché non vuoi che gli faccia una telefonata?>>

<< Per carità, potrebbe fraintendere lo spirito della tua telefonata, devo essere più silenziosa e trasparente che mai con lui, detesta chiacchiere ed imposizioni persino da personaggi illustri, figurati da una puzza come me. L’ho soprannominato nella mia mente “ghiaccio bollente”, perché, poi, quando si rilassa e si comincia a fidare, è più buono del pane>>

Gli riferii il nome.

<<Valentina sei in ottime mani, è un serissimo professionista che sta affrontando i problemi di ortopedia con delle iniziative molto innovative e migliorative. Lo conosco personalmente ed è proprio come dici tu, sappi che molti, temono il suo carattere ma non il suo bisturi!>>

<<Sai Marco, sento di essermi troppo trascurata finora, ma ora desidero recuperare il tempo perduto e curarmi di più anche nelle più piccole cose>>

<<Fai bene cara ma non essere  troppo impetuosa, eviterai così spiacevoli sorprese.>>

<<Centrato il problema, la mia emotività mi ha combinato un mare di guai fino ad ora, ma, prima di agire,  ho imparato a contare fino a venti non posso più permettermi di sprecare tutte le grandi e piccole opportunità che la vita mi ha dato.>>

Marco provava tanta tenerezza per Valentina. L’ammirava ed inoltre apprezzava la sua grande voglia di vivere che la portava a gioire comunque di tutto ciò che le fosse capitato.

Infatti, sapeva già che la sua Valentina avrebbe fatto tesoro anche di quella esperienza “negativa”.

<<Allora aspetto tue nuove notizie, fammi sapere  il nome della clinica e la data del tuo ricovero.>>

<<Tu invece ricordati che abbiamo appuntamento con gli americani per una cena all’Hosteria del Teatro, per sabato prossimo.>>

<<Vero! Allora ci vediamo presto, un bacio…>>

<<Bacio>>

Già, certe volte ci riuscivo proprio bene a fingermi disinvolta!………………

Capitolo 39 

L’Operazione…

Il dr Sinistro, uno degli assistenti del chirurgo, mi chiamò mentre ero in ufficio per comunicarmi la data e l’ora

previste per l’intervento: il giorno 13, per le ore 13.00.

Me li sarei giocati al lotto insieme al numero della stanza, o, del letto!

Ormai era fatta e non si poteva tornare più indietro. Avevo ricevuto proprio tutte le raccomandazioni, persino quella di indossare “le mutande in puro cotone!”

A casa non potevo mostrare il più piccolo dei timori, perchè il mio caro marito, non mi garantiva comprensione alcuna, visto che lui, ne aveva già subiti quattro di interventi ed in “silenzio!”, così almeno sosteneva lui!

In 52 anni di vita, pur avendone combinate di tutti i colori, le avevo anche sempre risolte da sola . Ora, per la prima volta sentivo il bisogno di abbandonarmi sulla sua spalla per non pensare a nulla e non agitarmi.

Ma, ancora una volta, lui non poteva sostenermi, perché aveva lui più bisogno di aiuto di me.

Sapevo anche che, celata dai miei occhialoni da sole, avrei sfogato con  qualche lacrimuccia il bisogno di controllare i miei timori, mentre sentivo crescere dentro di me il tarlo del dispiacere e, conoscendo il mio carattere, sapevo che prima o poi avrei fatto i conti con il mio bisogno d’amore.

Forse ero un po’ troppo stanca ed affranta per mostrare che avevo anch’io bisogno di protezione, ma comunque, chiederlo, non sarebbe mai rientrato nel mio personaggio.

Così mentre mi sarei abbandonata volentieri a tenerissime coccole, mi ritrovavo a “bere aceto”!

Mi ripetevo che quella di poter entrare in una clinica, per un’operazione chirurgica di poco conto, era comunque un’esperienza privilegiata.

Sicuramente c’è di peggio! Pensavo infatti al dramma di un ricovero d’urgenza, per un brutto incidente, per il rivelarsi di una brutta malattia……

Con questo spirito, ho varcato la soglia del mio  “domicilio sanitario a pagamento”.

Sarò sintetica: non mi è piaciuto ciò che ho visto e percepito, spero solo che se devo morire sia per morte improvvisa.

Mio marito mi era vicino e teneramente cercava di rassicurarmi anche se avvertivo la sua ansia per la sua prossima operazione al ginocchio.

Che famiglia disastrata!

Sono stata bene, anche quando ero ammalata, perché mi sono fatta forza cercando di mantenere il mio animo sereno.

Penso che sia un errore contrastare le difficoltà della vita con rabbia, perché questa si alimenta della sua ferocia, avvelenandoci ancora di più.

Non racconterò nulla del trapanio, delle viti, delle flebo, dei termometri, del sangue perché a questo mi ero preparata bene, ma quello che mi ha ferito di più è stato il sentirmi come un pollo in batteria per l’industria della salute!

Ho sopportato il tutto, solo perché ero certa che il chirurgo scelto, mi avrebbe ricostruito un “ super ginocchio” e, infatti, così è stato. Inoltre Grazie a tutti per le coccole telefoniche! :o)

Cinque giorni dopo l’intervento ritirando la cartella clinica ho letto che avrei dovuto fare ulteriori accertamenti con una TC” per delle complicazioni sopraggiunte.

Silenzio.

Senso di vuoto.

Terrore.

E poi rabbia, si, tanta, tanta rabbia per aver speso energie inutili per l’intervento al ginocchio (perché mai mi sono operata se devo affrontare una nuova operazione con delle incognite maggiori? Con il pensiero ero arrivata alle conseguenze più estreme. Pensavo già ai nuovi “tagli”, alla chemio, alla sofferenza e alla morte, abbandoni tutto e tutti, anche te stessa. Ma volevo davvero sopravvivere?

Non sarebbe più stato semplice scegliere di non fare più nulla, …e lasciar fare al destino?…Finché con prepotenza nella mia mente permeò il pensiero di mia figlia, troppo giovane ancora per rimanere sola

Prima di allora avevo avuto un’altra esperienza  in cui  la mia vita si era “fermata”.

***

Era accaduto in un ristorante sulla Via Ardeatina a Roma, quando durante una rapina mi avevano appoggiato sulla nuca la canna gelida di un revolver, dopo avermi gettata violentemente a terra e avermi legato le mani e le gambe dietro la schiena.

Ricordo ancora la sensazione di gelo che avevo sulla guancia schiacciata al pavimento e col passare dei minuti anche l’odore acre che proveniva dal pavimento sporco mi provocava il piacere di sentirmi ancora in vita

Avevo 19 anni.

Allora come ora, con la mia immaginazione ed era come se fossi uscita dal mio corpo e mi fossi guardata attraverso una sfera di cristallo. Vidi allora in pochi istanti tutte le cose interessanti che avevo vissuto e, con fede autentica, ringraziai il Signore.

Rividi tutti le persone che avevo conosciuto e pensai a come sarebbe stata diversa la mia vita se avessi intrapreso altre scelte.

Ero riuscita ad estraniarmi dalla violenza del momento, era come se avessi fermato il tempo vivevo in un mondo ovattato dalla mia serenità interiore.

Non riesco a descrivere ciò che ho provato in quella circostanza.

Ricordo la mia controllata lucidità, sembravo nata per affrontare quei pericoli, e so di apparire presuntuosa, ma ero perfettamente a mio agio, è come se il meglio di me lo avessi dato in quella situazione estrema. Buffo ma vero.

Il tutto si  si concluse nel migliore dei modi, con la fuga dei banditi dopo la rapina alla cassa.

***

Così, in attesa del “responso medico”, gli altri problemi sembravano di gomma, era come se mi rimbalzassero, oppure perdendo la loro consistenza diventavano piccolissimi                                                         o evanescenti e si perdessero in un orizzonte lontano, perché, se devi morire, vai da solo senza portarti dietro nulla  neanche il “ginocchio accomodato”.

E pensare che al mondo ci sono persone che “partono” e non sempre in modo indolore!

Allora ho implorato l’aiuto dei miei cari defunti, (parenti ed amici), ed ho chiesto loro di attendermi ed accompagnarmi quando avrei dovuto oltrepassare la soglia.

Mi dicevo:”meno male che hai sempre pregato per loro, vedrai che ti daranno sicuramente una mano!”

Poi sono passata all’argomento “vestito da indossare da morta”, (è superfluo ripetervi gli epiteti che mi giungevano in risposta da chi mi ascoltava!) poi quando inaspettata è arrivata la paura per la consapevolezza della fine della mia vita, ho trovato ancora una volta un bagliore di lucidità pensando che ero comunque fortunata perché tutto questo accadeva a me piuttosto che a mia figlia e…sono stata di nuovo subito bene e basta!

Non ho contato le persone che, spaventate per le cose che dicevo, mi hanno dato della matta e mandato al diavolo! Buffo, ma poi non più di tanto, perché nella mia paventata morte proiettavano la loro!

Finalmente arriva il momento del tanto atteso responso

”N E G A T I V O”.

Evviva!

Neanche ora, che ho solo rimandato il momento estremo, desidero dimenticare la dimensione di terrore che ho saputo gestire e dominare da sola.

E’ stata una “vacanza dalla vita” molto proficua perché ha reso ancora più affascinanti le future giornate da vivere come comune mortale.

Non c’è più spazio per gli sprechi…ogni attimo viene vissuto intensamente:

il volo di un uccello, la musica di un cd, un disegno, una poesia, un sorriso, una telefonata ricevuta, lo sguardo di un estraneo, una vasca di piscina a “delfino”, il profumo di una pietanza, la trasparenza dell’acqua che sgorga dal rubinetto, un giro in scooter, la natura e il suo lento divenire, il piacere di veder crescere le piante, le forme dei miei soprammobili, la lettura dei libri, i miei piedi che ballano nudi sul parquette, lo sguardo dolce e intenso di un cane, un complimento ricevuto da uno sconosciuto, le scenette della gente in autobus, qualche ora al mercatino, il desiderio di acquistare un trullo, il bicchiere d’acqua di notte per mia figlia che tossisce, un bacio sulla fronte di mio marito, un’e-mail di Marco …    

Capitolo 40 

Agosto 2009…..cena

E’ l’una e trenta di notte…. siamo ancora tutti insieme I nostri vestiti sono quasi bagnati per l’umidità, ma, cosa importa? Si hanno così pochi momenti da dedicare alle chiacchiere tra amici, che queste occasioni diventano troppo preziose per essere sprecate.

A questa ora ci si abbandona di più alle confidenze, ci si “apre” di più agli altri, ci si conosce meglio, e poi stasera abbiamo tutti un abbandono da “primo giorno di vacanza”!

<< Ragazzi, entriamo in casa e sediamoci in salone al calduccio>>

<< Che bello!, cominciavo a sentir freddo>> risponde Marina.

<<Valentina vuoi un aiuto per mettere i lettini al riparo?>> Mi dice con estrema cortesia Maurizio.

<<Grazie, mettiamo al riparo solo i cuscini>>

Mi danno tutti una mano d’aiuto e poi entrano e si abbandonano sfiniti sui divani.

Io resto ancora fuori per offrire ai giocatori rimasti sotto il portico, delle bibite e per vuotare i loro posacenere. Quelli del tavolo di zio Piero e Miriam sono stracolmi:“ mamma mia quanto fumano!”

<<Vi porto qualcosa da smangiucchiare? Titta, tieni, qui ci sono dei cioccolatini buonissimi>>

Senza rispondermi, li assaggia subito, mentre io, divertita, intercetto lui che con la coda dell’occhio, guarda verso la moglie aspettando il rimprovero che sta per lanciargli. Simona, la moglie è protettiva e premurosa, cerca di dargli un freno….ma come lo capisco: è così gratificante mangiare!

<< Tittaaaaaa! Grazie Valentina, ma lui ha già fatto il pienone per oggi, sai come russerà stanotte?>>

<< Stamattina!>> la corregge mio fratello che gioca al suo tavolo, <<se continuiamo a giocare così lenti, faremo l’alba!>>

<<Ahi, oddio che doloreeeeeeeee!>> , sbadata batto il ginocchio, operato, allo spigolo di un tavolo basso, e provo uno di quei dolori che ti perforano con prepotenza il cervello con una velocità supersonica, ma che, per fortuna, con la stessa, svaniscono.

Molti giocatori interrompono la partita e mi osservano, ma è solo Sandra che, premurosa, viene in mio soccorso.

<<Valentina dammi il vassoio e siediti qui, dimmi, ti fa tanto male, vuoi che chiami Gabriele?>>

<<No, no, respiro, mi sento bene, adesso passa, solo che forse ora, mi spavento più facilmente>>

<< Sicuro, prendi, bevi un bicchiere d’acqua>>

<<Grazie, sta già passando>> e le sorrido.

Carlo nel frattempo aveva giocato senza neanche accorgersi dell’accaduto…………….

E…….proprio come allora………………

Capitolo 41 

Poco prima dell’operazione…..

Poco prima che decidessi di operarmi, una sera poco dopo essere tornata dall’ufficio mi sono fatta “un male cane” mentre  mi dedicavo alle faccende di casa. Forse ero già un po’ stanca, così dopo aver spolverato, scuotendo lo strofinaccio ho battuto il dito anulare contro la ringhiera del balcone procurandomi un dolore atroce. Man mano che il tempo passava il dolore aumentava, fu così che andai a prendere le buste (tre) del ghiaccio, una per il dito e le  altre per le ginocchia. Giacchè mi dovevo fermare avrei approfittato per un po’ di terapia.  Mi ritrovai ad inveire contro me stessa dicendo a voce alta: <<Dio, perché sono così imbranata! Che mi sta succedendo, sono sempre tutta un dolore, basta, basta!!!!!!>>

Ero parecchio stressata e debilitata per la rottura del mio “crociato” e, la mia debolezza fisica contribuiva a  farmi cacciare in nuovi dolorosi guai.

Prima o poi avrei dovuto decidermi a farmi “aggiustare”!

Purtroppo però noi donne ci sentiamo troppo responsabili nei confronti della casa e siamo consapevoli che la dobbiamo pulire da sole…(salvo prodigiosi quanto inaspettati aiuti)…. e  da lì non conosciamo soste!

Forse era stato un opportuno avvertimento che mi fossi fatta male, così mi sarei finalmente fermata, perché diverse volte ero già tornata a casa  zoppicando.

Il tutto è avvenuto sotto gli occhi di mio marito, che era nella stessa stanza, e che, senza smettere di scrivere al computer, mi ha chiesto seraficamente:<< Cosa ti è successo?>> senza neppure alzarsi o sollevare almeno lo sguardo,…senza nemmeno dire una parola dolce o farmi una carezza….

Mi osservavo come se fossi stata un’altra persona e per la prima volta provai per me  un senso di pena. Mi sdraiai e piansi a lungo.

Mi venne alla mente un pensiero dettato da un’incontenibile rabbia: mi ripromisi che se avessi avuto l’occasione di amare Marco me lo sarei goduto come un goloso  si gusta un gelato, o con la bramosia di chi, finita la dieta, torna a mangiare per la prima volta la pasta !!

In quel momento ero così furiosa, che ero sicura che non avrei provato neanche un briciolo di senso di colpa, non più…!

“L’incomprensione”

Non essere compresi è come essere in mezzo al deserto e sentirsi investiti da una piena.

Tenti l’impossibile per non affogare…in un deserto di rabbia

…. a volte con fatica riemergi per riprendere fiato,

poi vai giù….

E’ tutto un’agitarsi

ma alla fine la marea ha la meglio e ti risucchia.

mentre intorno a te: nessuno si bagna………..”

Capitolo 42 

Agosto 2009….., cena

<< Ragazzi io vado a dormire>> annuncia Gabriele, domani sarò a Viterbo <<Sandra se vuoi rimanere ti lascio la chiave sotto il vaso>>

<< No, no, vengo anch’io,… Grazie di tutto Valentina siamo stati benissimo, noi comunque ci  vedremo domani in spiaggia >>

<<Veniamo anche noi>> dicono insieme Cristina e Tommaso, che si è appena svegliato da un sonnellino in poltrona, ma anche gli altri che sono con me in salone, si preparano per andar via, Marco si avvicina e,  per la prima volta lo vedo imbarazzato.

<<Vado a dormire anch’io, domani dovrò trovarmi per l’ora di pranzo a Firenze, sono contento di aver passato una serata in completo relax.  Mi ha fatto piacere conoscere tua madre e Giorgio… Michele mi ha detto che rimane con Giulia, ti porta disturbo? >>

<<Che scherzi? Rientreranno a casa per l’ora di colazione, figurati!, Devo ammettere che mia madre è molto tollerante, ed ha capito che questa “politica sugli orari liberi” le garantisce sempre molta compagnia>>

<<Anche troppa!>> sottolinea mia madre sorridendo, ma è felice per questo. <<Valentina anch’io vado a dormire, ciao amore>>  e con uno sguardo sincero, stringe la mano a Marco che è vicino a me.

E’ da mio padre e da lei che ho preso la buona abitudine di guardare negli occhi le persone quando le saluto.

Io invece preferisco baciarla e mentre lo faccio mi piace augurarle un buon sonno:

<<Buona notte mamma!>>

Poi accompagno tutti fino al cancello.

Renato Renati mi saluta promettendo di telefonarmi nel prossimo inverno, quando sarà di passaggio a Cortona. So per certo che non lo farà, ma ho comunque la sicurezza che quando ci rivedremo nulla sarà cambiato nella spontaneità del nostro saluto fanciullesco.

Tutti si accomiatano dicendo: <<Ciao Valentina e grazie, è stata una serata unica!>>.

<<Ciao, arrivederci a domani!>> Tornando a casa ripercorro il vialetto avendo negli occhi le luci posteriori della macchina di Marco.

Intanto sorrido ai giocatori e dico a Carlo che vado a dormire anch’io.

<<Buonanotte ragazzi, chi sta vincendo?>>

<<Riccardo è in pool position. <<Certo con il fattore c. che si ritrova!>> replica simpaticamente Manuela mentre mio fratello ride sotto i baffi (che non ha).

Sono in mansarda….La mia stanza da ragazza, un grande ambiente con travi di legno al soffitto e finestre gigantesche ad arco, grandi quanto le pareti, con grate di protezione di ferro battuto di tipo moresco.

E’ una stanza immersa nel cielo.

Il lettone è tutto bianco come pure la testata in bamboo, le lenzuola e la coperta ricamata. Ci sono dei deliziosi mobiletti rustici, che ho creato con le mie mani nello stile scialby, verniciati nella tinta tenue del turchese e dello stesso colore ci sono anche gli scendi letto, che ho comprato in una vacanza in Sardegna.

Ma le cose a me più care sono la raccolta dei  piccoli oggetti fin dalla più tenera età, dalle bambole che i miei nonni materni riportavano dai viaggi all’estero ad una confezione di una marca improponibile di lozione per capelli, rubata (per scommessa) in un bazar di un paesino sconosciuto della Sardegna, che avrebbe dovuto dimostrare, ai miei amici, quanto fossi scaltra, “ora direi meglio cretina” allora ero!

Poi ci sono un’infinità di foto, di ceramiche, di fez arabi, quando ancora era lontano il periodo della globalizzazione.

Per me rimestare in un cassetto è come andare in vacanza.

E’ come avere il “cilindro” del prestigiatore e tirarne fuori le cose più impensate mi fa divertire un mondo.

Gli scontrini di una determinata spesa, la carta di un certo regalo, un filo di lana, un tappo di vino, un biglietto di auguri……una chiave, un bullone………

In ogni casa c’è sempre “un cassetto da svuotare”……..

Ognuno di noi ne possiede almeno uno reale, tanti, invece ne possediamo mentali.

Per molte persone sarebbe tutto materiale da gettare nella pattumiera, senza dedicargli la minima attenzione…invece per noi conservare  quel contenuto è  necessario come respirare l’ossigeno.

Vediamo che c’è qui: un vecchio porta chiavi, regalo del primo amore, quello cui hai dato il primo vero bacio.

Vedendolo ho la sensazione che la mia vita senza quell’oggetto non possa avere lo stesso significato, anche se fino a pochi attimi prima, non ricordavo nemmeno la sua esistenza!

Poi trovi una vecchia penna con la quale scrivevi volentieri perché aveva un tratto morbido, un accendino che conservi anche se non fumi più, un piccolo notes, una pila, degli spiccioli di vecchie lire, un ago  e del filo di un indefinibile colore, un pettine colorato di quelli che  regalano i giornali estivi, un abbonamento di sky-pass a ricordo di una indimenticabile settimana bianca, un bigliettino di auguri di quell’amica che non frequenti più (chissà che fine avrà fatto!), un borsellino un po’ consumato ma con una pelle di un profumo buonissimo, uno scontrino di quell’unico caffè insieme……….

Chissà se anche Marco un giorno, vuotando uno dei suoi cassetti troverà qualcosa che gli ricorderà di me! Che dolore per me sapere  se se ne disfacesse!”

Osservare la mia stanza è come sfogliare il mio diario. Ci sono raccolte di piccole testimonianze di carta, scritte con la nostra più stentata calligrafia, che non  sappiamo neanche decifrare. E’ una raccolta spontanea di frammenti di vita. Rileggendo quei piccoli brani scritti con l’euforia di un sentimento, magari scaturito da un bicchiere di vino di troppo, mi intenerisco, ma li sento, per fortuna,  oramai  lontani.

Ricordo quella cucciola di donna disorientata e spaventata che non sapeva, ancora domandare aiuto. Ora lo chiedo, sono finalmente cresciuta…”

Questa serata mi aveva regalato dei momenti importanti

Sono sdraiata sul letto, ho tirato le tende e dalle finestre entra la brezza notturna, il mio corpo nudo la sente, è come se fossi sospesa nel cielo.

Sono ancora troppo eccitata per addormentarmi, ci vorrà un po’ di tempo, del resto è normale quando si fanno le “ore piccole”.

Che cosa avrei dato per una tazza di caffè a letto, per una cena a sorpresa, per una coccola di fiori, un aiuto spontaneo ricevuto in casa, purché accompagnato da sorrisi!

Sospiro…………..

Proprio di questi ed altri argomenti avevamo discusso con Carlo ultimamente.

Ero stanca di fargli capire che le mie fatiche erano pari alle sue e che aveva dato per scontato tutto ciò che io facevo e questo era davvero troppo.

Io non volevo essere la “padrona” di casa, ma neanche la “domestica”.

Metto gli auricolari dell’ipod con la registrazione de: la Ciaccona di Bach che insieme alla 7^ di Beethoven, l’Incompiuta di Schubert, il 3° atto della Tosca, il Flauto Magico di Mozart sono una delle mie raccolte preferite.

Indosso la camicia da notte, fresca, di lino,

Lascio il cellulare acceso sul mio comodino. Non lo spengo mai quando i mia figlia è fuori.

Comincio a sentirmi un po’ confusa e sopraffatta dalla stanchezza.

… Non ho più forza per lottare.

Ripercorro il mio passato nella speranza di un futuro diverso e migliore………………

Capitolo 43

Mi ritrovai in una selva oscura……

Mi piaceva camminare nei boschi, sentirne gli odori, incontrare piccole radure dove il colore dell’erba era così intenso da sembrare finto, e percepirmi  di volta in volta come un albero, un fungo, un fiore, o una foglia.

Mi era sempre piaciuto camminare. Lo avrei fatto per ore ed ore, solo che le mie ginocchia erano sempre doloranti e gridavano ancora vendetta.

Quella rotula poi non mi dava pace, raschiava sulla tibia ad ogni passo, pensavo che da li a poco si sarebbe consumata,. Mi ripetevo che non avrei dovuto mollare la fisioterapia, così avrei vissuto le mie giornate senza più dolori.

Camminavo vicino al fossato delle celle, un posto fermo nel tempo, in cui le rocce ricordavano la loro storia di freddo, fame, fumo e crudeltà, ma testimoniavano anche la carità e la sapienza di vita, racchiusa nell’eremo.

Ero in pace con me stessa, quei momenti mi ritempravano, mettevo ordine nei miei pensieri, che in quel momento erano proprio “aggrovigliati!”.

Da dove veniva l’attrazione per Marco che mi faceva sentire una sedicenne alle prese con la sua prima cotta?

Era una banale voglia di trasgressione?

Ero così compressa da desiderare e quindi inventarmi un amore?

Oppure ero stata rapita dalla sua personalità?

Stava diventando pesante nascondere la forza del sentimento che provavo per lui persino a me stessa.

Ero arrivata al punto di evitare di incontrarlo, perché anche dalla sua più banale riflessione, mi sentivo sempre più incatenata a lui.

Mi sarei buttata a capofitto in questa avventura. Avrei assaggiato la mela offerta da “Adamo!”.

I 50 anni segnano l’apertura di un capitolo nuovo, ma dicono addio per sempre alla giovinezza, ed io non facevo eccezione, ero “in piena crisi di mezza età”.

Sapevo che non avrei mai più gustato il sapore di una fresca storia d’amore.

Era l’alba e in lontananza sentivo gli spari dei cacciatori

Pensavo che anch’io stavo cacciando, ma  la mia preda era l’amore.

Speravo d’incontrarlo in quella fitta foresta dove si perdevano i riferimenti sociali delle nostre vite, avremmo scoperto i nostri lati arcaici.

Lo sognavo nella selva, maschio, primitivo, le narici pulsanti, i sensi allertati, euforico ad ogni colpo centrato con il fucile sempre pronto.

Avrei voluto essere il suo cane per godere delle carezze che riceveva ad ogni recupero di selvaggina.

Immaginavo il suo compiacimento fisico di fronte al rinculo della sua doppietta, una stupenda Beretta.

* * *

Quella stessa alba Marco era nella stessa radura e vide Valentina:

La riconobbe dal ciuffo luminoso della sua frangetta, che spuntava dal cappuccio del piumino color bronzo  (mimetizzato con il tappeto di foglie autunnali), aveva le mani in tasca, forse per il freddo.

Volgeva il viso ad occhi chiusi verso i primi, tenui raggi di sole, accennando un timido quanto immancabile sorriso. Sentì salire un moto di tenerezza verso quella donna.

Non sapeva neanche lui come collocarla nella scaletta sentimentale degli affetti, ma era certo di provare un senso di pace quando era al suo fianco.

Erano anni che non si rilassava accanto ad una donna, aveva preso l’abitudine di frequentare quelle che lo appagavano sessualmente, ma la cosa finiva lì.

Invece lei….Era sposata.

Dal suo comportamento non aveva mai ravvisato gli atteggiamenti sguaiati delle “leopardate”! (Definizione  dei suoi figli riguardo le donne di una certa età che si atteggiano a trentenni!)

Quando erano vicini, avvertiva che anche lei aveva un debole per lui, ma certamente non era una donna abituata alle tresche extra coniugali altrimenti gli avrebbe già fatto delle proposte..

Che cosa ci faceva a quell’ora fuori  casa?

Il piacere per quella solitudine che leggeva sul suo viso, contrastava con il comportamento cordiale che aveva quando si trovava tra la gente.

Ma perché il marito le lasciava tutta quella libertà?

Sapeva che avevano un rapporto basato sulla fiducia, ma, per lui, lei  rappresentava una grossa tentazione!

L’unica spiegazione era che Carlo dovesse avere una storia clandestina, altrimenti come poteva essere così tranquillo per la sua donna?

Lui non l’avrebbe mai lasciata così sola.

Ora che la conosceva bene apprezzava la sua compagnia, perché era quel tipo di donna che esce alla distanza e che, inesorabilmente passo dopo passo “ti catturano e trattengono” nella loro rete.

Non ci si può vaccinare contro un tipo di donna simile, perché quando la incontri è piacevole e standole accanto senti di arricchirti.

Ti gratificano con complimenti schietti, che ti fanno sentire importante e necessario.

Oramai era nel suo sangue, avvertiva il suo odore in qualsiasi stanza dove fosse passata.

Spesso si fermava e si accorgeva di desiderare il richiamo della sua voce.

Senza la presenza di Valentina le sue residenze erano anonime e inanimate, si rendeva conto del suo fascino, oramai ne era rimasto completamente travolto.

Carnalmente si sentiva come  un adolescente,  voglioso di esplorarla, con quel suo fisico ancora giovanile e molto sensuale.

Ora la caccia era tutta per lei: si incamminò cercando di calpestare le foglie umide senza fare rumore, e cambiando il ritmo del passo per confondersi con i rumori del bosco. Quando le fu vicino, dietro le sue spalle, sentì il suo respiro, stava quasi per afferrarla, ma riflettendo decise di chiamarla prima per nome, delicatamente << Valentina, Valentina,>>

Lei, spaventata, si voltò di scatto, ma quando la vide sbiancare, l’afferrò abbracciandola e continuando a chiamarla per nome.

Affondò il naso tra i suoi capelli, con le labbra lambì un orecchio scendendo poi verso il collo annusando la sua pelle vellutata e profumata. Furono travolti da un vortice di sensazioni………..

D’un tratto il respiro di lei si arrestò, il suo corpo s’irrigidì, poi, riconoscendolo, e sentendosi penetrata dal suo sguardo si rilassò accecata dalla sorpresa.

Era inebriata dall’odore di lui che sapeva di cuoio di miccia, di spezie cosmetiche, e del suo fresco sudore maschile.

Con i sensi  annotarono le reazioni  dei loro corpi .

Lei, fiduciosa e finalmente rilassata, si abbandonò fra le sue braccia.

Lui sentì l’esuberanza del suo pene, fera elice di averla fra le braccia, di scaldarla e rassicurarla; desiderava possedere subito quella donna lì su quella roccia levigata, lontano da occhi indiscreti e protetto dall’intimità della natura circostante proprio come un cacciatore che desidera fare subito sua, la preda appena cacciata.

Lei non protestò quando lui con mani virili afferrò il piumino e, aprendolo con passionale violenza, le denudò i seni. Il freddo non riuscì a calmare i suoi sensi ma, anzi li potenziò, inebriata anche dallo sguardo di lui sui suoi capezzoli.

Sentire la sua eccitazione, fu per lei come bere un bicchiere di vino a stomaco vuoto, le diede subito alla testa.

Gli occhi di lui erano cambiati, erano diventati trasparenti e, al  tempo stesso infuocati di desiderio.

La bocca affondò prima sopra i seni poi succhiò avidamente i capezzoli e, rassicurato dai suoi gemiti li mordeva con più forza. Poi li raggiunse  con le potenti e rudi mani premendo sulle coppe dei seni, con movimenti spasmodici

I sospiri di lei diventavano sempre più forti e ravvicinati e la sua bocca veniva esplorata da avidi baci bagnati.

Le mani ansiose le sollevavano l’ampia gonna di velluto accarezzando le cosce, una coperta dalle calze, e l’altra scoperta, vellutata e soda, fredda per la temperatura umida del bosco.

Volle guardarla persa nell’eccitazione, la sua virilità  aveva raccolto la sfida della donna.

Valentina aveva deciso di lasciarsi andare e Marco nel vederla così abbandonata tra sue braccia provò un dimenticato rinvigorimento ai lombi.

Le stavano benissimo le calze autoreggenti con l’alto pizzo color panna, quella sofisticata ricercatezza  contrastava con la natura grezza del luogo, ma tutto contribuiva ad essere una nuova fonte di stimolo.

Le abbassò le mutandine ed insinuò le dita nel sesso, trovandola bagnata e intensamente profumata di femmina Seguiva il suo istinto ed era favolosa, avere una donna calda da amare.

Era il sogno di ogni uomo. Con furia giovanile si slacciò la lampo dei pantaloni e guidò il membro nel suo sesso.

Doveva  fare attenzione, senza alcuna protezione, si doveva fermare per tempo, ma del resto neanche nella sua più sfrenata immaginazione, avrebbe pensato di vincere quel trofeo.

Dio come gli piaceva”.

Ad ogni affondo la sentiva aggrapparsi più forte  e lui si sentiva più vivo,  l’avrebbe bevuta tutta d’un fiato se non fossero stati in equilibrio precario su quella roccia….ma ci sarebbe stata sicuramente un’altra occasione.

“Dio se ci sarebbe stata!”

Poi dopo quell’ansia piacevole che sembrava senza fine l’orgasmo esplose con grande gioia per entrambi: E la caccia finì.

Cercarono di ricomporsi nel migliore dei modi, e con gli sguardi sempre bassi, ma non per la vergogna. Non avrebbero mai pensato che due esseri umani potessero arrivare a provare quelle sensazioni primordiali e di quelle intensità.

Forse anche Adamo ed Eva si erano amati allo stesso modo, ma a quei tempi non c’erano molte altre distrazioni come ai giorni nostri radio, televisioni, computer, cellulari, e altre diavolerie e, chi poteva permetterselo, poteva comprarsi persino un biglietto per la  luna!

Poi lui ruppe quello che rischiava di diventare un momento imbarazzante dando un tenero bacio sulla fronte di lei: <<Valentina come stai, sono stato troppo rude?>>

 

 <<No, è stato bellissimo, credimi,  anzi direi indimenticabile!>> e si incamminarono piano, piano, mano, nella mano, chiusi nel loro mondo e nelle loro domande.

 

Lui, aveva ancora desiderio del suo corpo, e con in cuore la speranza che quell’incantesimo non avesse mai fine la accompagnò nella sua dimora……..

 

“Ogni donna sogna di essere presa selvaggiamente, ma, solo dal suo amato…”

 

Marco era nella sua camera, appoggiato allo stipite della porta del bagno, la osservava.

Aveva acceso lo stereo, ed aveva selezionato una raccolta di musica classica, perchè sapeva quanto sarebbe piaciuta a Valentina.

Alla tenue luce delle candele, il corpo rosato di Valentina, era abbandonato sul suo lettone, come lo si è dopo l’appagamento più completo.

Non capiva se si fosse addormentata, comunque non fingeva mai e le piaceva proprio per questo, anche quando gli diceva delle cose scomode.

Era nel dormiveglia in cui le persone cadono come ebbre e si stupì di ammirare la nudità per lui più armoniosa che avesse scrutato fino a quel momento.

Curve da toccare, palpare con enfasi.

Si erano amati ancora.

Lui l’aveva prima adagiata nuda per bersela tutta, prima con gli occhi e poi con la bocca.

La sentì impazzire di piacere, meravigliata di tanto virile trasporto, ma non si tirava mai indietro, sempre pronta per lui.

Si sentì di nuovo nudo e duro e si riavvicinò al letto.

L’abbassarsi del materasso e lo scricchiolio leggero del letto riportò Valentina alla realtà di quella alcova.

Quando capì che era Marco l’invasore della sua intimità, cercò di non svegliarsi del tutto.

Le piaceva vivere la loro smodata passione in quella semi incoscienza.

Una musica di sottofondo mutuava la loro languida e frenetica danza.

Lui l’ascoltava respirare e lei si accorgeva che Marco ne ricavava piacere.

Poi il respiro di lui intriso di gocce di saliva diventa affannoso man mano che si avvicina ai suoi seni pieni e sodi. Li succhiava, li accarezzava vorticosamente mentre lei si scioglieva letteralmente sotto i frenetici e imprevedibili giochi erotici.

Si era prefisso un compito: quello di assaporare ogni centimetro di pelle di quella donna.

Era come impazzito, la desiderava intensamente ed erano anni che non provava un così forte delirio.

Lui era rapito dallo scoprire come le sue mani la potessero eccitare a tal punto.

Lei non fingeva, lui era un medico e sapeva riconoscere le vere contrazioni del piacere.

Poi lui rotolò su di lei che gli offrì subito il bacino, ma lui desiderava sentirla urlare prima di perdersi in lei, voleva prima godere lucidamente del suo delirio e poi si sarebbe lasciato andare come un animale.

Così scese in basso fino al  pube e lo leccò tracciando linee di fuoco liquido sulle sue grandi labbra.

Valentina sentiva le sue grida di piacere come provenire da molto lontano…..Fino al momento in cui si sentì venire, capì che nessuna droga neanche la più sofisticata, le poteva donare quelle sensazioni.

Poi lui la penetrò lentamente, centimetro per centimetro fino a possederla totalmente, si abbandonava a lui nelle espressioni più primitive, offriva al suo amante la più grande eccitazione, lo inebriava con la sua assoluta disponibilità

Il respiro di Valentina diventava violento, il piacere la sovrastava a tal punto che solo allora riuscì ad afferrare una parte del suo essere che le era ancora sconosciuto.

Furono brevi ed impalpabili attimi in cui vide il suo essere riflesso negli occhi di Dio.

Riconosceva solo in quel momento di averci sempre vissuto, ma inconsciamente.

Lui la guardava inarcarsi, gemere e godere, ed era molto orgoglioso, perché da vero gentiluomo voleva portare la donna all’apice del piacere.

Marco le avrebbe potuto proporre qualsiasi cosa che lei, fiduciosa, lo avrebbe accettato. Avrebbe gioito di tutto perché era lui a proporglielo.

Allora la fece rotolare prona sotto di lui ed afferrateole il bacino la penetrò da dietro.

Fu un momento indimenticabile per tutti e due, le loro carni si toccavano dove le dita non erano mai giunte e le pelli sensibili dei loro sessi si strofinavano provocando elettrizzanti e indimenticabili attriti intimi.

Era sua, completamente abbandonata al suo piacere, l’avrebbe anche potuta uccidere e chissà quando si sarebbe accorta di non appartenere più al mondo dei vivi.

Le spinte di lui si fecero inesorabili e quando avvertì che lei si stava perdendo in un altro amplesso si abbandonò: si sentì Uomo, Maschio, Dio gli sembrò di aver vinto la medaglia più ambita ed era estremamente appagato.

Era tempo che non sentiva “le farfalle nello stomaco”. Era carnefice e preda dell’amore di lei, di come si donava a lui, senza riserve, pudore, magnificamente femmina. Ora capiva con certezza che diventasse la sua donna.

Capitolo 47

“La nostra storia…Un sogno…

Sogni … e viaggi con la mente nell’eternità!

Più ti immagini nelle nuvole della tua mente

e più le sensazioni diventano reali,

proprio come alcuni odori, rumori……..”

 

<<Valentina…….. Valentina…….sono le 11.00, ma non avevi preso appuntamento con Gabriella?>>

Oddio ma dove sono? Chi mi sta parlando?, Oddio, non è la voce di Marco………… è quella di Carlo!”

Provo un grande smarrimento, sono come paralizzata, è una forma di prudenza che ho prima di prendere coscienza di quello che mi sta accadendo nella realtà.

La sagoma di Marco sta sfumando nella mia testa, mentre ho di fronte il viso del mio uomo di sempre che mi sorride con dolcezza.

“Che strano……………….. ne provo quasi sollievo!”

Per quello che avevo pensato di aver provato, mi sentivo sollevata da una montagna di sensi di colpa, perché un conto è desiderare di “combinarle di tutti i “colori” altro è averle vissute nella realtà!

Allora non si torna più indietro!

Sbattevo le palpebre, ancora non avevo il coraggio di aprirle del tutto, il sogno e l’eccitazione non mi avevano ancora abbandonata e comunque provavo un forte senso di “perdita”, una forte malinconia.

Poi la consapevolezza si impadronisce di me quando sento un forte odore di caffè.

<<Valentina ho portato una tazzina di quello nero, è bello caldo come piace a te>>

Carlo si avvicina e mi da un bacio sulle labbra.

Allora riscopro il buon profumo di mio marito, mentre la sua tenera e rassicurante voce riempie la realtà del mio risveglio.

Lo ricambio e cerco nel suo sguardo la luce della sua vita, lo sento scoraggiato, stanco, disilluso, ma capisco che non lo è nei miei confronti, anzi è a me che chiede fiducia per un suo recupero.

<<Sai mi dispiace per ieri sera! Ero un po’ nervoso per l’ufficio, poi se vuoi ne parliamo, è un po’ che non lo facciamo e… mi manchi!…..>>

e così dicendo mi offre una carezza sui capelli ancora spettinati dal sonno.

Lui, come la maggior parte degli uomini, è sempre stato avaro di questi piccoli, semplici gesti, che a noi donne piacciono tanto;

allora capisco che ci tiene, che mi sta chiedendo aiuto.

Affiora prepotente la nostra complicità, quella che ci fa pensare le stesse cose anche a distanza di chilometri.

Provo un grande moto di pace ed il mio “io” prova gioia e sollievo, mi sembra di essere tornata a casa dopo un lungo viaggio, “ora ripongo le valige e mi  distendo comoda sulla mia poltrona preferita!”.

Lo sguardo caldo e paziente di mio marito, conosciuto da sempre, la nostra vecchia e sana partecipazione, i ricordi di noi ragazzi che ci hanno fatto diventare le persone di oggi, mi riportano alla mia principale vita reale.

Io e lui ci eravamo donati, sin dall’inizio completamente.

Proseguiva il conforto di vivere quello che si è costruito insieme: il vaso riportato dalla Sicilia quando ero incinta, le lenzuola della lite, il quadro che piaceva solo a lui, non si può rinnegare una vita a due lunga 30 anni, per qualcosa che non esiste ancora…non per tutto l’amore che c’era ancora tra queste mura.

Aprii gli occhi e lo abbracciai felice perché non avevo perso nulla! Ma proprio nulla!

Anzi pensai per la prima volta a quanto fosse stato coraggioso mio marito, nello scegliermi come moglie, perché sono una donna difficile da gestire, che pretende sensibilità ed intelligenza dalle persone vicine.

Capitolo 45 

Nei giorni a seguire…….

Dopo lo stupore per aver fatto quel sogno che si confondeva troppo facilmente con un’altra realtà desiderata, subentrò lo stesso il dolore … avvertivo come una perdita.

Di notte, intorno a me c’era un tappeto di cenere perché avevo dovuto comunque bruciare dei sentimenti profondi e provavo a far morire il desiderio di voler vivere un’altra esistenza, quella con Marco.

Dovevo riprendere fiducia nel mio matrimonio, per proseguirne la già lunga avventura.

Mi sentivo una pianta nel deserto.

Le mie diverse personalità non sempre si comprendevano o si accettavano anzi spesso si beffeggiavano, ma la mia ironia in questo vortice di incoerenza e confusione le sgridava entrambe e le esortava a farla finita per poter andare avanti.

I miei pensieri erano partiti a mille: mi sarei impegnata nello scrivere un’altro libro, magari un po’ hard per sfogare e spegnere certi fuochi!

Nelle notti buie accanto a mio marito, sprofondato nel sonno, mi giravo e rigiravo nel letto sperando di scoprire una soluzione al dilemma più antico del mondo.

Insieme a lui provavo quel senso di solitudine che ti strazia l’anima e che neanche con gli occhi riesci a colmare, quella che per pudore, non saprai mai descrivere.

Poi sopraggiungeva un pensiero positivo: pensavo agli onorari che avrei ricavato dalla vendita del libro, dalla sceneggiatura di un film per una rete televisiva, quelli per gli articoli del giornale che mi versava direttamente Marco da Firenze, avrei sicuramente potuto fare anche tanta beneficenza.

Allora in quelle notti da incubo in compagnia di questi pensieri, una leggera sensazione di benessere mi affiorava e poi, forse perché sopraffatta anche dallo sfinimento e dalla stanchezza, un impercettibile sorriso affiorava sulle mie labbra, come una piccola luce nel buio della notte, come quando affondi, in una comoda e perfetta posizione solo per te, la testa sopra il cuscino, nell’incavo protettivo del tuo braccio…..ed allora mi auguravo:

<<Sogni d’oro Valentina….

… cercavo di rivedere Marco….

Ma non sempre accadeva………>>

Capitolo 46

Settembre 2009, Roma.

Ecco mi sono svegliata, in casa, c’è silenzio, pace. mentre fuori  ci sono i soliti rumori: l’apertura dell’edicola, qualcuno che getta la spazzatura nei cassonetti, le prime automobili che vengono messe in moto.

E’ fine estate e non è necessario scaldare i motori, così partono subito per le loro destinazioni.

Penso che in ognuna si racchiuda un mondo!…

E’ passato poco meno di un anno da quando mi sono rotta il ginocchio. Ora è sano, ma io sono qui che mi domando:<< mi hanno tagliato e poi cucito la pelle ma chi mi aiuterà a ricucire l’anima?>>

Sono stata lontana da Cortona……………… per un po’………

Tutto il mio passato è dentro di me e contribuisce a rendermi come sono, ma devo considerarlo con la giusta prospettiva e non posso permettere che domini il mio futuro.

Sono a letto circondata da quattro cuscini,…. la mia tana.

Non ho proprio voglia di andare al lavoro, mia figlia è a Barcellona e mio marito è in Sardegna per una “zingarata in  moto”.

La nostra vita insieme, apparentemente mai interrotta, ha ripreso a scorrere come sui binari di un treno, ma che si fa? Niente di speciale, si va avanti!

Ho molto amaro in bocca perché non perdo l’abitudine di desiderare il mio “uomo ideale” dolcemente innamorato di me, sempre presente al momento giusto per darmi qualche tenero conforto.

Stanotte Marco era con me, ha vissuto in uno dei miei sogni, di quelli dolcissimi, in cui al risveglio ti senti benissimo e quella sensazione la porti sempre con te, nell’arco della giornata.

Al risveglio provavo ancora la sensazione di essere abbracciata a lui, mentre in verità la percezione della sua spalla altro non era che il mio cuscino! Ma volevo ingannarmi ancora con quelle belle impressioni.

Eravamo in un grande letto, ma tutto questo era come immaginato dal cuore di bambina, provavo appagamento, quiete, vittoria per essere riuscita a raggiungere uno dei miei obbiettivi più grandi. D’un tratto i rumori della realtà hanno preso il sopravvento facendomi assaporare l’odore cattivo dell’inganno.

…..Poi lui, con una delicatezza unica di cui “solo un uomo inventato” può essere capace, ha fatto scorrere le sue dita sulle mie labbra, sfiorandole appena e facendomi ascoltare  note mai sentite.

Ricordo di aver risposto incoraggiando il suo gesto, solo che il sogno è subito svanito improvvisamente nel nulla.

“Forse…sono stata punita dalla Regina dei Sogni per averle rubato il più bello!”

Capitolo  47

……Il delirio ….. la mia fuga

il dolore è qualcosa di troppo intimo per poterlo indossare in strada.

Avere voglia di essere trasparente ….

Per filar via nel mondo invisibile………

 

Nei giorni che seguirono entrai in un delirio mentale. I miei pensieri si seguivano uno dopo l’altro senza una logica almeno apparente, un momento volevo stare con Carlo, l’altro, con Marco.

Che stress!

Era diventata la mia ossessione, vivevo scene di delirio in bianco e nero, da film muto, “ Disperazione autentica!”:

“ Avevo voglia di gridare

ma non mi usciva il fiato,

avevo sete ma non avevo la bocca per bere.”

Andavo a dormire per poterlo incontrare, ma non riuscivo più a sognarlo.

Avrei voluto parlargli con gli occhi…ma oramai, era come se lui fosse diventato cieco

Ripresi a vivere la mia vita, guardavo il cielo, osservavo la pioggia, odoravo i profumi portati dal vento, mangiavo, parlavo, sorridevo, amavo la vita……a tratti mi sentivo perfino felice………ma ogni tanto la sera pensavo a lui e scrivevo:

Quando respiro la prima aria del mattino,

penso a te

“Quando le foglie volano nel volano portate via dal vento,

sono nella tua mente.

Quando piango per te,

 io sono dentro di te.

Quando di notte saluto le stelle,

sono accanto a te,

 tutto vive per te nella mia mente…….

sarai sempre nel mio cuore”.

e se Dio lo vorrà, accompagnerai la mia vecchiaia.

Ho capito che il tuo spirito non si deve incontrare con il mio,

 forse mai lo farà,

ma per il sogno che rappresenti,

 ti ho amato nel periodo più buio della mia vita.

Forse ognuno di noi è mille cose

ma nessuno le conosce tutte

Ti vedo allontanarti giorno dopo giorno,

ma nella mia mente ho costruito e custodisco gelosamente una “casetta preziosa” solo per te, anzi per noi

 così ogni volta che vorrò, potrò inventarmi qualcosa con te,

 ne proverò ancora un malinconico piacere.

Mi affaccio alla finestra

 guardo la luna e penso,

chissà se la stai guardando anche tu?”

Capitolo 48 

Ottobre 2009, Roma

Sento nell’aria la voglia di organizzare una bella cena. Questa mattina al mercato ho comperato del pesce fresco per me e Carlo.

Giulia è a Firenze ospitata da Michele; la loro storia oltre a proseguire ormai è ufficiale. ironia del destino, forse da qualche parte era scritto che una della famiglia si doveva legare a loro……

Con Marco lavoravo x corrispondenza, mi aveva telefonato diverse volte, ma più per esorcizzare l’eventuale imbarazzo, che per come aveva intuito dovessero andare le cose.

Non volevo ne potevo più chiedermi nulla di lui, almeno fino a che non avessi superato lo schock.

Carino, saggio e sensibile proprio un uomo finto!………………………….

Il rumore della chiave che gira nella serratura…… è Carlo che torna dal lavoro:

<< Valentina, dove sei? Che buon odore!>>

<<Sono in cucina, sto preparando una cena per gli dei: spigola sfilettata e gamberi al limone, zuppa di pesce con dadini di pane tostato, zucchine marinate, e, a finire macedonia accompagnata dal mio gelato!>>

<< Che meraviglia, è un secolo che non facevi il gelato allo zabaione!>> Carlo entra in cucina e, frenetico, comincia a controllare tutti i tegami.

<< Metti più aceto nelle zucchine, buone! Però sono proprio piccanti e la zuppa falla  addensare!>>

<< Carlo, sto cucinando io, però quando vorrai prepararmi una cena tu, sappi che lo gradirò moltissimo e solo per il fatto di guardarti lavorare! Adesso però non rompere, mettiti comodo, apparecchio in terrazzo>>

<<No non mi piace!>>

<<Allora se preferisci mangeremo in salone prendi la tovaglia, è qui sulla sedia>>

<<Va bene in terrazzo, ci pensi tu, giusto!?>>

<< Che pigro, devo fare anche questo….. oltre al fatto che sto preparando una cena per gli dei>>

<< Oddio non mi fare l’elenco di quello che hai fatto per dirmi quanto sei stanca!….>>

“Siamo alle solite, è uno di quei momenti in cui a noi donne viene la sana voglia di buttare tutto nel secchio e di mangiarci un panino in piedi davanti al frigo!”

Lo guardo, capisco che deve avermi proprio letto nel pensiero, perché mi chiede subito:

<< Metto i calici con il servizio verde? Le candele sono nel cassetto dell’ingresso, vero?>> ride e evita il al mio sguardo, ma rido anch’io.

Siamo finalmente a tavola, senza televisore acceso, mi sono fatta una doccia, e “risplendo” (ho ancora un po’ di abbronzatura) in un romantico vestito di Positano, ( regalo di Carlo di qualche anno fa).

Lui mi guarda << E’ molto carino>>

<<Grazie! Rispondo prontamente>> “Non gli faccio notare che si è fatto un complimento da solo, mentre avrei preferito  sentirgli dire: stai molto bene stasera!“

Le tende panna del mio terrazzo ci garantiscono un po’ di riservatezza. La serata è ancora calda, ma fa buio presto, siamo in autunno.

<< Hai cucinato meravigliosamente, è stato tutto buonissimo, il carpaccio di pesce poi, addirittura superlativo!>>

Carlo, anche se non lo dice, è veramente soddisfatto. Gli piace anche il contesto fatto dall’elegante apparecchiatura, dal bel mobilio che arreda  il terrazzo e dalle piante rigogliose.

Deve aver pensato che negli ultimi anni non si vivevano più da soli questi momenti:“forse gli sono mancati.”

Allunga una mano in cerca della mia, la accetto, sorrido e gli chiedo<< come ti senti?>>

<< Male in ufficio, bene in moto, male a Cincinnato, bene a Cortona, sempre benissimo con te!>> e mi da un vero bacio sulle labbra.

Capisco la sua muta richiesta, vuole che stiamo ancora insieme e bene.

<<Oddio è andata via la luce!>> Mi alzo dalla tavola e porto in cucina alcuni piatti sporchi.

Carlo mi segue: <<Magari è solo un attimo, troppi condizionatori accesi>>

<< Ma adesso non fa più caldo!>> gli grido con la testa nel frigo.

La via e le case sono al buio, si sentono solo le voci dei vicini.

Niente frigo, televisori, stereo, computer, radio, condizionatori, ascensori, pozzetti, rasoi elettrici, lavatrici, lavastoviglie, acquari, cancelli elettrici, registratori, frullatori, trapani, depilatori, piscine, tralicci della corrente accesi. Tutto spento. L’intero quartiere sembra più leggero.

“Che meraviglia. anche l’aria sembra più pulita!”

Continuiamo a sparecchiare e Carlo mi consiglia:

<< Meglio non aprire il frigo, deve essere successo” qualcosa di grosso”, ormai manca la luce da più di un’ora!>>

Accendo un po’ di candele in casa, illuminata così ci appare diversa. Ci sediamo sui divani, tolgo dalla custodia la chitarra e comincio a suonare non lo faccio da una vita, mi ero quasi dimenticata di saperlo fare.

Non sono bravissima, ma Carlo si avvicina a me e riprendiamo a parlare.

Stiamo proprio bene, dopo un po’ gli passo la chitarra e inizia a suonare delle vecchie canzoni di Battisti, di Venditti e di Gino Paoli.

<< Sto vivendo un incantesimo Carlo, sono passate due ore e mi sto divertendo da matti, suoni ancora bene! Perché non riprendi?>>

<<lo sai che sono timido!>>

<<Certo lo sei con tutti, ma con me sei sempre aggressivo ed antipatico!>> Gli rispondo distesa sull’altro sofà.

Allora smette di suonare, adagia la chitarra su una poltrona,  e mi viene accanto.

Mi bacia….

* * *

“Dal momento di quel blackout nella vita di tutti i giorni non è più mancata la luce, non fingevo la mia serenità, ne tanto meno la mia felicità, ma è anche certo che continuavo a pensare all’altro.

Oramai era diventato un mio meraviglioso segreto e per me che sono sempre stata un libro aperto per tutti, era sicuramente un gioco che mi intrigava.

Molte volte vorremmo misurare l’intangibile, il valore immateriale delle nostre scelte sentimentali e mai come nei momenti di crisi, dimostriamo vitalità inaspettate.

Marco era un uomo di mondo ed aveva compreso i miei sentimenti nei confronti di tutti. Sapevo che non mi avrebbe mai messo di fronte ad un conflitto.

Forse perché lo aveva vissuto con il suo precedente divorzio, ma sapevo per certo che non avrebbe abusato della situazione.

Non potevo negare il piacere di sapere che c’era un uomo della sua levatura, che mi desiderava, sono quelle iniezioni di fiducia che da  una certa età in poi, sono fonte di gratificazioni e di fronte alla capacità di provare ancora tanta passione, ci si sente ancora più vivi.

Io e Carlo avevamo ripreso a condurre la nostra vita insieme, una di fronte all’altro, scrivevamo i nostri rispettivi libri, magari dopo aver condiviso una favolosa cena a lume di candela a Cortona con il camino acceso, ubriacandoci lui con le grappe  ed io con il suo rinomato nocino.

Avevamo ripreso a fare progetti insieme, pensavamo di comprarci una casa al mare, ma lui la desiderava in Sardegna, mentre io la sognavo in Puglia perché più facile da raggiungere, senza traghetti.

In questo contesto mia figlia ci osservava meravigliata e compiaciuta per la capacità di “uscire” con una certa disinvoltura dalle nostre crisi coniugali, ed ero certa che avremmo rappresentato per lei un buon esempio di vita.

Vedevo tanta tenerezza nella mia vita, nonostante non fossero cessate le loro cattive abitudini di approfittare della mia disponibilità, infatti tutte le volte che ciò accadeva mi ripetevo: adesso li mollo, mi hanno fatto proprio inquietare…!” Ma poi ritrovavo sempre mille motivi per non farlo, perché sapevo che per me valevano oro ed insieme diventavamo più preziosi del platino!

So già che alla prossima “ arrabbiatura” desidererò trovarmi in una baita, immersa nelle alti nevi alpine con Marco, ma ora non posso che congratularmi per la mia paziente ironia e godermi il mio bel marito che ce la mette tutta per vincere i suoi draghi e la mia splendida figlia che tanto mi ha insegnato con la sua femminilità.

Avevo pensato di ricominciare a vivere la mia quotidianità con loro riprendendo da dove era stata interrotta circa un anno  prima, pensando fosse la stessa cosa. Purtroppo mi sbagliavo, così non era, perché proprio io ero cambiata, avendo raggiunto un diverso livello di autoconsapevolezza. Ero pienamente in grado di comprendere  quello che ero diventata, sapevo perfettamente ciò che volevo e come desideravo vivere, perché avevo capito la strada più giusta per me da intraprendere..

Lavoravo molto, nulla avrebbe più fermato la mia voglia di affermazione sfruttando come fonte di stimolo il mio “debole” per Marco.

Organizzavo nuovi e prestigiosi eventi impegnandomi molto e se diventavo triste o malinconica smaltivo con lunghe e proficue passeggiate.

I momenti di sofferenza si sa, sono più creativi di quelli tranquilli, allo stesso modo che il freddo è più stimolante del tepore che, invece, rende pigri.

Capitolo 49

Novembre 2010……………cena…un addio silenzioso…

Accarezzare le tue mani, sentire il tepore della tua pelle, sperare che quello sguardo sia solo  per  me, sognare di abbracciarti forte, e poi ancora di  baciarti.

Sento che presto ci diremo addio.

La vita ci dividerà, forse la sorte deciderà per noi, io no, non ho proprio il coraggio di farlo.

Prima di dirti addio con gli occhi, saprò di vivere il tuo ultimo sguardo rivolto a me.

Addio amore mio…..

 

Siamo tutti insieme a cena nella casa di Cortona.

Le mie amiche con i rispettivi compagni e figli, i miei cari, c’è anche Marco con suo figlio Michele che nel frattempo è stato promosso da mia figlia al ruolo di fidanzato.

La conversazione è piacevole e l’appetito come al solito non mi manca Il giorno che non avrò fame mi preoccuperò seriamente!

Sorrido, mangio e partecipo alla conversazione con vispa originalità.

E’ una domenica del mese di novembre, giusto un anno prima avevo conosciuto Marco.

“Mi vedo come in una immagine lontana, tutta abbattuta, sola ed insicura”.

Il mio lavoro ha preso il volo facendomi assaporare il gusto del successo, ma è anche l’onesto epilogo, dei tanti sacrifici affrontati negli anni bui della mia vita.

Ora mi sento completa, come quando un bocciolo arriva alla pienezza della sua fioritura.

Riconosco grande importanza alla mia capacità di percepire anche le cose più semplici e apparentemente insignificanti della vita e di meravigliarmi. di riconoscerle per la loro unicità e, in spesso, elaborarle facendole mie.

Ora riesco a sentire dentro di me la bontà delle persone, l’eleganza delle gesta che ammiro, la forza di volontà che rende imbattibili gli uomini che affrontano serenamente la vita anche se con grandi sacrifici, ma sento di avere anche l’umiltà per nascondere la saggezza e di usare la malizia per sembrare più sciocca, ma solo con le persone che non mi piacciono.

Ho detto addio alla mia giovane carne, ed accetto serenamente e con tenerezza l’inevitabile invecchiamento della mia pelle, i dolori che fanno capolino qua e la, problemi di ogni genere, non avrei accettato supinamente l’incedere del mio invecchiamento ma, piuttosto che combatterlo avrei cercato di farmelo amico.

Mi attenderanno ore davanti al camino, mattinate a poltrire nel letto sotto soffici piumini e lenzuola profumate, prodotti alimentari da ricercare per pietanze elaborate da gustare, aria buona da respirare, camminate d’inverno sulla sabbia, corse in moto, forse ancora ruote e verticali in acqua, orge di musei, teatri, cinema e lettura e tanto, tanto di me stessa.

In tutto questo mi vedo con il mio riservato marito Carlo, il mio unico lui.

“Riteniamo forse poco affascinanti i timidi? Solo per la normalità con cui scelgono di relazionarsi agli altri senza usare le strategie stratosferiche dell’apparire?”

Penso divertita di mio marito che da quando ha oltrepassato la” barriera del suono”, non fa che parlare, e così tanto, da farlo anche al mio posto! :o)”

Sono come folgorata da quella che si rivela essere la mia decisione risolutiva.

Chi di noi non si nutre di quella segreta e struggente malinconia che si indossa come sottoveste ma che da spessore e corpo anche ad i vestiti più leggeri?

Fa parte del fascino segreto che ognuno di noi si porta dietro come compagno di vita, il dolce mistero che lotta contro la realtà che ci respira intorno.

La persona che vive in ognuno di noi è proprio irripetibile.

Per un gioco immaginario, si tratta quindi di rimandare ad un’altra vita la mia unione con Marco.

Non avevo proprio voglia di vivere una banale avventura extra coniugale con la consapevolezza che dopo un po’ viene  a noia a tutti, anche se mi chiedevo più volte e, con una certa dose di onestà, se desiderassi solo l’uva acerba.

Ma forse sono solo banalmente più vigliacca o più bigotta di altre donne!.

Ma i miei uomini sono sempre tutti entrati ed usciti dalla porta principale di casa.

Magari per il prossimo futuro, avrei diradato gli incontri conviviali con Marco, so che il tempo sarebbe stato complice diplomatico per la nostra cara amicizia.

Non abbiamo mai oltrepassato il punto del non ritorno, perché l’ho riconosciuto sempre prima.

 

* * *

Marco invece era pronto per “varcarla”, ma aveva voluto che lei la superasse senza le sue pressioni.

Un tempo aveva assistito alla stessa scena, ma al posto di Valentina c’era stata sua moglie di fronte ad un’analoga scelta.

Lui aveva desiderato, fino all’ultimo, in cuor suo, che Paola si rivolgesse a lui per chiedergli il suo aiuto, di riprovarci insieme, ne sarebbe stato felice, avevano due figli ed un matrimonio da tutelare.

L’avrebbe ripresa per mano con la tenerezza che si acquisisce quando cominci ad amare ed apprezzare i colori grigi della tolleranza.

Solo le persone che vivono intensamente, provano sentimenti d’amore e d’amicizia, anche fuori delle mura di casa, senza levare amore, ma alimentandolo da scoppiarne.

Marco aveva odiato l’uomo che gli aveva rubato il suo più prezioso investimento di vita, la madre dei suoi figli.

Nulla neanche l’ammissione di parte delle sue colpe, l’avevano portata a riflettere, tanto era pressata e soffocata dall’altro.

Lui aveva accettato tutto, tranne l’insicurezza dell’intruso, manifestata dalla fretta di rubargliela.

Poi, con il tempo, aveva cominciato a riflettere che forse meritava di meglio di una moglie che aveva gettato alle spalle il suo matrimonio con la stessa disinvoltura con la quale si getta un cappotto su una panca d’ingresso.

Se Valentina fosse stata sua moglie era sicuro che sarebbero ancora sposati, l’altro invece l’aveva trascinata fuori dal suo matrimonio quasi soffocandola.

Ora sentiva ribollire il cervello di Valentina, oramai la conosceva e capiva che stava pensando a loro e sentiva che stava per prendere una decisione.

Marco incrociava spesso il suo sguardo, si sorridevano con sincera complicità, poi le scorse un’espressione che interpretò come di rammarico. Gli stava inviando un messaggio:

“Dio!.. si scusava con lui, gli esprimeva con gli occhi che non se la sentiva di lasciare la sua famiglia!

Lei del resto non gli aveva mai nascosto il suo amore per Carlo.

Provò prima un profondo vuoto, poi pensò di alzarsi ed uscire con una scusa qualsiasi, ma poi riprese la lucidità di sempre, non poté che apprezzare la sua cara Valentina: l’amava quasi di più.

* * *

 “Ecco Marco ha compreso la mia decisione, mi sembra un po’ sgomento, impacciato, non mi dire che si aspettava qualcosa di diverso!”

Con gli occhi gli chiedo di perdonarmi.

“Ti prego accogli la mia supplica non ce la faccio a perderti completamente!”

 Poi mi arriva il più dolce dei sorrisi e capisco che ci sarebbe sempre stato.

Ora però dovevo essere coerente perché nella mia follia, avevo solamente ascoltato e tradotto la mia vera natura e non potevo essere diversa.

A tavola, circondata da persone care, mi accorgo che mi trema la mano, ho il calice colmo di vino rosso, con cautela lo appoggio sulla candita tovaglia, non ne verso neanche una goccia, respiro senza rivelare l’affanno che provo dentro, ci riesco.

Dentro l’emozione mi travolge:ho appena rivolto il mio addio a Marco.

Capitolo 50

Solo una parola pone fine alle nostre felici fantasie: una brutta malattia e la morte……

ma io ero ancora viva……………………

Sei mesi dopo la “cena dell’addio”, eccomi pronta ad affrontare il primo appuntamento che mi riporterà a Firenze nello studio di Marco.

Osservo l’incontro come separata da un vetro, partecipo alla scena, come un’estranea osservatrice di me stessa.

I nostri sguardi si catturano, avvertiamo un’emozione. Le parole, i pensieri ed i desideri restano sospesi nell’aria …………..

Intanto si aprono le porte dell’ascensore che ci porterà direttamente al piano del suo studio privato.

Entriamo….. ci guardiamo…e prima che si richiudano i pannelli, Marco mi rivolge una domanda:

<<Valentina un giorno di questi, devi venire a caccia con me all’alba, c’è il boschetto, vicino le celle, che è un incanto a quell’ora, sono sicuro che ti piacerà!>>

Allora mi chiedo:

quale degli dei si sta prendendo gioco di me? E’ possibile che quel vecchio sogno lo abbiamo vissuto in due, e come scoprilo senza prendere l’iniziativa di domandarglielo?”

Una cosa era certa: non glielo avrei mai chiesto. Pagavo ancora duramente la decisione di essermi allontanata da lui e so per certo che una seconda volta non avrei più avuto la forza di volontà e la determinazione avuta in precedenza … già mi sentivo vacillare!.

Nella mia vita ero sempre stata una forza trainante per tutto quello che era stato il mio vissuto, avevo certo dato molta soddisfazione a Dio, per non aver mai sprecato il mio libero arbitrio, ma questa volta avrei dato “carta bianca al mio destino”.

Così, il futuro rimane in sospeso ed in incognito tra i nostri sguardi, perché le porte dell’ascensore si chiudono prima di poter conoscere quello che potrebbe accadere…………………..

Ma chi di noi lo può svelare ora, prima che il futuro diventi presente?

 

Vi lascio commossa alle vostre vite

Con affetto Roberta Ramacciotti

3 Comments

  • corburt erilio on Nov 29, 2016 Reply

    great post.Ne’er knew this, thankyou for letting me know.

  • fabio romanello on Mag 06, 2013 Reply

    Intrigante e molto, molto femminile.
    E il seguito ? Non ci puoi lasciare a bocca asciutta !

    • Roberta Ramacciotti on Mag 08, 2013 Reply

      grazie per la tua gentile attenzione
      a presto aggiungerò dei capitoli
      roberta

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