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Gennaio, 2026

Gen 21

2026

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Susanna BOCCI Una Donna Un’Attrice

Prima o poi ognuno di noi prova nella propria vita l’esperienza del teatro, direttamente recitando oppure semplicemente assistendo ad una piccola opera teatrale ed allora, inevitabilmente, si viene tutti catturati.

Per comprendere l’arte bisogna amarla e l’Umanità Tutta ne ha piena democratica facoltà.

In una serata di qualche tempo fa, ho assistito nel teatrino di via Guelfa della Compagnia del Piccolo Teatro della Città di Cortona, alla recita della Moglie Ebrea di Bertold Brecht interpretata egregiamente da Susanna Bocci, una giovane donna romana cresciuta come attrice cortonese.

Già negli anni 1991-1994 frequentava il Laboratorio Teatrale del Liceo Classico “Terenzio Mamiani”  di Roma fino ad arrivare ai giorni d’oggi con un curriculum degno dei migliori attori teatrali. Leggendolo spicca l’ecletticità della Susanna che interpreta sempre con successo i ruoli più diversi.

Ed è proprio la caratteristica di un bravo attore quella di sapersi calare in personalità diversissime dalle proprie.

Lei sa compiere sempre questa trasformazione. Studia, Studia Tanto.

Ha poi un segreto che solo gli intimi conoscono: un compagno di viaggio d’eccezione il suo babbo Mario Bocci, attore brillante!

Dunque è figlia d’arte e quando casualmente ti trovassi loro ospite i duetti non mancheranno certo, uniche brevi performance di canto o di poesia, piccoli camei irripetibili e spontanei, veri gioielli di recitazione.

Susanna Attrice è figlia di sé stessa, ama questa sua capacità, l’ha cullata da sempre come una creatura, perché quando si pone di fronte al pubblico si sente libera di volare fuori dal suo corpo e percepisce i confini della sua anima.

Ma torniamo a quella performance, l’opera di una delle ventiquattro scene drammatiche, forse la più nota, che compongono Terrore e Miseria del Terzo Reich del famoso drammaturgo. Susanna in quella occasione fu abile nel dosare il suo sentimento interpretativo in un crescendo magistrale, goccia dopo goccia affinché lo spettatore potesse assimilare la totalità della disperazione contenuta nel testo.

Sento ancora sulla pelle quel manto grigio oleoso e denso di dolore che sembra mi impregni ancora l’anima, quell’angoscia che ci terrorizza perché sappiamo che da essa non c’è guarigione.

E’ un lavoro difficile perché la drammatica e profonda scrittura di Brecht si affida unicamente alla impressionabilità dell’attrice. Non ci sono orpelli che possano riempire la scena e alleggerire l’ascolto, solo la sintesi nuda e cruda delle introspezioni della moglie in scena, solo pensieri puri, duri, dolorosi e drammatici.

E’ la storia di una donna che decide di lasciare il marito che, medico tedesco e ariano, si rivelerà durante il suo monologo, un sostenitore delle leggi razziali del 1935, che scatenarono gli orrori del regime nazista.

Dopo aver finito di preparare la valigia, prova il discorso da fare al marito per comunicargli la sua decisione di partire. Dal momento che inizierà a provare i suoi vari monologhi, la sua analisi introspettiva inizierà prendendosi addirittura la colpa “so che non sei un vigliacco, .. non ti metteranno in campo di concentramento ma ti vieteranno l’accesso alla clinica … e allora ti ammalerai … Se me ne vado è per puro egoismo…” ma ogni volta che ricomincerà a rielaborare il discorso sarà in grado di eliminare gli strati di quell’ipocrisia borghese a cui si era sempre adattata e si scontrerà con la sua reale esistenza e l’opera si concluderà con parole durissime contro il regime, contro la società e contro il marito stesso, che in una comoda indifferenza, non farà nulla per proteggerla.

Nei giorni scorsi la Susanna Bocci, con la Moglie Ebrea, era tra le 17 finaliste del premio Nazionale “Valeria Sabel” all’Auditorium ‘Vincenzo Da Massa Carrara’ di Porcari, dove le attrici, individuate attraverso tre tappe eliminatorie, si sono contese il riconoscimento per il miglior monologo al femminile. Il progetto è stato realizzato dai Comitati Regionali F.I.T.A. di Toscana e Umbria e dai Comitati Provinciali F.I.T.A. di Lucca e Terni, con il patrocinio dei Comuni di Porcari, Castel Giorgio e Castel Viscardo, e nasce per valorizzare una forma teatrale essenziale e potentissima: un’attrice sola in scena, chiamata a reggere parola, ritmo ed emozione. Il Premio porta il nome di Valeria Sabel (1928-2009), attrice di teatro, cinema e televisione, legata anche a Castel Giorgio (TR). Istituito come riconoscimento alla sua memoria dal Comune di Castel Giorgio con la collaborazione della F.I.T.A. Umbria, da quest’anno – grazie alla collaborazione con la Toscana – assume dimensione nazionale.

Il livello di bravura delle varie interpretazioni delle altre attrici impegnate in testi comici, tragicomici e puramente drammatici era veramente alto. La fascia di età andava dai 16 ai 77 anni.

Come socia della Compagnia del Piccolo Teatro della Città di Cortona e come donna sono orgogliosa di essere stata rappresentata dalla sua bella persona.

Nell’intervista che mi ha dedicato mi è piaciuta molto una sua considerazione:  “ hanno premiato 8 attrici tra cui non c’ero io, è stata comunque una bella esperienza, che consiglio a tutti, in cui si respirava solidarietà invece che competizione”.

Vero classificare i momenti profondi della nostra vita a semplici e banali gare è riduttivo ed indebolisce l’energia sprigionata. Allora auguro a Susanna ed a tutti noi 1.000 di queste intense esperienze.

Brava Susanna e Grazie.

Roberta Ramacciotti www.cortonamore.it®

Gen 04

2026

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Lo Spreco Umano

Inizio anno 2026 … quale notizia lo differenzia dall’Inizio del 2025?

Poche in verità, perché se scorro le testate dei precedenti Capodanni purtroppo sono ricorrenti le terribili stragi umane causate da incendi devastanti nei locali non idonei, funivie pericolanti, aggressioni barbare, ma quelle che più mi colpiscono sono i bimbi colpiti da armi da fuoco e le persone che per l’eccessiva, forzata, disperata, voglia di allegria si feriscono in modo grave con gli ordigni clandestini nonostante la preventiva e massiccia campagna di informazione che spiega la loro pericolosità.

Certo quest’anno dalla mia “postazione influenzale” la mia fantasia è un po’depressa, sicuramente dolorante, ma ciò non mi ha impedito di riflettere su un avvenimento accaduto proprio la notte di Capodanno. Un ragazzo è stato soccorso all’alba da un’equipe medica ospedaliera per salvargli parte della mano. Non contento per aver perso solo alcune dita, ha firmato le dimissioni per potersi rimmergersi immediatamente nel girone dei bombardini e naturalmente si è rifatto male ripresentandosi in pronto soccorso con gravi ustioni al viso e alla mano.  Forse perderà un occhio.

Ho cercato di fotografare l’ambiente del pronto soccorso in quelle ore, odore di urina, vomito e sangue, disperazione, puzza di zolfo e di alcol, corpi scomposti ricoperti da panni spiegazzati, tanti anziani colpiti dalle polmoniti che dignitosamente attendono il loro turno nella speranza di essere visitati e curati, comprensivi nei confronti di quei pochi dottori e infermieri a lavoro.

Intanto fuori continuano i festeggiamenti, mentre all’interno la sofferenza dei malati viene coperta dalle urla e dal pianto di chi e stato portato via da quell’orgia scoppiettante.

Ma quel ragazzo si dispera perché perderà le dita di una mano per sempre o perché lo hanno portato via dal suo sanguinoso Luna Park?

Non tutti i ventenni sono così capricciosi, incoscienti ed ingrati come quell’essere che urla dietro quel pannello di stoffa, non si rende conto che molti suoi coetanei nati senza dita e senza occhi darebbero tutti i loro beni per poter in un solo giorno della loro esistenza provare a vedere com’è il mondo che li circonda o ad afferrare una mela con le proprie mani ed assaporarne il nettare.

Giovani lo siamo stati tutti e sappiamo anche quanto siamo stati fortunati nei nostri momenti di follia, ma non abbiamo mai perso un minuto per ringraziare quello che “non ci è successo”.

Ma come si può sentire quel medico che ha dovuto lasciare su quella barella incrostata di ruggine lo sguardo di quella persona anziana che gli ha sorriso e già perdonato perché ha capito che la sua priorità sarà il giovane?

Allora dal primo giorno di scuola del Nuovo Anno spero che il nostro Presidente della Repubblica inviti gli insegnanti a raccontare in classe i drammi interiori non solo degli accidentati, ma di chi sarà costretto ad incontrarli, a fare i conti con la prepotenza del dolore non sopportato, mentre non potrà occuparsi di quelle persone gentili che soffrono ma che pazientano perché rispettano il lavoro dei medici e infermieri.

Alcuni di loro se ne andranno silenziosamente.

E in una Italia che non può permettersi sprechi, negli ospedali ci sono persone al lavoro, macchinari sofisticati da mantenere in funzione, bruciamo milioni per Ricostruire l’Incoscienza e l’Ingratitudine, tempo prezioso sottratto da Pazienti Idioti ad altri pazienti che nel loro percorso di vita hanno contratto solo una brutta umana malattia.

Roberta Ramacciotti www.cortonamore.it®