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Settembre, 2023

Set 28

2023

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Pianista Fabio AFRUNE

Al Cortona Piano Festival il Pianista Fabio Afrune è stato un esempio di Semplicità ed eccellenza.

In un’estate calda senza alcun refrigerio l’ascolto della musica riesce a trasportare i nostri pensieri sopra le più alte vette ghiacciate, riusciamo a immergerci nella spuma bianca di una mareggiata di Capo Testa in Sardegna od a sorvolare i lunghi e distesi filari colorati di lavanda.

La Musica sa creare una Magia nell’Animo Umano. Spesso è anche Terapia.

Era uno di quei pomeriggi afosi che spogliava Cortona del suo tradizionale fascino perché la pietra serena era ormai rovente e gli alberi chiedevano pietosamente l’acqua.

In una delle Sale del Chiostro di Sant’Agostino si sarebbe eseguito uno dei concerti organizzati dal “CORTONA PIANO FESTIVAL” una manifestazione veramente ben organizzata.

Come mancare?

Il giovane pianista perugino Fabio Afrune si presentava al pubblico della pomeridiana con un gran sorriso spontaneo trattenuto da due guanciotte simpatiche e mi ricordava un mio compagno di classe delle elementari che come arrivava al mattino si sedeva al proprio banco e per prima cosa, si mangiava tutta la merenda del suo cestino.

Ma non mi sono fatta ingannare da tanta bonarietà, perché gli occhi gli brillavano di intelligenza, passione e determinazione. Sono le caratteristiche fondamentali per diventare un grande pianista ed in lui le leggevo chiaramente. L’Intelligenza occorre per comprendere ed elaborare, la passione per amare il sacrificio che viene richiesto per imparare a suonare il pianoforte creando arte e non solo imparando il compito meccanicamente. Occorre quindi tanta determinazione per riuscire a provare 5 ore tutti i giorni della propria esistenza, nessuno escluso.

Nel Maestro Fabio Afrune, già dalle prime note suonate del Carnaval dell’op. 9 di Robert Schumann, si leggeva tutto questo. Provava entusiasmo e lo trasmetteva. Mi avevano colpito la sua naturale bravura per come affrontava il suo concerto e la sensibilità nell’interpretazione del romanticismo musicale di Schumann. Un’opera scritta in Germania prima della 2^ guerra mondiale.

Afrune suonava con un sentimento di semplicità, passi difficili per un pianista, ma questa era Gioia per il suo Pubblico. Mi sono chiesta se sognasse in bianco e nero tanta era la familiarità con la tastiera!

Era un acrobata, ed anche se il concerto era elitario, le persone lo accompagnavano attente nell’ascolto perché la Bella Musica, fa Bene.

Dai pentagrammi ottocenteschi che continuavano attraverso il tempo a infondere profonde emozioni, è poi passato con disinvoltura e sapienza a quelli contemporanei del Maestro Krassimir Taskov (1955) compositore e pianista bulgaro; musicista eccezionale, una vera istituzione nel mondo pianistico e compositivo del nostro tempo, attualmente Presidente del Dipartimento Composizione della Sofia State Academy of Music.

Lo Scherzo”(1975) è il primo brano. E’ una sua opera giovanile di una freschezza e al contempo di una maturità veramente singolare. Lo stesso autore ha scritto anche una composizione appositamente per il Maestro Fabio Afrune, Moving Sands (2021) e sempre a lui l’ha espressamente dedicata, perché Afrune sa muovere le sue abili dita egregiamente e con il suo cuore di musicista dona Ricchezza Musicale. (Prima esecuzione italiana) E’ un brano monumentale di una apparente improvvisazione scritta in una solida struttura.

Complicato da spiegare, ma piacevole da ascoltare.

“Un caleidoscopio di colori ed emozioni contrastanti che si susseguono come fotogrammi. Essi sono appartenenti a stili ed armonie diversi ma, filtrati dall’anima della musica dei Balcani e del folklore Bulgaro, si fondono perfettamente in una unica pellicola”. Queste sono proprio le parole che mi ha scritto il Maestro Afrune per descriverlo e che mi aiutano a spiegare come la raffinatezza musicale di quel pomeriggio riuscisse a far estraniare il pubblico dai brutti pensieri.

Tra una esecuzione e l’altra il pianista presentava e spiegava il pezzo che sarebbe seguito, e questa consuetudine ormai molto diffusa, è sempre molto apprezzata dal pubblico e lui si è rivelato un generoso divulgatore.

E’ un atto di generosità e solo i Grandi capiscono quanto ci si arricchisca a donare.

L’altro compositore contemporaneo, poliedrico e geniale, che gli ha scritto e dedicato una composizione è Emanuele STRACCHI (1990). Si è diplomato con lode in Pianoforte, Composizione, Comp. Musica Applicata e Direzione del repertorio Sacro e Profano. Il Trittico era eseguito per la prima volta in concerto: “SechStudio 2021” studio virtuosistico sulle sestine poi “Il Canto degli Invisibili” 2019 in cui vi è un gioco di armonici, con impiego del pedale tonale e “Senza Sparare sul Pianista” 2021 un ragtime con improvvisazione finale, un brano estremamente ironico e folle che forse rispecchia il carattere del compositore.

I compositori scelgono Fabio Afrune per suonare i loro pezzi perché oltre la sua mirabile tecnica di musicista non cede mai il passo a scontate interpretazioni perché rispetta sempre il sentimento dell’autore.

Riguardo le composizioni d’avanguardia consiglio di non cadere nel banale giudizio che a volte si ascolta in sala tra il pubblico  “tanto se dovessero sbagliare nessuno se ne accorgerebbe…” perché le “note stonate” suonano male in qualsiasi armonia siano scritte e interpretate!

L’appuntamento musicale era stato dunque un’ottima occasione per ascoltare Qualcosa di Nuovo.

Sono testi musicali immaginati anche per colonne sonore di film e lui è un interprete incredibile, il giusto Attore Musicale.

Sembra che abbia imparato prima a suonare il pianoforte che a camminare!

Per lui è sicuramente solo l’inizio di una Brillante Carriera.

Il Maestro Fabio Afrune è anche un ottimo divulgatore musicale e mette amabilmente a proprio agio il suo pubblico che ama la musica, ma che “spesso non se ne intende” e lui è felice di spiegarla perché la ama.

Un Pomeriggio di complessa e sofisticata musica ma decisamente molto, molto attrattiva.

Grazie all’Organizzazione del CORTONA PIANO FESTIVAL.

Roberta Ramacciotti blog www.cortonamore.it®

Set 28

2023

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1523 Muore Luca Signorelli, il Maestro

Il 16 ottobre del 1523 muore il Maestro Luca Signorelli a Cortona e solo un mese dopo il Cardinale Silvio Passerini che governava e dimorava nel Palazzone di Cortona, la sua villa extra urbana, avrebbe diretto anche Firenze per conto di Giulio Medici appena eletto Papa Clemente VII.

Allora ripercorriamo a ritroso alcune tappe storiche e significative della vita del Maestro affinché siano sempre più leggibili le complessità concettuali da lui dipinte.

Il Maestro Luca nel 1482 aveva affrescato nella Cappella Sistina, insieme a Bartolomeo della Gatta, “ Il Testamento di Mosè ” su commissione di Sisto IV: bellezza, matematica geometrica, gusto, eleganza, capacità di narrazione politica e religiosa erano descritti nella regia pittorica dei due maestri.

I soggetti dipinti dal Signorelli sono inferiori numericamente “parlando” rispetto a quelli lavorati dal collega della Gatta ma si distinguono facilmente perché Luca si discosta sempre con decisione e coraggio dalle convenzionali iconografie rinascimentali. Infatti è presente un nudo maschile seduto al centro della composizione con la gamba accavallata con vicino di spalle un altro personaggio in piedi che compie una forte torsione del busto dove, inconfondibilmente, si riconoscono lo stile del Signorelli nel disegnare le gambe i glutei e l’appoggio su di una sola anca. Molti volti e pose delle figure si ripresenteranno da lui dipinte ad Orvieto nella Cappella di San Brizio.

Nel 1527 ebbe inizio il Sacco di Roma ad opera delle truppe imperiali che erano al soldo di Carlo V d’Asburgo composte principalmente dai Lanzichenecchi tedeschi. Erano di prevalente fede protestante, animati da un forte sentimento antipapale, ai quali per altro, era stato negato “lo stipendio” da anni, dunque si presentava una condizione ghiotta per loro per fare bottino.

La Splendente quanto Corrotta Capitale del Papato Cattolico fu devastata e distrutta.

Solo un terzo della popolazione sopravvisse. C’è certezza che nel letto del Tevere sia depositato quella parte del bottino che non fu potuto essere trasportato perché molti degli assalitori morirono di peste insieme ai romani.

Certo il Signorelli non seppe mai di codesta strage perché era già passato a miglior vita quando si compì, ma aveva vissuto, osservato e criticato le cause che avevano alimentato una simile disfatta. Lo testimonia il Tondo Signorelli esposto al MAEC che dipinse fra il 1510/12 dove sono presenti la Madonna con il Bambino con i Santi; Michele raffigurato con la bilancia come pesatore di anime raffigurate con due corpi nudi, un uomo e una donna, destinati uno in Paradiso e l’altro all’Inferno e indovinate a chi è stata destinata la sorte delle fiamme eterne? Alla Femmina Naturalmente! Poi sono rappresentati San Vincenzo e San Marco Evangelista che sorregge il modello della città e Margherita da Cortona senza aureola perché ancora non proclamata Santa, lo sarà nel 1728.

Il tempo scorre velocemente al giorno d’oggi e i 20 anni di quei tempi forse potrebbero corrispondere ad un solo anno di oggi.

Pensiamo allora ad una decina di anni prima della morte del Signorelli quando sempre nella Cappella Sistina Michelangelo Buonarroti aveva completato nel 1512 il suo primo ciclo di affreschi nella volta che era stato commissionato da Papa Giulio II (Della Rovere). In quella stessa sala il giovane Michelangelo studiò l’arte del Signorelli che non si accontentava di disegnare “normali ed eleganti figure”, ma le voleva persino nude. Gli piaceva disegnare da prospettive difficilissime, facce con il cipiglio e tante rughe, sfidava sempre le sue capacità tanto che ritraeva i soggetti di lato, di fronte, di spalle e spesso in piena torsione del dorso tanto che ti aspettavi da un istante all’altro che queste immagini si animassero proprio come una molla una volta appena liberata!

Molti anni dopo venne commissionato al Buonarroti il Giudizio Universale da Papa Clemente VII (Medici) che però morirà prima del compimento dell’opera. Michelangelo studiò per quell’opera Il Giudizio Universale del Signorelli che dipinse per il Duomo di Orvieto nel 1504.

Il Buonarroti consegnerà il suo capolavoro a Papa Paolo III Farnese, tra discordanti e pericolose critiche, quel Papa che convocò poi il Concilio di Trento nel 1545 nel quale fu progettato un profondo restyling della Chiesa di Roma.

Nella storia della vita di un grande maestro come il nostro Luca, esistono tanti “Prima e Dopo” e conoscerli serve per interpretare i suoi quadri che sono enciclopedici.

Non sapere che quando il Signorelli era ancora in vita, nel 1520, Papa Leone X (Medici) scomunicò il teologo tedesco Martin Lutero, un frate agostiniano, perché promuoveva la Riforma Protestante e che ancor prima il 23 maggio 1498 veniva impiccato e poi bruciato sul rogo della Repubblica di Firenze il domenicano Girolamo Savonarola significa non possedere la chiave di decodifica di tutte le sue opere.

Nel mondo Occidentale Oggi la religione cristiana cattolica è osservata con più laicità rispetto ad allora quando invece era molto dispotica e dogmatica. Grazie a Papa Francesco nei suoi Angelus domenicali fa spesso cenno all’Amore Universale, l’unico sentimento profondo compreso da tutte le Donne e gli Uomini sulla Terra perché il Santo Padre non minaccia gli infedeli ma li ama e li comprende.

Luca Signorelli era colto, ricopriva cariche politiche e diplomaticamente sapeva relazionarsi con Papi e Nobili corrotti, crudeli e privi di scrupoli, ma con la sua enorme energia e creatività sapeva affascinarli, tanto che con la sua fantastica furbizia, era capace di ingannarli rappresentando loro una “commedia nella commedia” superando la censura del tempo … lui ci è riuscito ed oggi ci racconta quelle difficili realtà di allora, non sempre potute narrare nei libri, ma che riconosciute nei suoi dipinti sono ora sotto gli occhi di tutti! Roberta Ramacciotti blog www.cortonamore.it®