Susanna BOCCI Una Donna Un’Attrice
Susanna BOCCI Una Donna Un’Attrice
Prima o poi ognuno di noi prova nella propria vita l’esperienza del teatro, direttamente recitando oppure semplicemente assistendo ad una piccola opera teatrale ed allora, inevitabilmente, si viene tutti catturati.
Per comprendere l’arte bisogna amarla e l’Umanità Tutta ne ha piena democratica facoltà.
In una serata di qualche tempo fa, ho assistito nel teatrino di via Guelfa della Compagnia del Piccolo Teatro della Città di Cortona, alla recita della Moglie Ebrea di Bertold Brecht interpretata egregiamente da Susanna Bocci, una giovane donna romana cresciuta come attrice cortonese.
Già negli anni 1991-1994 frequentava il Laboratorio Teatrale del Liceo Classico “Terenzio Mamiani” di Roma fino ad arrivare ai giorni d’oggi con un curriculum degno dei migliori attori teatrali. Leggendolo spicca l’ecletticità della Susanna che interpreta sempre con successo i ruoli più diversi.
Ed è proprio la caratteristica di un bravo attore quella di sapersi calare in personalità diversissime dalle proprie.
Lei sa compiere sempre questa trasformazione. Studia, Studia Tanto.
Ha poi un segreto che solo gli intimi conoscono: un compagno di viaggio d’eccezione il suo babbo Mario Bocci, attore brillante!
Dunque è figlia d’arte e quando casualmente ti trovassi loro ospite i duetti non mancheranno certo, uniche brevi performance di canto o di poesia, piccoli camei irripetibili e spontanei, veri gioielli di recitazione.
Susanna Attrice è figlia di sé stessa, ama questa sua capacità, l’ha cullata da sempre come una creatura, perché quando si pone di fronte al pubblico si sente libera di volare fuori dal suo corpo e percepisce i confini della sua anima.
Ma torniamo a quella performance, l’opera di una delle ventiquattro scene drammatiche, forse la più nota, che compongono Terrore e Miseria del Terzo Reich del famoso drammaturgo. Susanna in quella occasione fu abile nel dosare il suo sentimento interpretativo in un crescendo magistrale, goccia dopo goccia affinché lo spettatore potesse assimilare la totalità della disperazione contenuta nel testo.
Sento ancora sulla pelle quel manto grigio oleoso e denso di dolore che sembra mi impregni ancora l’anima, quell’angoscia che ci terrorizza perché sappiamo che da essa non c’è guarigione.
E’ un lavoro difficile perché la drammatica e profonda scrittura di Brecht si affida unicamente alla impressionabilità dell’attrice. Non ci sono orpelli che possano riempire la scena e alleggerire l’ascolto, solo la sintesi nuda e cruda delle introspezioni della moglie in scena, solo pensieri puri, duri, dolorosi e drammatici.
E’ la storia di una donna che decide di lasciare il marito che, medico tedesco e ariano, si rivelerà durante il suo monologo, un sostenitore delle leggi razziali del 1935, che scatenarono gli orrori del regime nazista.
Dopo aver finito di preparare la valigia, prova il discorso da fare al marito per comunicargli la sua decisione di partire. Dal momento che inizierà a provare i suoi vari monologhi, la sua analisi introspettiva inizierà prendendosi addirittura la colpa “so che non sei un vigliacco, .. non ti metteranno in campo di concentramento ma ti vieteranno l’accesso alla clinica … e allora ti ammalerai … Se me ne vado è per puro egoismo…” ma ogni volta che ricomincerà a rielaborare il discorso sarà in grado di eliminare gli strati di quell’ipocrisia borghese a cui si era sempre adattata e si scontrerà con la sua reale esistenza e l’opera si concluderà con parole durissime contro il regime, contro la società e contro il marito stesso, che in una comoda indifferenza, non farà nulla per proteggerla.
Nei giorni scorsi la Susanna Bocci, con la Moglie Ebrea, era tra le 17 finaliste del premio Nazionale “Valeria Sabel” all’Auditorium ‘Vincenzo Da Massa Carrara’ di Porcari, dove le attrici, individuate attraverso tre tappe eliminatorie, si sono contese il riconoscimento per il miglior monologo al femminile. Il progetto è stato realizzato dai Comitati Regionali F.I.T.A. di Toscana e Umbria e dai Comitati Provinciali F.I.T.A. di Lucca e Terni, con il patrocinio dei Comuni di Porcari, Castel Giorgio e Castel Viscardo, e nasce per valorizzare una forma teatrale essenziale e potentissima: un’attrice sola in scena, chiamata a reggere parola, ritmo ed emozione. Il Premio porta il nome di Valeria Sabel (1928-2009), attrice di teatro, cinema e televisione, legata anche a Castel Giorgio (TR). Istituito come riconoscimento alla sua memoria dal Comune di Castel Giorgio con la collaborazione della F.I.T.A. Umbria, da quest’anno – grazie alla collaborazione con la Toscana – assume dimensione nazionale.
Il livello di bravura delle varie interpretazioni delle altre attrici impegnate in testi comici, tragicomici e puramente drammatici era veramente alto. La fascia di età andava dai 16 ai 77 anni.
Come socia della Compagnia del Piccolo Teatro della Città di Cortona e come donna sono orgogliosa di essere stata rappresentata dalla sua bella persona.
Nell’intervista che mi ha dedicato mi è piaciuta molto una sua considerazione: “ hanno premiato 8 attrici tra cui non c’ero io, è stata comunque una bella esperienza, che consiglio a tutti, in cui si respirava solidarietà invece che competizione”.
Vero classificare i momenti profondi della nostra vita a semplici e banali gare è riduttivo ed indebolisce l’energia sprigionata. Allora auguro a Susanna ed a tutti noi 1.000 di queste intense esperienze.
Brava Susanna e Grazie.
Roberta Ramacciotti www.cortonamore.it®



